Ci sono momenti in cui il calcio smette di essere calcio. Sul palco del Festival della Serie A a Parma, mentre il Teatro Regio ospitava anche il sorteggio del nuovo calendario, Roberto Mancini ha ritirato il premio Legendary Coach e poi si è fermato a parlare di qualcosa che va molto al di là delle vittorie e delle tattiche. Ha parlato di Gianluca Vialli. Di quell'amicizia costruita da ragazzini, consumata in una vita intera e poi consegnata alla storia in quell'abbraccio a Wembley che milioni di italiani non dimenticheranno mai — come riferisce TMW, che ha raccolto le sue dichiarazioni.
UN FRATELLO, NON SOLO UN AMICO - Le parole di Mancini sul palco emiliano non hanno cercato l'enfasi. Sono arrivate semplici, precise, cariche di una verità che non ha bisogno di abbellimenti: «Ci siamo conosciuti da ragazzini, abbiamo passato gli anni più belli della nostra vita assieme. Luca era una persona speciale in tutto, non solo uno dei migliori attaccanti del mondo in assoluto. Un uomo con qualità incredibili». Poi, la parola più difficile: «Quando perdi un amico così qualcosa accade. Perdi un punto di riferimento. Come aver perso un fratello per me».
WEMBLEY, QUELL'ABBRACCIO CHE VALE UNA VITA - Al Festival è stato proiettato anche il film «La bella stagione», tratto dall'omonimo libro scritto insieme da Vialli e Mancini: un'ulteriore occasione per rivivere la loro storia comune. L'immagine che resta impressa nella memoria collettiva, però, è quella dell'abbraccio dopo la vittoria dell'Europeo 2021, con Luca in lacrime e Roberto accanto a lui. Mancini ha spiegato cosa c'era davvero in quei pochi secondi: «Non ci sono state parole. Siamo tornati a Wembley davanti a 84mila tifosi inglesi, tornando 30 anni dopo aver perso la Coppa Campioni con la Sampdoria. Sapendo cosa avevamo fatto, vincendo lì l'Europeo, in quell'abbraccio c'è stato tutto, anche sapendo cosa gli poteva accadere dopo».
LA FORZA DI LUCA NEGLI ULTIMI ANNI - Mancini ha poi raccontato il Vialli degli ultimi cinque anni, quelli della malattia affrontata con una dignità che ha commosso l'Italia intera: «Sono stati 5 anni incredibili dove ha dimostrato una forza straordinaria. Anche dopo l'Europeo doveva tornare per fare le cure, ma poi tornava subito perché voleva stare vicino alla squadra in ogni momento». E poi quella frase che sintetizza un intero modo di stare al mondo: «Diceva sempre che non bisogna sprecare nessun momento, perché in ogni momento possono accadere cose inaspettate».
LA SAMPDORIA E IL SOGNO DI LUCA - L'intervista ha toccato anche un tema concreto, quasi sorprendente nella sua delicatezza. Vialli aveva accarezzato a lungo il sogno di diventare presidente della Sampdoria, il club che gli aveva dato i natali calcistici e nel quale aveva scritto pagine indelebili insieme a Mancini. Quel sogno non si è realizzato. Ma forse qualcuno potrebbe provare a onorarlo: «Per quello che avrebbe voluto fare Luca sì, ci sarebbe questa idea, non so se sarà percorribile, però sì: potrebbe essere». Una risposta misurata, come di chi non vuole fare promesse che non può mantenere, ma non vuole nemmeno chiudere una porta.
In chiusura, alla domanda su cosa direbbe Vialli guardando questa chiacchierata, Mancini ha sorriso: «Starà ridendo in questo momento». Il Festival della Serie A a Parma ha consegnato anche questo momento, tra calendari e classifiche, come a ricordare che il calcio è anche altro. È amicizia, è memoria, è quella cosa che rimane quando tutto il resto è già finito. La stagione 2026-27 è già partita con il cuore, non solo con il fischio d'inizio. L'Atalanta studia il calendario, ma Parma ha regalato anche questo: un discorso sull'amicizia che non si dimentica.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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