Daniel Bird arriva da Kingston-upon-Hull, nel profondo nord dell’Inghilterra. Non ha una sola goccia di sangue orobico, eppure condivide un amore viscerale per l’Atalanta. Un legame nato quasi per caso, grazie a un documentario su YouTube, e diventato negli anni una colonna portante della sua identità. Daniel segue la Dea ovunque, dall’Europa al campionato, colleziona maglie rare, stringe amicizie oltremanica e vive il tifo con una dedizione assoluta. Una passione che sabato scorso lo ha spinto fino a Napoli: era uno dei soli nove tifosi nerazzurri nel settore ospiti. È tornato a casa con l’amaro in bocca, non per il risultato, ma per quel mancato saluto della squadra a fine gara: un gesto di riconoscenza negato che, per chi macina migliaia di chilometri, brucia più di ogni sconfitta.
Un inglese senza origini bergamasche che sceglie l’Atalanta: perché?
«Mi chiedono spesso il motivo e ormai la mia risposta è semplice: “Perché no?” - confida, in esclusiva, ai microfoni di TuttoAtalanta.com -. Ci sono persone che sentono di appartenere naturalmente a una squadra; ecco, io mi sento così con l’Atalanta. È una connessione istintiva».
Qual è stata la scintilla che ha acceso questa passione?
«Tutto è nato grazie a un documentario del canale Copa90 su YouTube, dedicato al derby tra Atalanta e Brescia. Mi ha colpito subito. Ho sempre ammirato le squadre capaci di andare oltre i propri limiti e che valorizzano i talenti cresciuti nel proprio
vivaio».
Vivi questo tifo in solitaria o hai dei compagni di viaggio?
«Qui a Hull non condivido la passione con nessuno, sono l'unico. Tuttavia, grazie al mio percorso da tifoso, ho costruito una rete di contatti e ho conosciuto altri sostenitori nerazzurri sparsi tra Inghilterra, Scozia e Irlanda».
Ricordi la tua prima volta al Gewiss Stadium, ora New Balance Arena?
«Certo che sì. Era il novembre 2022, sfida contro l’Inter. Perdemmo 3-2 dopo essere passati in vantaggio con un rigore di Lookman. Fu una follia: presi il volo per Bergamo la mattina stessa della partita e tornai a casa la sera. Un'emozione indimenticabile».
E l'ultima volta che ti abbiamo visto a Bergamo?
«La mia visita più recente risale alla prima partita di questa stagione, quella contro il Pisa».
Qual è il tuo bilancio personale dal vivo?
«Ho visto l’Atalanta allo stadio 18 volte. Il bilancio è di 6 vittorie, 2 pareggi e 10 sconfitte».
C'eri anche nella storica notte di Anfield, il 3-0 al Liverpool?
«Sì, ero presente anche a Liverpool. Riuscii a ottenere un biglietto solo grazie alla gentilezza di un tifoso atalantino, Matteo Gelmi. Da quel giorno siamo rimasti amici».
C'è una trasferta che ti è rimasta particolarmente nel cuore?
«Quella che ricordo con più affetto è la mia prima in assoluto, nella stagione 2022/23: il ritorno in campionato contro l’Inter a San Siro, nel mese di maggio. Arrivai con alcuni amici dal Regno Unito indossando maglie vintage dell’Atalanta; superati i controlli, venimmo subito avvicinati da diversi tifosi bergamaschi, incuriositi dalle nostre divise retrò. È stato il momento esatto in cui mi sono sentito davvero "a casa". Oggi, prima di ogni trasferta, scrivo sempre agli amici di Bergamo e a quelli nel Regno Unito per sapere chi ci sarà».
Sabato scorso eri al Maradona, uno dei nove presenti nel settore ospiti. Fa più male il risultato o il mancato saluto della squadra?
