La conferenza stampa di presentazione di Kessie a TuttoAtalanta.com promossa da Mobilmondo – Osio Sotto (BG)
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Nove anni dopo, il grande ritorno a casa. Nella sala conferenze della New Balance Academy, al Centro Sportivo Bortolotti di Zingonia, Franck Kessie si è presentato ai tifosi nerazzurri al fianco del direttore sportivo Cristiano Giuntoli. Una conferenza lunga e ricca di spunti: la scelta di cuore, la gratitudine verso Luca Percassi e la proprietà, la condizione fisica dopo l'esperienza in Arabia Saudita, il Mondiale giocato con due volti di casa Atalanta, il ruolo che avrà con Sarri, il legame con la città, il ricordo commosso di Willy Ta Bi, il nuovo stadio, il ruolo di leader dopo l'addio di de Roon e gli obiettivi stagionali.
Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com
Franck, sei andato via da qui che eri un ragazzino e torni da uomo: cosa hai trovato di cambiato e quanto ha pesato il passato nella tua scelta di tornare?
«Grazie, molte grazie. Prima di iniziare, per me è importante dire questa cosa: ho scelto Bergamo perché per me è una scelta di cuore. E devo ringraziare Luca Percassi e la proprietà, che mi hanno dato la possibilità di tornare qua, di tornare a casa mia. Sono molto, molto orgoglioso di tornare qui e di fare parte del nuovo progetto. Quando sono andato via da qua ero, come dire, ero un bambino: adesso è cambiato tanto, perché sono maturato e sono diventato un uomo».
Come stai fisicamente? Dopo l'esperienza in Arabia hai lavorato qualche settimana da solo: a che punto sei per giocare novanta minuti?
«Come dico sempre: Franck è sempre pronto. Poi dipende, sono a disposizione dell'allenatore. Per me l'Arabia è stata una bella esperienza: per un calciatore andare oltre, andare fuori dall'Europa, è un'esperienza, e per me è stata bellissima, tre anni. E non sono andato là a fare un giro, perché là ho vinto tre trofei: è stata una grande esperienza nella mia carriera. Ma sono contento di tornare qui».
Com'è stato giocare il Mondiale con due compagni di estrazione atalantina come Amad Diallo e Odilon Kossounou, che hai ritrovato anche qui?
«Ho trovato una parte di Bergamo là, ai Mondiali, e sono stato felicissimo di giocare con loro. Con Amad Diallo eravamo insieme nelle giovanili, eravamo ancora piccoli; con Odilon Kossounou ho giocato in Nazionale, e poi è arrivato anche Amad. Per me ritrovarli ai Mondiali è stato fantastico: era la prima volta per tutti noi in un Mondiale, un'esperienza formidabile. L'abbiamo vissuta molto, molto bene».
In questa seconda vita a Bergamo, cosa porterai all'Atalanta dal punto di vista tecnico e umano, e cosa porterà l'Atalanta a te?
«Come ho detto prima, l'Atalanta mi ha dato tutto: ha realizzato il mio sogno di diventare giocatore professionista. Mi hanno fatto uscire dalla Costa d'Avorio fino a qui, a Bergamo, e per me già questo è tantissimo. Per questo volevo ringraziare ancora Luca Percassi e la proprietà: mi hanno realizzato un sogno da bambino. Tornare qua è proprio una scelta di cuore, tornare a Bergamo dopo dieci, undici anni, dove è iniziato tutto. Però non devono essere sempre le parole: è bello parlare, ma poi devo dimostrare anche sul campo il motivo per cui sono qua. E voglio dire grazie anche al direttore, che a ogni mercato parlava con me e finalmente ci è riuscito: sono contento, sono contento».
Il mister ha detto che pensa di utilizzarti sia da mezzala sia da regista, un ruolo che hai ricoperto meno in carriera: in cosa pensi di poter migliorare con Sarri in quella posizione?
«Lo conosciamo tutti, mister Sarri è un grande allenatore. Per me questa è una cosa tecnica, che il mister vede bene per tutti noi: lavoriamo ogni giorno con lui e lui sa bene dove, con il suo sistema, Franck può essere molto, molto utile. Per me non c'è problema a giocare da mezzala o da mediano: sono un calciatore che, dove il mister mi mette, è pronto a dare il massimo per la squadra e per la città».
Hai sempre scelto di abitare a Bergamo, anche con un passato al Milan: come mai questa scelta?
«Come ho detto adesso, per me Bergamo è la prima città d'Europa che ho conosciuto, quando a diciotto anni sono andato fuori dall'Africa, proprio dalla Costa d'Avorio. È la prima città che ho conosciuto ed è lì che ho imparato il calcio professionistico: per me la città è tutto».
Tornando a Zingonia dopo nove anni, hai pensato anche a Willy Ta Bi, tuo connazionale scomparso cinque anni fa, al quale eri molto legato?
