Il destino di Daniel Maldini si gioca sull'asse Roma-Bergamo, sospeso tra un talento ancora inespresso e la feroce necessità di incidere sui tabellini. L'ex fantasista dell'Atalanta Daniel Maldini, trasferitosi alla Lazio nella recente finestra di mercato invernale, si trova davanti al bivio più importante della sua giovane carriera. Non basta più essere un prezioso jolly tattico: per convincere Maurizio Sarri e garantirsi la permanenza in biancoceleste, l'attaccante deve urgentemente scrollarsi di dosso l'etichetta di eterna promessa e trovare quel feeling con il gol finora clamorosamente smarrito.
IL CAMALEONTE DI SARRI - Da quando è approdato a Formello, il giocatore è stato letteralmente plasmato dalle idee del tecnico toscano, che lo ha trasformato in un autentico coltellino svizzero del reparto avanzato. L'abbiamo visto agire da falso nove puro (preferito persino a Pedro e Noslin per sopperire al forfait di Zaccagni), per poi allargarsi sulla corsia laterale per fare spazio alla fisicità di Ratkov, fino ad accentrarsi nuovamente sulla linea dei trequartisti, la sua mattonella ideale, in concomitanza con l'ingresso di Cancellieri. Una duttilità estrema messa in mostra proprio nel recente incrocio dell'Olimpico contro i suoi ex compagni nerazzurri. L'allenatore lo studia, lo modella e gli concede una fiducia totale, impiegandolo dal primo minuto in tutte e quattro le uscite capitoline, ma ora pretende un salto di qualità in fase realizzativa.
IL TABÙ DELLE RETI - La nota dolente, infatti, è rappresentata da un bilancio offensivo drammaticamente sterile. In quindici apparizioni stagionali complessive (undici collezionate con la maglia della Dea e quattro con l'aquila sul petto), il suo score realizzativo è ancora inchiodato a quota zero. Ad addolcire un bollettino altrimenti insufficiente ci sono solo due assistenze: il pallone rubato in pressing a Locatelli e consegnato a Pedro nella sfida di Torino, e il precedente tracciante servito a De Roon lo scorso 3 dicembre, durante l'ottavo di finale di Coppa Italia tra i bergamaschi e il Genoa. Una miseria statistica inaccettabile per chi ambisce a diventare il baricentro dell'attacco di una big del nostro campionato.
IL PESO DEL RISCATTO - I prossimi tre mesi assumeranno i contorni di un vero e proprio esame di maturità. Sulla testa del trequartista pende un diritto di riscatto fissato a ben quattordici milioni di euro. Claudio Lotito e Angelo Fabiani, che lo corteggiavano da oltre un anno prima di affondare il colpo a gennaio, credono ciecamente nelle sue potenzialità, ma si aspettano segnali tangibili per staccare un assegno di tale portata. Il calendario offre un'occasione d'oro: trascinare la squadra in campionato e, soprattutto, tentare l'assalto alla Coppa Italia, dove il destino gli ha riservato proprio il doppio, infuocato confronto in semifinale contro l'undici di Gian Piero Gasperini.
DALLE PAROLE AL CAMPO - Il giorno della sua presentazione romana, il ragazzo non si era nascosto dietro un dito: «Questa è la piazza ideale per compiere il definitivo salto di qualità», aveva dichiarato con fermezza ai cronisti. Fino a questo momento le parole sono state supportate solo da una ritrovata continuità d'impiego, ma la stima dell'ambiente non può bastare in eterno. Ora serve l'upgrade decisivo: trasformare l'eleganza dei movimenti in una feroce concretezza sotto porta.
Essere l'ingranaggio che fa girare la squadra è un merito, ma nel calcio dei grandi chi indossa i panni del trequartista ha l'obbligo di infiammare la rete. Maldini ha cento giorni per dimostrare di valere quattordici milioni, o il treno dell'alta classifica rischierà di passargli davanti per l'ennesima volta.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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