Per Mehdi Taremi non è mai soltanto calcio, e questo Mondiale negli Stati Uniti lo conferma. L'ex attaccante dell'Inter, oggi all'Olympiacos, è stato intervistato da La Gazzetta dello Sport, e inevitabilmente il discorso è scivolato dal campo alla situazione del suo Paese e alle difficoltà che accompagnano la spedizione iraniana negli States. Una partecipazione, quella dell'Iran, maturata tra tensioni internazionali e nodi logistici di ogni tipo.
SPORT E POLITICA - Taremi ha innanzitutto tracciato una linea netta tra la dimensione politica e quella sportiva, pur ammettendo di non aver percepito un'accoglienza calorosa nel Paese ospitante: «Non è la mia prima Coppa del Mondo, ma la terza. Si dice sempre che, una volta sceso dall'aereo, si dovrebbe percepire un'atmosfera di cordialità e unità. Forse è solo una mia impressione, ma in questo momento non la sento». L'attaccante ha poi rivendicato l'autonomia dello sport rispetto ai conflitti, ricordando come la rassegna iridata abbia un pubblico di miliardi di persone e possa farsi promotrice di rispetto, pace e unione. Ha infine sottolineato che ogni nazione ospitante è tenuta a rispettare i regolamenti FIFA e ad adempiere alle proprie responsabilità.
L'ORGOGLIO DELLA MAGLIA - Nonostante il contesto complicato, Taremi ha rimarcato il senso di appartenenza che lo lega alla nazionale: «Vogliamo trasmettere un messaggio di pace attraverso il nostro gioco e la nostra cultura, che è molto ricca». A suo dire i media non la raccontano correttamente al resto del mondo. Convinto che il popolo iraniano sia già orgoglioso della squadra per il solo fatto di essersi presentata a giocare in queste circostanze, l'attaccante ha però aggiunto un obiettivo concreto: dopo l'orgoglio, regalare anche delle gioie, ovvero vincere le partite. Una sfida che si inserisce in un percorso di avvicinamento al torneo tutt'altro che lineare per la nazionale di Teheran.
IL RICORDO INTERISTA - Il classe 1992 è infine tornato sulla sua esperienza all'Inter, segnata anche dagli infortuni: «Nel calcio non va tutto come vorremmo, gli infortuni fanno parte del gioco e io cerco di guardare avanti piuttosto che indietro». Al di là dei numeri e dei trofei sfuggiti, ha definito i nerazzurri un club speciale per tutto ciò che vi ha vissuto, tra compagni e tifosi. Non ha mai smesso di seguirli: a suo giudizio le due coppe conquistate quest'anno sono pienamente meritate, frutto del lavoro di compagni che continua a sentire e a considerare amici.
Un messaggio di rispetto e appartenenza, in un Mondiale che per l'Iran vale ben più dei tre punti. Per Taremi, intanto, l'Inter resta una parte di sé difficile da archiviare.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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