C'è qualcosa di quasi cinematografico nel modo in cui l'Italia Under 17 ha conquistato il titolo europeo a Tallinn. Non solo per il risultato finale, ma per la trama: semifinale contro la Spagna vinta ai rigori dopo essere stati in vantaggio, finale contro il Belgio vinta ai rigori dopo essere stati in svantaggio. Lo stesso copione, quasi sovrapponibile, di quello scritto dagli Azzurri di Roberto Mancini all'Europeo del 2021. Quei ragazzi di Daniele Franceschini erano bambini o poco più quando l'Italia alzava quella coppa, ma evidentemente l'hanno tenuta in mente abbastanza da replicarla. Bravissimi.
UNA FINALE DA CARDIOPALMA - Non sarebbe onesto raccontare questa serata come un trionfo dominato. L'Italia ha costruito poco, si è difesa con ordine e disciplina, e ha rischiato di perdere la partita nei minuti di recupero – come ricostruisce La Gazzetta dello Sport –. Ma la reazione al gol dell'85' di Noa Ojea — entrato dalla panchina, esterno dell'Anderlecht, capace di sbloccare la gara con un'iniziativa individuale — è il segnale più eloquente del valore di questo gruppo. Quando tutto sembrava indirizzato verso la coppa belga, Marcello Fugazzola, appena subentrato, ha trasformato il rigore del pareggio al 91', conquistato su un tocco di mano di Dierckx su calcio d'angolo. Un'azione, un gol, una finale tenuta in piedi.
LA PARTITA E I SUOI LIMITI - Franceschini ha avuto poco dai due interpreti più talentuosi dello scacchiere offensivo, Thomas Corigliano e Federico Croci, che non sono riusciti a incidere nel gioco di risalita previsto. L'Italia ha preferito abbassarsi, chiudere le corsie laterali e affidarsi alla qualità battagliera di Diego Perillo come punto di riferimento offensivo. Il portiere belga Mattis Seghers è stato impegnato soltanto da un paio di conclusioni dal limite di Lorenzo Dattilo e Croci — nulla di particolarmente insidioso. Il Belgio, al contrario, aveva avuto una ghiotta occasione al 16': il tiro di Jayden Onia Seke, respinto centralmente da Christian Lupo, aveva regalato un tap-in a porta vuota a Ilyas Benktib, che però aveva incredibilmente calciato sul fondo. Lo stesso centravanti aveva mancato anche un cross di Nga Kana poco prima dell'intervallo. Nella ripresa Franceschini ha inserito Tommaso Casagrande e Jacopo Landi al posto di Croci e Corigliano, ma il Belgio ha mantenuto il controllo del pallone fino all'ingresso di Ojea, che ha cambiato l'inerzia della gara.
IL TRIONFO DAL DISCHETTO - Ai rigori, dopo sei trasformazioni consecutive, è arrivata la sequenza che ha deciso tutto: Lupo ha parato il tentativo di Ojea, poi Rocca ha calciato a lato e infine Moorthamer ha centrato la traversa. Il match point è capitato sul destro di Diego Perillo: il centravanti dell'Empoli ha spiazzato Seghers e ha stappato la festa degli azzurrini. Il secondo titolo europeo della storia della categoria, conquistato due anni dopo il primo, assegna a questa generazione un posto fisso nella memoria del calcio italiano.
IL CONTESTO E IL MESSAGGIO - Il calcio italiano, che fatica a qualificarsi ai Mondiali da tempo, trova nelle nazionali giovanili uno dei pochi rifugi in cui ritrovare fiducia. L'Under 19 aveva vinto l'Europeo nel 2023, l'Under 17 aveva fatto lo stesso nel 2024, e nel 2023 anche la finale del Mondiale Under 20 era stata raggiunta. Un filone di risultati che racconta un settore giovanile vivo, capace di sfornare talenti — come Marcello Fugazzola e Francesco Gasparello, le due gemme di Zingonia tra i protagonisti di questo Europeo — e di trasmettere un'attitudine alla lotta che manca spesso alla Nazionale maggiore. Il problema, come spesso accade, è ciò che viene dopo: insegnare a questi ragazzi a non perdersi per strada, a schivare le trappole che trasformano i talenti in promesse mancate. Quando ci si riuscirà davvero, i benefici si sentiranno anche dove conta di più.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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