Giovane, appassionato e già molto attivo nel panorama calcistico locale, Andrea Ghidotti collabora con realtà come SeiLaTV, Pianeta Atalanta e Bergamo & Sport, oltre a essere impegnato con il CSI ed essere l’addetto stampa della Real Calepina. Una voce attenta e competente sul mondo nerazzurro, capace di leggere presente e prospettive dell’Atalanta con uno sguardo fresco, ma già molto consapevole.
LA CRESCITA E PALLADINO
Andrea, ripensare dov'era prima l’Atalanta e guardarla adesso fa un po' effetto?
«Fa sicuramente un certo effetto – confida in esclusiva ai microfoni di TuttoAtalanta.com –. Anche perché sono cresciuto guardando l’Atalanta in Serie A e, negli ambienti comuni - dallo spogliatoio di calcio alla scuola, fino alle prime uscite - gli atalantini venivano un po’ presi di mira, visti i risultati altalenanti della squadra. Vederla adesso in Champions League e, comunque, stabilmente in competizioni europee e sempre consolidata nelle prime posizioni della Serie A ormai da quasi dieci anni, fa davvero piacere. È un periodo lungo in cui l’Atalanta si mantiene a questi livelli e questo continua a fare un effetto particolare. La crescita del Club è stata impressionante. Oggi c’è anche chi considera un fallimento arrivare sesti in classifica e questo rende l’idea di quanto sia diventata grande l’Atalanta in questi anni».
Tutto merito di Palladino? Dove finiscono i suoi meriti e iniziano quelli della squadra?
«Un grande riconoscimento va alla squadra per la reazione dimostrata. Poi, sicuramente, anche il mister ha dei meriti: è un erede di Gasperini che, andandosene dopo 9 anni, ha lasciato una patata bollente nelle mani di Juric prima e di Palladino poi che, però, anche essendo un tecnico più giovane, sembra sia riuscito a creare un rapporto umano più forte con la squadra rispetto al suo predecessore. Questo ha consentito ai ragazzi di sentirsi tutti al centro del progetto. La dimostrazione si è vista anche nell’ultima partita con la Cremonese. Samardzic, partito titolare dal primo minuto, pur provenendo dalle rotazioni e avendo avuto meno impatto nelle gerarchie, ha disputato un’ottima gara, soprattutto nella prima mezz’ora, sfiorando anche il gol con una traversa. Non era scontato, considerando che è entrato praticamente a freddo dopo l’infortunio di un compagno nel riscaldamento. Secondo me Palladino sta svolgendo un lavoro fantastico soprattutto dal punto di vista umano e di gestione del gruppo. Dal punto di vista tecnico-tattico, invece, non vedo differenze marcate rispetto al gioco già proposto dall’Atalanta negli ultimi anni. Più che per l’aspetto tecnico, quindi, mi sento di dargli grande merito per aver rivitalizzato il gruppo e per la capacità di mantenere tutti coinvolti nel progetto».
Atalanta che è ancora in lotta su tutti i fronti: ha le risorse fisiche e mentali per affrontare tutte tre le competizioni?
«Secondo me, quella di quest’anno è probabilmente la rosa più completa della storia dell’Atalanta. Non dico la più affascinante, perché per quella bisognerebbe tornare indietro alla stagione 2019-2020, ai tempi del tridente Ilicic-Gomez-Zapata, però oggi ci sono molte più alternative. Le cosiddette seconde linee sono giocatori di grande qualità e talento, molti dei quali giovani e interessanti. Anche un reparto molto criticato come la difesa, in realtà, conta sei elementi effettivi: qualcuno è magari altalenante, ma la rosa permette rotazioni continue e affidabili e in caso di assenze, anche improvvise, com’è successo lunedì sera, le soluzioni non mancano. Krstovic è un ottimo attaccante. A inizio stagione, quando era stato chiamato a sostituire Scamacca, forse non era ancora pronto per interfacciarsi da titolare in una realtà come l’Atalanta. Adesso però sta ingranando. Sembra entrato nei meccanismi della squadra ed è stato l’uomo del mese di gennaio. Che dire, poi, di Pasalic, che riesce sempre a cavarsela in ogni ruolo appena viene chiamato in causa. Sempre silenzioso, mai una parola fuori luogo. E Sulemana è letteralmente una freccia sulla sinistra: deve migliorare qualcosa in fase di finalizzazione e di lucidità, ma parliamo comunque di ricambi importanti. Sono giocatori di valore che, secondo me, potrebbero tranquillamente essere titolari in una squadra come l’Atalanta che punta a una posizione di alta classifica».
OBIETTIVI E MERCATO
Passaggio di turno in Champions, qualificazione europea in campionato o vittoria della Coppa Italia: tu su cosa scommetteresti?
