Davide Zappacosta, intervenuto in una lunga intervista rilasciata ai microfoni de L'Eco di Bergamo, ha affrontato diversi temi, tra cui la gestione fisica a trentatré anni, l'analisi sul momento del calcio italiano e le ambizioni per la parte finale della sua carriera. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com

Sembra paradossale, ma a 33 anni sta offrendo il rendimento più elevato e continuo della sua carriera. Se ne rende conto?
«Lo apprezzo molto, ma ciò che conta per me è la condizione atletica attuale, che per fortuna è ottimale. Dal mio rientro a Bergamo ho vissuto annate esaltanti e ne sono orgoglioso. Il merito va ovviamente condiviso con un gruppo straordinario che ti mette nelle condizioni ideali per brillare e ti sprona a non accontentarti mai.»

Riuscire a inserire nuove frecce al proprio arco superata la trentina è un traguardo non da poco.
«È un motivo di grande vanto per me. Arrivato a una certa età, è inevitabile domandarsi se il fisico reggerà i ritmi forsennati del calcio moderno. Paradossalmente, è proprio il timore intimo di non essere più all'altezza a fornirmi l'energia nervosa per superare i miei stessi limiti giorno dopo giorno.»

Esiste una ricetta magica per mantenere un'affidabilità fisica e tecnica simile nel tempo?
«Nessuna formula segreta, solo dedizione assoluta. Anche con un passato importante alle spalle, il calcio di oggi impone una cura maniacale di ogni singolo dettaglio: dall'alimentazione al sonno, fino all'intensità in allenamento. Se trascuri un solo aspetto, vieni tagliato fuori. Il vero motore, in fondo, è mantenere acceso quel fuoco interiore che ti vieta di sentirti appagato.»

Guardando avanti, con la prospettiva di fine carriera che inevitabilmente si accorcia, come immagina le sue prossime stagioni?
«Vedo solo il rettangolo verde. Sono focalizzato esclusivamente sul presente e mi risulta impossibile pronosticare per quanti anni ancora calzerò gli scarpini. Lavoro sodo per mantenere la macchina perfetta e prolungare la mia permanenza ad alti livelli. Il pensiero di dover dire addio al calcio giocato mi mette soggezione, per questo lotterò con le unghie per rimandare quel momento: sento di avere ancora parecchio da dare a questo sport.»

Zappacosta incarna il prototipo del professionista esemplare: umile ma feroce, consapevole dei propri mezzi eppure perennemente alla ricerca del miglioramento. La paura di smettere, trasformata in puro carburante agonistico, gli garantisce un presente dorato, dimostrando che l'età, di fronte a un fuoco del genere, è semplicemente un numero su una carta d'identità.

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Sezione: Primo Piano / Data: Gio 09 aprile 2026 alle 08:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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