Il 3-0 rifilato allo Schalke 04 non va archiviato come un segno tracciato sulla sabbia, destinato a sparire alla prima onda. Ma nemmeno può trasformarsi in una certezza scolpita nella pietra. Maurizio Sarri, più di chiunque altro, sa che a metà agosto ogni risultato va maneggiato con misura: l'Atalanta ha convinto per quarantacinque minuti pieni, salvo poi allentare la presa nella ripresa. Fisiologico, in una fase in cui il carico di lavoro atletico si sovrappone all'apprendimento di un vocabolario tattico completamente nuovo.
LA CURVA DI CRESCITA - Il dato che conta, semmai, è la progressione. Tra la domenica di Rotterdam contro il Feyenoord e il sabato tedesco si è vista una squadra più aderente ai principi del suo allenatore, segno che le idee stanno mettendo radici giorno dopo giorno. Il tecnico ha trovato terreno fertile e apprezza soprattutto un aspetto: la disponibilità del gruppo ad accettare una rivoluzione che ribalta abitudini consolidate. Servirà pazienza, il cantiere resta lungo, ma i segnali continuano ad arrivare con regolarità.
GAETANO REGISTA - I due reparti da assemblare sono la mediana e la retroguardia. In mezzo al campo il fulcro è ormai Gianluca Gaetano: da lui transitano sempre più palloni, è lui a dettare la cadenza della manovra e a innescare lo sviluppo del gioco. Attorno al regista, però, Sarri lavora con una duplice complicazione: i rientri a scaglioni dei reduci dal Mondiale e la necessità di costruire da zero un interno di centrocampo.
LA TRASFORMAZIONE DI SAMARDŽIĆ - Ed è qui che entra in scena il serbo. Lazar Samardžić in Italia non era mai stato impiegato in quella posizione, eppure il tecnico insiste a schierarlo sul centrodestra. La qualità del suo mancino ne fa di fatto un secondo playmaker, e su questo versante il percorso appare persino agevole. Molto più intricato il capitolo del gioco senza palla, tanto in copertura quanto nei movimenti a supporto della manovra. La cavalcata che ha prodotto il 2-0 in Germania resta però un manifesto potente: spesso il salto è questione di testa più che di gambe. Se Sarri riuscirà a modellare anche quel lato, l'ex Udinese cambierà categoria — e non a caso la sua metamorfosi è il capitolo più intrigante di questa estate nerazzurra.
ÉDERSON, PAŠALIĆ E L'ATTACCO - A completare il reparto ci sono due punti fermi come Éderson e Mario Pašalić, mentre davanti le risposte non mancano: Nikola Krstović ha già messo insieme tre reti e Gianluca Scamacca ha rotto il ghiaccio. Un'alternanza che, gestita bene, può rivelarsi un'arma preziosa lungo tutta la stagione.
DIFESA A QUATTRO, IL CANTIERE - A Zingonia, dove il gruppo riprende oggi il lavoro, l'altro grande tema è il passaggio dalla linea a tre a quella a quattro: una transizione tutt'altro che meccanica – come analizza La Gazzetta dello Sport – che sta però procedendo spedita grazie all'esperienza dell'allenatore e alla capacità dei giocatori di assimilare i nuovi meccanismi. Sulle corsie Davide Zappacosta e Lorenzo Bernasconi partono davanti nelle gerarchie, con Raoul Bellanova e Honest Ahanor provati con insistenza; al centro la coppia di riferimento è quella formata da Giorgio Scalvini e Odilon Kossounou.
MERCATO, IL NODO KRISTENSEN - Il quadro numerico, però, impone riflessioni. La partenza di Berat Djimsiti, ceduto all'Al-Diriyah per tre milioni con un accordo valido fino al 2028, e lo stop di Isak Hien, atteso al rientro non prima di ottobre, spingono la società a valutare un intervento nel pacchetto arretrato. Il nome che stuzzica è quello di Thomas Kristensen dell'Udinese, ma il momento dell'affondo non è ancora arrivato.
Un'estate di costruzione, insomma, con il traguardo ancora lontano. Ma la sensazione è che questa Dea abbia imboccato la strada giusta.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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