Dopo la netta sconfitta casalinga per 3-0 contro il Sassuolo, l’Atalanta di Ivan Juric si ritrova in un momento di grande difficoltà. A tre giorni dal trionfo europeo di Marsiglia, i nerazzurri hanno offerto una prestazione opaca e confusa, apparsa sin dai primi minuti ben lontana dalla brillantezza e dall’intensità viste in Champions. Nella sala stampa della New Balance Arena, il tecnico croato ha analizzato con lucidità la gara, ammettendo con onestà le proprie responsabilità e soffermandosi sulla mancanza di continuità che sta caratterizzando il percorso della squadra. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com
Mister, come si spiega una sconfitta così netta e soprattutto una differenza così marcata rispetto alla prestazione di Marsiglia?
«Sinceramente non me la spiego, è difficile anche per me comprendere questa differenza. Tre giorni fa abbiamo fatto una partita straordinaria in Francia, oggi invece siamo stati irriconoscibili, sia come squadra che a livello individuale. È complicato capire come sia possibile un cambio così repentino nell’arco di pochi giorni.»
Lei allena da molti anni: cosa può generare una tale discontinuità di rendimento?
«Quando giochi tante partite ravvicinate, può succedere di tutto. Alcune squadre riescono a mantenere equilibrio, altre meno. Contro il Marsiglia avevamo reagito benissimo, con grande adrenalina e fiducia. In questi due giorni di allenamenti avevo visto energia e motivazione. Poi oggi non abbiamo letto bene la gara: loro si sono chiusi, ci è mancata velocità nel far girare la palla e concentrazione nei momenti chiave. Gli esempi dei primi due gol sono emblematici.»
Ora c’è la sosta, ma molti giocatori partiranno per le Nazionali. Come si gestisce una situazione del genere?
«Sarà complicato, come sempre. Rimarranno pochi giocatori, lavoreremo su di loro soprattutto dal punto di vista fisico, cercando di farli crescere e mantenere la condizione. Per chi andrà via, spero che tornino con la testa libera e carichi, perché ci serviranno al meglio per riprendere subito la nostra strada.»
Le sconfitte con Udinese e Sassuolo hanno acceso un campanello d’allarme. È preoccupato? Ha già avuto un confronto con la società?
«Preoccupato, no. Fino a pochi giorni fa eravamo tutti entusiasti: vincere in quello stadio, contro un avversario come il Marsiglia, ti dà fiducia e la sensazione di poter competere con chiunque. Oggi, però, la partita è stata interpretata male sotto ogni aspetto, e questo è molto negativo. Con la società non ho ancora parlato, ma sappiamo tutti che questa prestazione non è accettabile.»
Oggi non sono mancati i fischi del pubblico. Cosa vuole dire ai tifosi?
«I fischi erano giustificati, la prestazione è stata da fischiare. Ma fino alla fine i tifosi hanno sostenuto la squadra, e questo lo apprezziamo. Alla fine, è giusto che esprimano il loro disappunto: siamo tutti consapevoli di aver giocato una partita non all’altezza.»
Solo quattro gol nelle ultime sette partite di campionato: c’è un problema reale in attacco?
«È vero, segnamo troppo poco. Krstović lavora tanto per la squadra, si sacrifica, ma non riesce a sbloccarsi. Oggi Scamacca ha avuto mezz’ora, ha tirato tanto ma non ha trovato la precisione. Quando non fai gol, tutto diventa più difficile: serve più cattiveria e lucidità sotto porta.»
Le chiedo un’analisi più personale: si sente parte del problema? C’è qualcosa che non riesce a trasmettere ai giocatori?
«Certo, la responsabilità è sempre dell’allenatore. Quando una squadra gioca come oggi o a Udine, significa che chi la guida non è riuscito a trasmettere la giusta mentalità. Mi dà fastidio vedere alcuni giocatori alternare prove straordinarie a prestazioni così opache. Alcuni rendono meglio in partite “aperte”, dove c’è ritmo e spazi da attaccare; quando invece trovi avversari chiusi e serve pazienza e precisione tecnica, caliamo troppo.
Nel bene e nel male, la responsabilità è mia: quando vinciamo come a Marsiglia sono felice per loro, ma quando offriamo prestazioni di questo livello, è colpa dell’allenatore.»
Ivan Juric lascia la sala stampa con lo sguardo cupo e parole che sanno di autocritica profonda. La sconfitta con il Sassuolo brucia, ma il tecnico croato non si nasconde dietro le difficoltà: chiede concentrazione, lucidità e carattere per ritrovare continuità dopo la sosta. Il tempo per le spiegazioni è finito, ora serve una reazione vera.
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