«Io proverei a giocarmela su tutti i fronti. In campionato l’obiettivo è la qualificazione europea. Forse per la Champions League è complicato, perché il distacco dalle prime quattro è importante. Però, secondo me, l’Atalanta può tranquillamente qualificarsi in Europa League anche tramite il campionato. Io, però, firmerei per la Coppa Italia, anche perché nella storia più recente abbiamo perso due finali e questa potrebbe essere la volta buona. Credo che l’Atalanta meriti di coronare al meglio una stagione iniziata con qualche malumore e con diverse difficoltà, dal mio punto di vista anche legate a tanta sfortuna. Chiuderla con un trofeo sarebbe il modo migliore e chissà che non possa essere proprio quella Coppa Italia che s’insegue da tanto tempo».
Credi che in campionato l’Atalanta possa ancora puntare alla Champions?
«L’Atalanta può puntare in alto, ma non dipende solo dai suoi risultati. Per ambire alla Champions dovrebbe sperare che una tra Juventus e Napoli lasci qualche punto per strada: sono le due che vedo più in difficoltà rispetto a Inter e Milan. L’Inter per me è la squadra più forte della Serie A. Il Milan invece ha un maestro in panchina, uno che sa come portare a casa punti anche in partite complicate. Diverso il discorso per il Napoli, che vedo più altalenante: non mi sembra una squadra imbattibile, così come la Juventus. Anche se, a mio avviso, i bianconeri hanno ancora qualcosina in più rispetto ai partenopei ora che sembrano aver trovato leggermente la quadra».
Dentro Raspadori e fuori Lookman: l’Atalanta ci ha guadagnato?
«In termini di qualità, secondo me l’Atalanta ci ha perso. Però, considerando la situazione generale, credo ci abbia guadagnato, anche soltanto con la cessione di Lookman, indipendentemente dall’arrivo o meno di Raspadori. Nei primi sei mesi non è stato brillantissimo e, visto anche quanto successo in estate, non era più utile alla causa e non voleva esserlo. Pensava solo a mettersi in mostra per trovare una nuova sistemazione, quindi per il Club è stato meglio lasciarlo andare. Per quel che riguarda Raspadori, invece, io l’ho sempre visto più come un ottimo jolly subentrante che come titolare: può giocare come falso nueve, trequartista o esterno a destra e a sinistra e persino come prima punta adattata se necessario. Rappresenta un valore aggiunto, capace di creare scompiglio entrando nel finale delle partite. Tecnicamente, Raspadori può avere qualche limite rispetto al nigeriano, ma compensa con un’incisività che non si vedeva dai tempi di Muriel sebbene, per ora, sia ancora inferiore al colombiano».
C’è un giocatore che ti ha sorpreso positivamente?
«Ahanor. Non avrei mai pensato che un ragazzo di 17 anni, anche se arrivato in estate per una cifra importante, 20 milioni, potesse avere subito un impatto così importante. Si vede spesso anche a palla lontana che non si tira mai indietro. Si è trovato a fare i conti con diversi giocatori, come Immobile o Guendouzi, che è un gran provocatore sul terreno di gioco, e nel confronto diretto è riuscito a tenere testa, anche psicologicamente, a questi “mostri sacri” della Serie A, che giocano a livelli altissimi da oltre dieci anni. Considerando che lui è quasi un debuttante - solo 6 presenze col Genoa nella scorsa stagione - il suo impatto è stato incredibile, non solo a livello atletico e tecnico, ma soprattutto mentale. Un’altra scoperta della stagione, a mio avviso, è Zaleski, anche se non avevo molti dubbi. Come esterno d’attacco, più che come quinto laterale come veniva inizialmente impiegato, è un giocatore straordinario. Rapido, baricentro basso e difficile da spostare, è imprevedibile ed è dotato di una tecnica strepitosa. Secondo me, sono le vere scoperte di questa stagione».
L'Atalanta più bella e più brutta che hai visto quest'anno?
«Probabilmente la più brutta è stata quella contro l’Udinese, a Udine, ma anche quella con l’Hellas Verona e il Genoa, con cui abbiamo sofferto tantissimo. Belle prestazioni, invece, ce ne sono state diverse, anche nel periodo di Juric. La migliore, secondo me, però, è stata quella contro il Marsiglia, per il livello di gioco espresso, l’attenzione, la lucidità in determinate situazioni e l’importanza della posta in palio».
IL TOUR DE FORCE: LAZIO E DORTMUND
Cinque partite in 15 giorni. Si parte con la Lazio. Che partita ti aspetti?
«La sfida contro la Lazio è sempre difficile. L’Atalanta, al momento, si trova 6 punti sopra i biancocelesti, che in caso di vittoria salirebbero a nove, con un grande vantaggio per i nerazzurri nella corsa all’Europa. La Lazio, quindi, punterà soprattutto su attenzione e tensione. L’avevamo già visto nella sfida d’andata, quando nel secondo tempo l’Atalanta aveva schiacciato la squadra biancoceleste e loro avevano cercato di creare più tensione possibile. Sarà importante gestire gli episodi, perché nel calcio moderno, soprattutto negli ultimi due anni, la maggior parte dei gol nascono da episodi o da errori di distrazione più che da qualità offensive. Sarà una partita dai nervi tesi, dove l’attenzione sarà fondamentale per arginare eventuali contropiedi della Lazio. Io mi aspetto un’Atalanta più propositiva, all’attacco, e una Lazio leggermente più attendista, che cercherà di rischiare il meno possibile per evitare di essere colpita in ripartenza».
