La stanchezza fisiologica si fa sentire, ma la lucidità nell'analizzare il momento clou della stagione non manca affatto. Al termine dell'infuocato e dispendioso incrocio dell'Olimpico contro la Roma, Giacomo Raspadori traccia il bilancio di una serata agrodolce, svelando i rimpianti per un successo sfumato e proiettando immediatamente l'Atalanta verso il cruciale appuntamento europeo e nazionale, invitando l'intero ambiente a serrare i ranghi.

IL CINISMO PERDUTO E L'AMAREZZA CAPITOLINA - L'attaccante della Nazionale analizza con estrema franchezza il pareggio rimediato contro la formazione giallorossa, evidenziando il rammarico per una gestione imperfetta del vantaggio. «Abbiamo disputato una gara di grandissimo spessore sotto il profilo della preparazione e dell'atteggiamento agonistico – spiega il numero dieci – sebbene in sfide caratterizzate da ritmi così infernali sia naturale incappare in qualche sbavatura tecnica. Ciò che ci è realmente mancato è stata la lucidità decisiva al momento dell'ultimo passaggio: una volta sbloccato il match sull'1-0, avremmo avuto il dovere di amministrare la situazione con maggiore spietatezza per chiudere i conti in modo definitivo. Resta comunque intatta la soddisfazione per la prestazione corale, poiché non è mai una passeggiata imporsi in uno stadio così ostico e contro un avversario di questa caratura».

IL SACRIFICIO TATTICO E LA FAME DEL BOMBER - Rispondendo alle pungenti osservazioni su una sua presunta mancanza di sano egoismo sotto porta e di quel proverbiale istinto solitario tipico dei centravanti puri, il talento offensivo difende a spada tratta il proprio credo calcistico e le direttive impartite da Raffaele Palladino. «Il mio modo di interpretare il ruolo mette incondizionatamente il lavoro di squadra e le richieste dell'allenatore davanti a ogni gloria personale – confida ai microfoni di Sky – come ripreso da VoceGiallorossa.it –. Anche in questa occasione ho svolto un delicato e faticoso compito di ripiegamento in fase difensiva, esattamente come prevedeva il nostro piano gara. È innegabile che da attaccante io gioisca enormemente quando trovo la via della rete e creo occasioni pericolose, so bene di dover migliorare il mio grado di cinismo negli ultimi sedici metri. Tuttavia, il mio obiettivo primario resta quello di crescere in modo completo, unendo l'efficacia in zona gol al contributo oscuro senza palla».

L'OSSESSIONE COPPA E IL RICHIAMO DELLA CURVA - Il tempo per le analisi e i rimpianti, però, è già abbondantemente scaduto. Il mirino psicologico dell'intero spogliatoio si sposta fulmineamente sul decisivo impegno di mercoledì sera, quando la Lazio sbarcherà nell'inviolabile e bollente catino della New Balance Arena per la semifinale di ritorno di Coppa Italia. Un traguardo cerchiato in rosso fin dall'estate: «La testa è inevitabilmente già proiettata a mercoledì, una battaglia sportiva a cui tutto il nostro gruppo tiene in maniera viscerale. Poter affrontare un crocevia di tale portata in casa, spinti dall'energia inesauribile dei nostri tifosi, ci regalerà degli stimoli straordinari. Per quanto riguarda il rush finale del campionato, mancano ormai poche partite ma l'orizzonte è ancora apertissimo: dovremo affrontarle tutte a viso aperto, dando il massimo su ogni pallone per farci trovare pronti qualora si presentasse l'occasione giusta».

© Riproduzione Riservata

Sezione: Interviste / Data: Dom 19 aprile 2026 alle 00:10
Autore: Daniele Luongo
vedi letture