La notte più bella della sua carriera da selezionatore. Daniele Franceschini aveva ereditato un'Italia Under 17 già forte, già abituata a vincere, e su quella eredità ha costruito qualcosa di suo. Un titolo europeo conquistato con il carattere prima ancora che con il gioco — come racconta a La Gazzetta dello Sport — e con la consapevolezza di guidare un gruppo che, sotto pressione, non si è mai sgretolato.
UNA PRESSIONE SANA - Quando a luglio dello scorso anno ha preso le redini della Nazionale da Massimiliano Favo, Franceschini sapeva di entrare in una struttura già rodata. «Ha una portata enorme — dice del titolo — perché vincere una competizione europea è sempre difficilissimo, al di là degli ottimi risultati ottenuti negli anni scorsi. I ragazzi hanno fatto qualcosa di eccezionale. Oltre alle qualità tecniche, qui hanno fatto la differenza il carattere, l'unione, la nostra grande coesione». Cresciuto nel sistema di Coverciano dal 2017, il romano aveva guidato quasi sempre la Under 18, con una breve parentesi in Under 20: questa è la prima Under 17, e la prima finale europea da ct. Arrivata con un titolo.
IL MOMENTO PIÙ DIFFICILE - Il gol del Belgio all'85', quando sembrava tutto in discesa verso i rigori, ha imposto a Franceschini una scelta rapida. «Ho detto ai ragazzi solo di continuare a giocare e non pensarci — racconta —: non c'era tempo per grandi discorsi. Ho pensato soltanto a intervenire lucidamente con i cambi di uomini e di sistema ed è andata bene». La capacità di restare lucidi nell'emergenza è il tratto più nitido di questa squadra che ha saputo soffrire prima in semifinale contro la Spagna e poi in finale contro il Belgio: «Il valore morale di questo gruppo è veramente alto, ci sono momenti in cui abbiamo sentito il carico emotivo oltre al valore di avversari fortissimi. Ho sempre chiesto ai ragazzi di non avere paura di sbagliare, di rimanere propositivi. Siamo stati bravi a non perderci d'animo e a non perdere la concentrazione, regalandoci un'emozione unica».
LA GESTIONE DEL GRUPPO - Una delle chiavi del torneo è stata la rotazione continua: tutti i convocati hanno trovato spazio, tranne il secondo portiere. «Ma non erano rotazioni predeterminate — precisa Franceschini —, sono state strategiche partita per partita. Abbiamo ottimizzato la gestione delle energie e cercato sempre l'assetto migliore a seconda degli avversari. Chi è rimasto fuori volta per volta può aver fatto il muso lungo per qualche istante, ma poi si è fatto sempre trovare pronto in un gruppo in cui tutti vanno d'accordo. Ed è un grande punto di forza. Anche le gioie sono state condivise, visto che abbiamo segnato 9 gol con 8 marcatori diversi». Tra questi, Marcello Fugazzola e Francesco Gasparello, i due prodotti di Zingonia che hanno lasciato la loro firma sull'impresa più bella del calcio giovanile azzurro nel 2026.
IL MODELLO E LA RICETTA - Gli viene chiesto di svelare la formula del successo delle nazionali giovanili italiane. Franceschini si defila dall'autocelebrazione, ma non si sottrae: «Non sta a me individuarla, ma quello che facciamo col Club Italia è sotto gli occhi di tutti. Aggiungo che il lavoro fatto fuori dal campo nel formare questi ragazzi è fondamentale, l'allenamento invisibile: puntiamo a farli migliorare anche individualmente». Un riferimento al metodo di Coverciano, alla cura del dettaglio tecnico che si affianca alla crescita umana — e che in questi anni ha prodotto titoli europei con l'Under 19 nel 2023 e con l'Under 17 nel 2024 e ora nel 2026.
LA GRANDE FAMIGLIA AZZURRA - In questi giorni i ragazzi di Franceschini hanno avuto un riferimento insolito: la Nazionale maggiore guidata da Silvio Baldini, impegnata nelle amichevoli con Lussemburgo e Grecia, ha seguito la semifinale degli azzurrini e ha fatto il tifo da Coverciano. «È stato innegabilmente un grande stimolo — dice il ct —, alimentato anche da tanti messaggi arrivati in questi giorni. Sappiamo che hanno seguito la nostra semifinale e hanno fatto il tifo per noi. La maglia azzurra ha un peso, ma sentirsi parte di un'unica grande famiglia aiuta a sognare in grande. È giusto che lo facciano, provando a seguire la strada di ragazzi che sono adesso poco più grandi di loro».
L'APPELLO AI CLUB - Franceschini chiude con un messaggio diretto al sistema: «Avrebbero bisogno di giocare con un minutaggio maggiore, anche sotto età, in campionati più stressanti. Nel senso migliore del termine. Penso alla Primavera o dove possibile all'impiego nelle formazioni Under 23, che gli farebbe molto bene. A volte i nostri avversari sono più formati da questo punto di vista: si testano prima contro i più grandi in tornei più competitivi». Un invito, nemmeno troppo velato, a fare un passo in più. Perché il talento c'è, come ha dimostrato Tallinn. Trasformarlo in patrimonio stabile è il lavoro che resta da fare.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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