Ci sono compleanni che si festeggiano sul prato verde, tra gli abbracci dei compagni, e altri che costringono a spegnere le candeline con un velo di malinconia. Per Giacomo Raspadori, che oggi taglia il traguardo dei ventisei anni, la torta ha il sapore dolceamaro della riabilitazione. Fermo ai box per un infortunio che lo terrà lontano dalle battaglie sportive per quasi un mese, l'attaccante nerazzurro vive un momento di transizione fondamentale della sua carriera, diviso tra il desiderio di riprendersi in fretta l'Atalanta e la grande rincorsa verso un Mondiale americano ancora tutto da conquistare.
IL DESTINO E LA SLIDING DOOR AZZURRA - Il percorso dell'attaccante emiliano sembra scritto dalla penna di uno sceneggiatore imprevedibile. Basti pensare al suo esordio sul palcoscenico internazionale: senza il rinvio di un anno causato dalla pandemia globale, difficilmente Roberto Mancini avrebbe scommesso su quel giovane debuttante per la spedizione di Euro 2020. Un'intuizione che si trasformò in oro, permettendogli di alzare la coppa da onesto ma preziosissimo rincalzo. Sembrava il preludio a un'epopea da nuovo "Pablito" in vista di Qatar 2022, ma quel sogno svanì rapidamente come una bolla di sapone sotto il cielo del Medio Oriente.
IL RISCATTO DOPO LE OMBRE SPAGNOLE - I cinque anni successivi a quella magica notte londinese sono stati un autentico ottovolante di emozioni. La doppia consacrazione tricolore vissuta all'ombra del Vesuvio con la maglia del Napoli si è poi scontrata con l'amara e complessa parentesi iberica. Alla corte di Diego Simeone, nell'Atletico Madrid, le occasioni per mettersi in mostra sono state ridotte al lumicino. Da qui, la decisione viscerale di ripartire dal progetto tecnico bergamasco, un ambiente ideale per ritrovare quella centralità tecnica e umana smarrita tra i rigidi tatticismi della Liga.
L'ABBRACCIO DEL MONDO NERAZZURRO - L'atterraggio nel pianeta Atalanta è stato soffice e immediato, un colpo di fulmine confermato dallo stesso festeggiato poche settimane fa. «L'inserimento è filato liscio, merito di uno staff preparato, di compagni eccezionali e di una società che mi ha fatto subito sentire al centro del progetto», aveva confessato il numero dieci. Aver ritrovato volti noti nello spogliatoio ha agevolato la transizione, ma è stata soprattutto la filosofia tattica a esaltarlo. «Ci viene chiesta grande duttilità e una continua ricerca degli spazi. Per un attaccante come me, che ama svariare su tutto il fronte offensivo, questo sistema di gioco basato sull'intensità con e senza palla rappresenta l'habitat perfetto per esprimersi al meglio».
LA CORSA CONTRO IL TEMPO - Ora, però, la priorità assoluta è la completa guarigione. L'infortunio patito lo costringerà a una sosta forzata, privando la squadra di una pedina fondamentale nel momento clou della stagione. Un periodo di riposo che dovrà sfruttare per ricaricare le batterie in vista dell'incandescente rush finale. All'orizzonte, infatti, non ci sono solo i traguardi del club orobico, ma anche lo scoglio dei temibili playoff mondiali di marzo, dove l'Italia incrocerà prima l'Irlanda del Nord e poi l'eventuale vincente della sfida tra Bosnia e Galles.
A ventisei anni, l'età della piena maturità calcistica, il ragazzo di Bentivoglio ha già vissuto tre carriere in una. Spegnere queste candeline lontano dal prato verde è solo un piccolo incidente di percorso: il vero regalo lo attende al rientro, quando dovrà dimostrare che il capitolo più bello della sua favola calcistica deve ancora essere scritto.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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