Sulla carta, a livello di rosa, c’è una squadra superiore all’altra?
«Sulla carta, la rosa dell’Atalanta è molto più completa e profonda di quella della Lazio. I ricambi sono di qualità e numerosi e quindi, secondo me, oggi l’Atalanta è superiore alla Lazio».
A questo punto del campionato lo consideri uno scontro diretto determinante per l’Europa? Nel caso, sia per l’Atalanta che per la Lazio?
«Sarà uno scontro importante per l’Europa. Se l’Atalanta riuscisse ad ampliare il gap, non sarebbe matematicamente in Europa League, ma farebbe un passo davvero importante verso la qualificazione. Se invece la Lazio vincesse, il distacco passerebbe da 6 a 3 punti e riaccenderebbe le speranze della Lazio».
Daniel Maldini a Roma sembra un altro giocatore rispetto a quello che avevamo visto a Bergamo.
«Daniel Maldini resta una bella incognita. A Bergamo non ha inciso molto e ha mostrato di avere qualità solo in poche occasioni. Molti, tra atleti e allenatori, sostengono che abbia grandi potenzialità e che avrebbe solo bisogno di trovare una piazza che gli dia fiducia, dove possa rendersi protagonista. Purtroppo a Bergamo spesso ha anche sciupato occasioni importanti e la sua esperienza con l’Atalanta è stata tutto fuorché positiva».
Lazio che l’Atalanta dovrà affrontare anche nella semifinale di Coppa Italia. Avresti preferito il Bologna?
«Non avevo preferenze tra Lazio e Bologna. Credo che, indipendentemente dall’avversario, ogni partita vada affrontata a viso aperto. Secondo me, l’Atalanta deve concentrarsi su sé stessa e se tutti i giocatori esprimono al meglio il gioco e i meccanismi di Palladino, che conoscono perfettamente, non deve temere nessuno. L’ha dimostrato battendo i campioni del mondo del Chelsea. I problemi dell’Atalanta nascono quando cala l’attenzione anche per pochi minuti, com’è successo con l’Athletic o squadre contro cui l’Atalanta non ha giocato per 90 minuti. Vedi l’Union Saint-Gilloise. Il problema non sono gli avversari, ma sé stessa».
E poi, prima e dopo il Napoli, il doppio appuntamento in Champions, con un sorteggio che non ha favorito i nerazzurri che, però, giocheranno il ritorno a Bergamo.
«Il ritorno a Bergamo è sicuramente un punto a favore nel doppio confronto col Borussia Dortmund. Voglio ricordare un aneddoto: nella sua prima stagione in Europa League, l’Atalanta si era qualificata prima nel girone e aveva affrontato ai sedicesimi il Borussia Dortmund, che scendeva dalla Champions. Un sorteggio senza un grande criterio logico, che poi è stato cambiato dalla stagione successiva. Stavolta l’Atalanta non è stata favorita, ma deve fare anche un mea culpa perché la qualificazione diretta agli ottavi era alla sua portata. Dal mio punto di vista è anche bello affrontare il Borussia Dortmund: ricorda un po’ il passato e, a livello tecnico, preferisco vedere una partita affascinante, anche per riscattarci dei precedenti, e più aperta tra Atalanta e Dortmund piuttosto che una più chiusa contro l’Olympiacos. Nelle partite aperte, l’Atalanta riesce a creare più occasioni. Le squadre più difensive e attendiste, invece, sono quelle che mettono maggiormente in difficoltà i bergamaschi».
Tutti impegni che l’Atalanta dovrà affrontare senza uno dei suoi uomini chiave. Quanto pesa l’assenza di De Ketelaere?
«È un’assenza pesante. De Ketelaere è un valore aggiunto per l’Atalanta e l’infortunio capita proprio mentre i nerazzurri sono impegnati in un tour de force. Al contrario, può essere l’occasione giusta per Samardzic di dimostrare le proprie qualità, così come per quei giocatori che non hanno ancora avuto la possibilità di esprimersi al meglio. L’augurio è che si riprenda presto, anche in ottica Mondiali, perché sarà un’esperienza che gli permetterà di crescere ulteriormente».
Tra ambizioni europee, gestione delle energie e crescita dei singoli, i nerazzurri continuano a viaggiare su più fronti con rinnovata fiducia. E, come sottolinea Andrea Ghidotti, molto dipenderà dalla continuità mentale prima ancora che tecnica, perché oggi il vero limite dell’Atalanta sembra essere soltanto sé stessa.
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