Alla vigilia di Atalanta-Torino, Marina Beccuti, firma di Torinogranata.it, fotografa una sfida tra due squadre che vivono momenti opposti. L’Atalanta arriva lanciata dalla vittoria nello scontro diretto col Bologna, che ha cementato classifica e certezze confermando la bontà della cura Palladino. Il Torino, invece, si lecca le ferite dopo il tonfo casalingo contro l’Udinese: un passo falso che ha riaperto vecchie cicatrici, svelando l'incostanza cronica di un gruppo che si accende solo a tratti. Per i granata è un banco di prova delicatissimo in un contesto ambientale non semplice.
Marina, come arriva il Torino alla sfida della New Balance Arena?
«Decisamente male - esordisce, in esclusiva, ai microfoni di TuttoAtalanta.com -. La sconfitta contro l’Udinese ha gelato l’entusiasmo nato dopo il successo di Verona. Una doccia fredda arrivata appena tre giorni dopo, in casa propria. È il grande limite del Toro di quest’anno: alterna buone prestazioni a blackout inspiegabili, senza mai trovare la continuità necessaria per svoltare».
All’andata finì 3-0 per la Dea in un clima di contestazione. Cos’è cambiato da allora?
«Purtroppo poco o nulla. La protesta contro il presidente Cairo continua, anche se oggi è meno rumorosa: lui ormai ci convive e si sente in una posizione di forza, convinto che non ci siano acquirenti credibili. Chi vive l'ambiente granata racconta una realtà diversa, ma a livello mediatico molte problematiche vengono minimizzate: Cairo è un editore potente. Sul campo, però, i problemi restano, specialmente in difesa. Molto dipenderà dal mercato».
Che partita ti aspetti?
«Sulla carta, per il Torino è quasi proibitiva. L’Atalanta con Palladino sta facendo un vero salto di qualità. Stimo moltissimo il vostro tecnico: credo che la Fiorentina abbia fatto un clamoroso harakiri lasciandolo andare senza lottare. Juric, che noi abbiamo avuto per tre anni, non credo sia mai stato un vero allievo di Gasperini nei fatti. Detto questo, è un campionato strano, pre-Mondiale, dove l'imprevedibilità regna sovrana. Guardate il Verona: disastroso col Toro, poi quasi vincente a Napoli. Tutto può succedere».
Quali sono gli uomini chiave o i pericoli maggiori?
«Nel Torino l’ago della bilancia resta Vlasic. Anche Simeone sta crescendo e inizia a capire i meccanismi granata. Però il Toro deve temere soprattutto il collettivo dell’Atalanta: siete un gruppo coeso. Vedo che Krstovic si sta inserendo bene e ho notato segnali interessanti dal giovane Bernasconi. E poi, permettimi una nota personale: avete Carnesecchi, che è il mio portiere preferito in assoluto».
Per chi conta di più?
«Per entrambe, ma con pesi diversi. Per il Torino una sconfitta potrebbe aprire una crisi tecnica vera, finora sempre schivata. L’Atalanta invece ha una classifica serena e può giocare con la testa libera, una tranquillità che spesso aiuta a fare risultato».
Che impressione ti ha fatto la Dea finora?
«Ottima. Da quando c'è Palladino si vede un'idea chiara, un progetto tattico preciso. La squadra è in crescita costante».
Ti aspettavi questa classifica?
«Mi aspettavo di trovarla davanti al Como, anche se bisogna dire che Fabregas sta facendo miracoli. Con Palladino l’Atalanta può tranquillamente superare la Roma. Andare oltre mi sembra difficile, anche se quest'anno mancano all'appello le solite Lazio e Fiorentina nelle zone altissime».
Pronostico secco sulla classifica finale?
«Non so se l’Atalanta riuscirà a rientrare in zona Champions, perché sono convinta che il Milan alla fine arriverà tra le prime quattro. Però per me potete chiudere davanti a Roma e Bologna. Il Torino? Farà il solito campionato anonimo: metà classifica, tra il decimo e l’undicesimo posto».
Lo sguardo di Marina Beccuti restituisce l'immagine di una partita spartiacque: per l'Atalanta è l'occasione di blindare le proprie certezze, per il Torino è un esame di maturità in un momento di fragilità emotiva e tecnica. Alla New Balance Arena si misureranno due ambizioni oggi molto distanti.
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