Sei punti dall'Inter capolista ma un tabù. Vietato parlare di Scudetto, c'est vrai, è l'input che la Juventus ha dato nelle pubbliche stanze della Continassa. Perché ora c'è l'Atalanta e dietro arremba la Lazio. Un posto tra le prime quattro, mantenere un posto Champions e consolidare lo status nell'Europa che conta come conditio sine qua non, per evitare parole come fallimento e Caporetto. Che nella rincorsa alla Coppa dalle grandi orecchie in stagione sono state (pure giustamente) utilizzate e figuriamoci dopo la scoppola nella coppa italia, minuscola per incassi ma Coppa Italia che sarebbe da mettere tutta in grassetto e maiuscolo per la gloria che vorrebbero raggiungere Bologna ed Empoli.
Sei punti dall'Inter, e via discorrendo, intanto la Juventus ha dato un'impronta di quel che vuol fare in futuro. Questo è l'anno zero sicché gli inciampi e pure gli errori non sono mancati. Partiamo dalla gestione di Thiago Motta. Dovrà smussare gli angoli e correggere il tiro, sentirlo e vederlo così egoriferito, con la testa da grande calciatore piuttosto che da apprendista grande tecnico, non giova a lui e allo spogliatoio. A Torino le voci su ben più di un giocatore sovraccarico del mottismo ci sono e paiono confermate. La gestione dei leader di personalità avuta finora non è quella da allenatore da grande squadra, semmai lo sono la visione e le idee tattiche, ma da sole non bastano perché questa Juventus è una montagna russa che ha bisogno d'essere guidata con più equilibrio. E siccome la società lo ha scelto, voluto, confermato e ribadito, allora sta a lui dimostrare di guadagnarsela e meritarla fino all'ultima curva della rincorsa al sogno che sarà.
E allora servono delle basi solide e la Juventus ha già pronti i capisaldi da cui ripartire. E quelli da far partire. Rapidamente: tra i pali ci son certezze, Michele Di Gregorio e Mattia Perin. Difesa: tornerà un titolarissimo come Gleison Bremer, con lui Federico Gatti, poi dopo poche presenze sarà riscattato anche Lloyd Kelly e vedremo se sarà un perno anche del progetto che verrà. Renato Veiga è stato una bella occasione di gennaio e così resterà a meno che non si trasformi in un affare pure estivo, ma di giocatori come lui i bianconeri hanno già Juan Cabal e aspettano il suo ritorno. Poi verrà riscattato Pierre Kalulu dal Milan, centrale, terzino destro, giocatore completo e importante nel progetto. Resterà Nicolò Savona, magari partirà Andrea Cambiaso e il grande investimento verrà fatto per il terzino sinistro, anche perché sulla destra c'è pure Alberto Costa come alternativa, mentre Jonas Rouhi potrebbe andar via come potenziale plusvalenza. Centrocampisti: Khephren Thuram e Manuel Locatelli saranno i perni del centrocampo al fianco del quale arriverà un top player, perché Douglas Luiz finirà sul mercato e c'è da capire anche che ne sarà di Weston McKennie. Sulla trequarti è stata così alta la spesa per Teun Koopmeiners che deve essere ripagata dalle prestazioni in bianconero. Dubbi sul futuro di Nico Gonzalez, deve alzare i giri per meritare il bianconero, e occhio a Kenan Yildiz: entourage (famiglia, per adesso), al lavoro, non è da escludere un multimilionario addio. Verrà riscattato (previo accordo) Francisco Conceicao dal Porto, con un'ottima offerta può partire per far cassa Samuel Mbangula e lo stesso vale (ma Motta vorrebbe confermarlo) per Timothy Weah. Insomma: dopo un grande centrocampista, caccia anche a un grande esterno d'attacco e poi... La punta. Dusan Vlahovic partirà, per Randal Kolo Muani serve l'intesa col PSG (tutte le parti vogliono trovarla) e arriverà anche un altro giocatore nel reparto. Servono dei nuovi perni ma ce ne sono molti. Chiaro. Con la Champions sarà una storia, senza un altro. E con lo Sc...
Autore: Red. TuttoAtalanta.com
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