L'avvicinamento al vibrante scontro diretto tra l'Atalanta e il Napoli offre a Stefano Colantuono il palcoscenico ideale per esaltare il lavoro di Raffaele Palladino e la dirompente crescita di Rasmus Højlund. Ai microfoni di Radio Tutto Napoli, l'ex allenatore non si è sottratto a una disamina profonda e articolata, scandagliando i segreti della rinascita bergamasca e analizzando con estrema lucidità la grave emergenza infortuni che sta attanagliando la squadra partenopea in questa fase nevralgica del campionato.
LA BATTAGLIA TATTICA - Il menu della New Balance Arena si preannuncia ricco e indecifrabile. Abbandonando l'idea di un copione prestabilito, il tecnico traccia l'identikit di una sfida che vivrà di strappi e pura fisicità. «Assisteremo a una gara dominata dall'intensità, dal pressing asfissiante e dai duelli individuali a tutto campo», ha profetizzato. «In partite di questa caratura non ci si può aggrappare a un unico spartito tattico. La chiave del successo risiederà nella capacità di leggere i momenti, adattarsi istantaneamente alle mosse dell'avversario e rimescolare le carte in tavola. Sarà un confronto scacchistico di altissimo profilo».
L'INCORONAZIONE DEL MISTER - L'analisi si sposta poi sulla panchina orobica, dove la nuova gestione tecnica sta raccogliendo consensi unanimi e risultati pesanti. Le parole spese per l'attuale condottiero nerazzurro sanno di vera e propria investitura formale. «Stiamo parlando di uno dei profili emergenti più intriganti dell'intero panorama calcistico», ha sentenziato senza mezzi termini. «Il suo livello di preparazione è assoluto e i frutti del suo lavoro sono sotto gli occhi di tutti, avendo saputo invertire e migliorare nettamente la rotta della squadra. Ha davanti a sé una carriera luminosa e un futuro garantito».
IL CALVARIO AZZURRO - Spostando il mirino sull'infermeria campana, l'ex mister offre una prospettiva garantista, allontanando le critiche feroci rivolte ai preparatori atletici. La moria di giocatori è il risultato di un mix letale di fattori esterni, non di presunti errori metodologici alla base. «Concentrare tutte le colpe sui carichi di lavoro è un esercizio superficiale e ingeneroso, anche perché lo staff medico e atletico azzurro è di primissima fascia», ha spiegato. «Oggi i calendari sono semplicemente micidiali: si scende in campo in continuazione e il tempo materiale per allenarsi e fare prevenzione è ridotto all'osso. A questo va sommato l'enorme logorio mentale generato dall'obbligo di disputare sempre incontri decisivi».
LO STRAPOTERE DEL DANESE - La chiosa finale è dedicata al gigante del reparto avanzato atalantino, ormai definitivamente consacratosi nell'élite del calcio che conta. «La sua maturazione tecnica e fisica è stata spaventosa», ha sottolineato con aperta ammirazione. «Rappresenta il prototipo perfetto del centravanti moderno: un giocatore completo, in grado di incidere in ogni singola fase della manovra. Attualmente, lo ritengo senza ombra di dubbio uno dei profili più virtuosi e devastanti che si possano ammirare, in Italia come in Europa».
Una lettura da profondo conoscitore delle dinamiche di campo, che infiamma ulteriormente l'attesa per un incrocio destinato a pesare come un macigno sulle ambizioni di alta classifica di entrambe le contendenti.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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