Nel percorso di Mirko Valdifiori, oggi assistente tecnico della nazionale maltese, c'è un nome che ritorna in ogni capitolo: quello di Maurizio Sarri. In una lunga intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, l'ex centrocampista ha raccontato il legame con il tecnico che più di ogni altro ha segnato la sua carriera, tra la consacrazione di Empoli e la stagione complicata di Napoli, senza nascondere rimpianti e riconoscenza.

L'EREDITÀ DI SARRI A MALTA - La nuova avventura in panchina nasce da una telefonata di Emilio De Leo, già vice di Siniša Mihajlović al Torino e oggi commissario tecnico di Malta. Valdifiori individua proprio nell'impronta sarriana uno dei motivi della scelta: «Nel suo calcio ci sono principi che richiamano quelli di Sarri: questo può aiutarmi ad aiutarlo». I principi del calcio di Sarri, assimilati in anni di lavoro quotidiano, diventano così un bagaglio da trasmettere ai giovani maltesi.

L'ABBRACCIO PER LA NAZIONALE - Il ricordo più emozionante risale ai tempi di Empoli, quando arrivò la convocazione di Antonio Conte in azzurro. A dargli la notizia furono proprio l'allenatore e il direttore sportivo, durante il ritiro: «Mi chiamano Sarri e Carli e me lo dicono con un abbraccio: erano euforici quanto me». Un'immagine che racconta la complicità di un gruppo cresciuto insieme, nel quale il regista aveva trovato la sua dimensione migliore.

IL CONFRONTO ALL'ADDIO - Diverso il capitolo napoletano, che Valdifiori rilegge con franchezza. Al momento della separazione, i due si concessero un chiarimento a cuore aperto, e l'ex centrocampista ne ricorda le parole: «Mi aspettavo più dialogo, fra me e te». La replica del tecnico, nel suo racconto, fu altrettanto sincera: «Ti vedevo cupo, ti avrei voluto più intraprendente». Ma alla fine l'ex regista individua la vera ragione del suo poco spazio in un compagno di reparto: «La verità è che quell'anno mi "fregò" Jorginho: la squadra era un orologio, come poteva toglierlo?». Una lettura senza rancore, che riconosce la forza di un meccanismo quasi perfetto.

LO SCUDETTO SFIORATO - Di quella stagione resta il rimpianto per un titolo accarezzato e poi sfumato, la cui amarezza è emersa solo col tempo: «Il rammarico è arrivato dopo: quando ho visto le feste degli anni successivi». A illuminare quell'annata fu Gonzalo Higuaín, autore di 36 gol in 35 partite, e Valdifiori ricorda la rovesciata al Frosinone come un momento collettivo: «L'abbiamo segnato tutti, compresi magazzinieri e massaggiatori». Per lui, il più forte compagno mai avuto.

Da Empoli a Malta, passando per Napoli: nel calcio di Valdifiori l'impronta di Sarri resta indelebile.

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Sezione: Rassegna Stampa / Data: Dom 25 ottobre 2026 alle 07:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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