«Certo, certo che ho pensato a lui, perché con lui avevo un rapporto personale: eravamo insieme in selezione e abbiamo avuto anche lo stesso procuratore. Willy è stato un bravo ragazzo, però la vita ha cambiato tutto. Sicuro che ho pensato a lui: tornare a Bergamo fa parte della mia storia, e anche Willy Ta Bi ne fa parte. Era un bravo ragazzo che non ha potuto continuare il suo sogno, però siamo qui e lo dimostriamo anche per lui».
Tra le cose cambiate c'è anche lo stadio: che emozione ti dà ritrovare un impianto così vicino alla tifoseria in vista della partita di sabato?
«La tifoseria qua a Bergamo è sempre calda, si fa sempre sentire: prima come adesso. Però adesso, come hai detto tu, sono proprio vicini, e questo fa piacere, perché quando giochi con questa animazione, con questa tensione, puoi andare al doppio, puoi andare al triplo. Sono contento, e devo ancora ringraziare la proprietà e la società per tutto quello che hanno fatto per la città».
Il direttore ha detto di non voler fissare obiettivi: tu però conosci bene il calcio italiano, questa squadra può lottare per la Champions?
«Qua a Bergamo si lotta per tutto: si lotta per lo scudetto, si lotta per la Coppa Italia e anche per l'Europa. Siamo qui per questo: il nostro obiettivo è lottare su tutto».
C'erano altre squadre su di te quest'estate? E da fuori, come hai visto crescere questa Atalanta negli anni in cui non c'eri?
«Non male che ci sia mercato: quando un giocatore è libero è normale che le squadre ti cerchino, e ho parlato anche con altre squadre, normalmente. Ma come ho detto, quando è entrata in gioco l'Atalanta ho scelto lei, perché mi hanno dimostrato tanto dal punto di vista umano e per le caratteristiche di calcio. Ho scelto l'Atalanta perché è stata una scelta di cuore. Per me la decisione non è stata durissima, è stata facile: quando è entrata l'Atalanta ho detto "dai, vado lì", torno a casa».
I tifosi hanno negli occhi il Kessié che conquistava palla a metà campo, metteva il turbo e andava a fare gol: quanto sei cambiato?
«È cambiata solo l'età, perché prima avevo vent'anni e adesso ne ho quasi trenta. Però sono lo stesso, sono lo stesso: sono qua per aiutare la squadra, per aiutare il mister, per aiutare tutti, e sono sempre a disposizione. E ho ancora dei gol dentro, che ve li farò vedere durante la stagione».
Hai vissuto l'Atalanta da giovane e adesso torni con più esperienza: aiuterai anche i ragazzi del vivaio a trovare la loro collocazione?
«Certo, accetto di aiutare i più giovani di me, come gli altri giocatori hanno fatto con me. Adesso tocca a me aiutare loro, perché tra virgolette sono uno dei più grandi dello spogliatoio: quello che prima hanno fatto per me, lo faccio anche io per i giocatori più giovani. Sia sul campo sia fuori dal campo, nello spogliatoio, in tutto: devo aiutarli sempre».
Con l'addio di un pilastro come de Roon, quanto vuoi sentirti leader di questa nuova Atalanta, forte della tua esperienza internazionale?
«Metto la mia esperienza a disposizione della squadra, però non ci sono solo io: qui abbiamo tanti giocatori di esperienza, come Zappacosta, come Marco Sportiello, come Ederson. Siamo in tanti e ci mettiamo insieme per dare forza e coraggio ai più giovani. La mia esperienza è stata quella di andare fuori e di tornare, di giocare da professionista da dieci, undici anni: quindi qualcosa la capisco, anche se c'è gente che ne capisce più di me. Io, insieme agli altri che hanno tanta esperienza, mi metto a disposizione per dare coraggio e aiutare gli altri giocatori».
Sarà la tua prima volta in Conference League: potete vincere questo trofeo e regalare un'altra gioia europea ai tifosi?
«L'ho detto due minuti fa: siamo qui per lottare su tutto. Lottiamo e andiamo fino alla fine, in tutte le competizioni. E facciamo i conti a maggio».
Hai parlato di Bergamo come casa tua: guardando al futuro, ti piacerebbe chiudere qui la carriera?
«Perché no, non è male. Per adesso, per il momento, sono qua e dobbiamo sfruttare quello che ho firmato. Poi, se alla fine devo rimanere, alzo la mano prima di andare via da qua».
Un ritorno raccontato senza retorica, tra gratitudine e voglia di dimostrare: Kessié sa che le parole non bastano e promette di parlare sul campo. E nel giorno della sua prima uscita pubblica in maglia nerazzurra, il messaggio ai tifosi è quello di sempre a Bergamo: lottare su tutto, fino a maggio.
© Riproduzione Riservata
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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