L'onda d'urto del fallimento azzurro continua a scuotere i vertici del nostro calcio, spingendo le istituzioni governative a prendere una posizione netta sulle strategie di ricostruzione. A tracciare la rotta per uscire dalla tempesta ci ha pensato direttamente Andrea Abodi, Ministro per lo sport e i giovani, che a margine di un evento istituzionale ha affrontato a viso aperto il tema più caldo del momento: il possibile e suggestivo ritorno di Antonio Conte sulla panchina dell'Italia.
IL DESTINO DEL CONDOTTIERO E L'OSTACOLO PARTENOPEO - Le doti carismatiche e tattiche dell'attuale allenatore del Napoli non sono certo in discussione, ma la strada che porta a Coverciano passa inevitabilmente per le rigide dinamiche contrattuali in essere. – come riportato dall'agenzia Ansa – il rappresentante del Governo ha tessuto le lodi del tecnico salentino, sottolineando come stia svolgendo un lavoro straordinario all'ombra del Vesuvio. Tuttavia, il pallino della decisione resta nelle mani delle parti in causa: «Spetterà a lui, al presidente Aurelio De Laurentiis e alla Federazione valutare le reali possibilità, ogni ulteriore giudizio sulla sua caratura professionale sarebbe onestamente superfluo», ha precisato il Ministro, elogiando le qualità umane di una figura che conosce ormai alla perfezione.
IL BORSINO PRESIDENZIALE E L'OMBRA DEL COMMISSARIO - Oltre al rebus legato alla guida tecnica, a tenere banco è l'imminente riassetto politico di via Allegri. Sulla potenziale discesa in campo di Giovanni Malagò per il vertice federale, Abodi ha preferito glissare sui personalismi, auspicando un pragmatismo che finora è drammaticamente mancato. «Non mi interessa tanto chi sarà il presidente, ma che la nuova governance sia finalmente in grado di realizzare ciò che non è stato fatto pur godendo del 98% dei consensi», ha tuonato senza giri di parole. E qualora la situazione dovesse precipitare, non è esclusa l'ipotesi più drastica: la palla passerebbe al Coni, unico ente titolato a valutare l'effettiva sussistenza dei presupposti per un eventuale commissariamento della Federcalcio.
LA LINEA VERDE E LA SFIDA AI CLUB - La profonda crisi di talenti impone riflessioni strutturali e riforme coraggiose. Chiamato a commentare la provocatoria proposta lanciata da Luciano Spalletti, allenatore della Juventus, che vorrebbe imporre l'obbligo di schierare almeno un Under 19 titolare in ogni squadra di Serie A, il Ministro ha spostato il focus sulla responsabilità diretta delle singole società. Più che imporre regole dall'alto, secondo le alte cariche dello Stato, a far cambiare concretamente passo deve essere la lungimiranza dei dirigenti e dei tecnici, chiamati ad attuare un investimento a medio-lungo termine che giovi all'intero movimento e non soltanto alla Nazionale maggiore.
SOGNI INFRANTI E L'URGENZA INFRASTRUTTURE - A spegnere definitivamente qualsiasi, seppur flebile, illusione su un miracoloso ripescaggio per l'imminente Mondiale, sono arrivate parole inequivocabili: «Mi sembra difficilissimo che possa essere ripescata un'europea e, onestamente, non me lo auguro neanche». Il vero campionato da vincere si gioca invece fuori dal campo, raccogliendo i moniti del presidente Uefa Aleksander Ceferin sulla carenza di stadi moderni. A tal proposito, la nomina di un commissario straordinario governativo per snellire la burocrazia promette di accelerare l'apertura dei cantieri, a partire dal nuovo impianto della Roma, il cui via ai lavori è stimato per il 2027 in sinergia con il sindaco Roberto Gualtieri.
Una ricetta governativa chiara e senza sconti: il calcio italiano deve smettere di sperare in scorciatoie burocratiche o in singoli salvatori della patria, rimboccandosi le maniche per avviare una reale e concreta rifondazione.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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