«Decisamente il mancato saluto. Il risultato per me non conta, andrei ovunque per l’Atalanta. Ho assistito alla sconfitta per 4-0 contro il Colonia ad agosto e a quella per 3-0 col St. Pauli la scorsa stagione senza battere ciglio. Amo la maglia e la sostengo a prescindere. Ma quando viaggi attraverso l'Europa e i giocatori non vengono nemmeno a ringraziarti sotto la curva, fa male. Mi ha ferito».
Hai una collezione di maglie impressionante. Quali sono i pezzi più pregiati?
«Colleziono maglie dal 2021, ne ho più di 100 e ne vado molto fiero. La maggior parte sono match worn (indossate in partita), acquistate tramite aste o altri collezionisti. La prima è stata quella di Gosens. Tra le più speciali c'è quella indossata da Lookman nella mia prima gara a Bergamo, quella di De Roon della mia prima trasferta a Newcastle e quella del Papu contro lo Shakhtar nella nostra prima Champions. Ho anche quella di Ilicic contro l’Udinese e quella di Zapata nella vittoria per 2-0 a Liverpool. Ma il gioiello è una maglia della finale di Europa League firmata da tutta la rosa. Il mio obiettivo è avere le maglie delle partite a cui ho assistito: per ora sono a quota 6 su 18. Una curiosità? Sono andato fino a Maribor apposta per incontrare Ilicic e farmi autografare la sua maglia».
Come viene percepita oggi l'Atalanta nel Regno Unito?
«Qui l’Atalanta è ancora relativamente poco conosciuta. Certo, dopo il trionfo in Europa League se ne parla di più, ma quando mostro i miei tatuaggi o racconto la mia fede, molti ancora non sanno davvero di cosa stia parlando».
Chi è il tuo idolo di sempre e chi apprezzi di più oggi?
«Scegliere il preferito di sempre è difficilissimo. Ne metto quattro sullo stesso piano: Muriel, Gomez, Ilicic e Zapata. Il mio preferito nella rosa attuale, invece, è Isak Hien».
Ti aspettavi un avvio di stagione così complesso?
«Sapevo che sarebbe stato difficile, perché Gasperini e il suo sistema erano ormai il DNA dell’Atalanta da tantissimo tempo. Tuttavia, non mi aspettavo così tanti pareggi e una tale fatica a segnare».
La vittoria in Champions contro l’Eintracht può essere la svolta?
«Ho visto la partita, anche se ho perso i primi 20 minuti. Mi è sembrata una squadra completamente diversa rispetto a quella vista a Napoli: molto più organizzata e propositiva. Se riusciamo a costruire su questa prestazione, potrebbe essere davvero il punto di svolta. La rosa ha il potenziale per la zona Champions, ma serve ritrovare ritmo e continuità. Detto questo, oggi sarei felice anche di un piazzamento in Conference League».
Quando ti rivedremo sui gradoni?
«Il prossimo appuntamento potrebbe essere la sfida casalinga contro l’Inter, il 28 dicembre. Poi sarò a Bruxelles per la Champions League contro l’Union Saint-Gilloise».
Hai stretto legami in città?
«Negli anni ho costruito tantissime amicizie a Bergamo. Ormai è difficile riuscire a salutare tutti ogni volta che torno, ma cerco di mantenere i contatti il più possibile».
Un pronostico per Atalanta-Fiorentina?
«Sarà dura, entrambe le squadre stanno vivendo un momento complicato. Spero in una vittoria della Dea».
La storia di Daniel è quella di un tifoso che ha scelto l’Atalanta per vocazione e non per geografia. Ha visto sconfitte pesanti e stadi lontani, ma non ha mai smesso di esserci. E nemmeno di crederci. Nonostante l'amarezza di Napoli, Daniel guarda avanti con ottimismo, intravedendo nella gestione Palladino e nella vittoria in Champions spiragli di crescita. La sua prossima fermata è già segnata sul calendario: 28 dicembre, Bergamo–Inter. Perché per lui l’Atalanta è casa, anche se quella casa dista più di mille chilometri.
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