Il legame viscerale tra Pierpaolo Marino e l'Atalanta va ben oltre le fredde statistiche del suo mandato dirigenziale, snodatosi con successo tra il 2011 e il 2015. L'ex direttore tecnico e generale ha scelto di riaprire il cassetto dei ricordi e analizzare la stretta attualità nerazzurra, regalando riflessioni profonde che spaziano dalle vecchie battaglie nel fango alle recentissime e turbolente dinamiche di mercato e panchina vissute all'ombra delle Mura Venete.
LA LEZIONE MORALE - Intervistato in esclusiva sulle frequenze di Tuttomercatoweb, il dirigente parte dall'argomento più spinoso dell'ultima sessione di trattative, applaudendo a scena aperta la gestione della famiglia Percassi in merito all'addio di Lookman. «La dirigenza ha dimostrato una fermezza esemplare, impartendo una vera e propria lezione etica a tutto il sistema calcistico», ha sentenziato. «Nessuna società dovrebbe mai genuflettersi di fronte alle bizze dei propri tesserati, specialmente verso chi è stato accolto e trascinato fino alla conquista dell'Europa. È stata una magnifica prova di solidità aziendale».
LA RINASCITA DOPO IL BUIO - Spostando il focus sulle dinamiche del rettangolo verde, l'analisi si concentra sul delicato passaggio di consegne tecnico avvenuto di recente. Il ricordo della disastrosa trasferta contro l'Udinese, vissuta in tribuna proprio accanto alla proprietà, è ancora vivido: «La situazione precipitata sotto la guida di Juric aveva generato una classifica semplicemente inaccettabile per gli attuali valori del club». Fortunatamente, il nuovo corso ha saputo raddrizzare la barra del timone. «L'attuale allenatore ha avuto l'immenso merito di ripristinare i sani concetti gasperiniani, spingendo il gruppo a gettare il cuore oltre l'ostacolo per ritrovarsi. Se continuano su questa strada, in campionato possono davvero compiere un piccolo miracolo sportivo».
IL FANGO E L'EMPATIA - Ma è scavando nel passato che le parole si caricano di vibrante nostalgia. L'idillio con la piazza bergamasca nacque in un pomeriggio di tregenda, durante una sfida interna contro il Palermo che rischiava la sospensione per un violento nubifragio. «Scesi personalmente in campo per aiutare i giardinieri a drenare il prato sotto il diluvio. Riuscimmo a far riprendere il gioco e conquistammo la vittoria», ha rievocato con fierezza. «In quell'esatto istante è scattata una scintilla definitiva: c'è stata una grandissima empatia e mi sono riconosciuto totalmente negli immensi valori morali di questa gente».
IL CARRO ARMATO E IL RISPETTO - L'apoteosi del sentimento popolare si materializzò in una notte surreale, organizzata per celebrare l'acquisto del bomber German Denis. «I meravigliosi sostenitori della curva ci fecero trovare un autentico carro armato su cui salimmo tutti insieme, circondati dall'entusiasmo di ventimila anime. Un'immagine che porterò scolpita nel cuore per l'eternità», ha confessato. Un rispetto così profondo da superare anche le logiche di fazione: «Anni dopo, tornando a Bergamo nelle vesti di avversario, fui accolto da uno striscione carico d'affetto e non potei fare a meno di andare personalmente sotto il loro settore per salutarli».
Le traiettorie professionali possono allontanare le persone, ma le radici piantate con sudore e passione restano ancorate in profondità. La testimonianza dell'esperto dirigente conferma come certi legami sfuggano alle fredde logiche del calcio moderno, rimanendo un patrimonio inestimabile per la storia di una città.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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