La prima volta non si scorda mai, specialmente se coincide con una vittoria che scaccia i fantasmi in campionato e chiude una settimana perfetta iniziata in Champions League. Raffaele Palladino si presenta in sala stampa alla New Balance Arena con la serenità di chi ha saputo governare la tempesta, trasformando i dubbi iniziali in certezze tattiche e, soprattutto, emotive. Il 2-0 alla Fiorentina, sua ex squadra, non è solo un risultato: è la certificazione di un metodo che basa tutto sull'empatia, sull'intensità e sulla capacità di rigenerare singoli come Lookman e Scamacca. Tra l'analisi lucida delle difficoltà iniziali e l'investitura pesante per il suo numero 9, il tecnico campano traccia la rotta della "nuova" Atalanta, senza dimenticare un abbraccio sincero al suo passato viola. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com
Mister, una vittoria cercata e voluta, arrivata anche grazie a uno schema su palla inattiva. Al di là dei tre punti vitali per la classifica, quanto è soddisfatto di aver visto una squadra capace di soffrire contro un avversario di qualità per poi colpire al momento giusto?
«Siamo arrivati alla vittoria soffrendo, è vero, perché ho visto una Fiorentina viva. Sono venuti a Bergamo per giocarsi la partita a viso aperto, mettendo in campo qualità e tecnica che ci hanno creato difficoltà, specialmente nell'avvio. Poi siamo stati bravi a sbloccarla, come sottolineava lei, grazie a quello schema provato in allenamento (sorride, ndr). Ma i gol arrivano anche perché li cerchi, perché ci credi: quando porti tanti uomini in area può succedere di tutto. A parte gli scherzi, la cosa che mi è piaciuta di più è che abbiamo giocato "da squadra". Abbiamo difeso da squadra e attaccato da squadra. Vincere in Champions era importante, ma oggi era addirittura "importantissimo" perché eravamo indietro in classifica e avevamo l'obbligo di risalire. Vedo tutti i ragazzi coinvolti, è un gruppo fantastico».
Nel primo tempo si è notata qualche difficoltà nella pressione, mentre nella ripresa l'Atalanta è sembrata molto più feroce nelle riaggressioni. C'è stata una chiave tattica specifica, magari legata alla posizione di De Roon?
«Provo a rispondere con ordine. Sapevamo che la Fiorentina è una squadra di valore, con 8-11 della passata stagione e 65 punti l'anno scorso: non meritano quella classifica. Nel primo tempo dovevamo essere più aggressivi: quando la palla arrivava a De Gea, si creava un buco centrale che faticavamo a coprire. Nella ripresa abbiamo corretto il tiro, cambiando velocità e tempi di pressione. Per quanto riguarda De Roon, ho preferito mandarlo alto su Mandragora (e in altre situazioni su Fagioli) perché il principio è chiaro: quando riconquistiamo palla, dobbiamo essere pronti a verticalizzare subito per innescare gli attaccanti. La riaggressione del secondo tempo è un segnale consolante per il futuro».
Lì davanti il tridente sembra girare a meraviglia. De Ketelaere ispira, Scamacca segna, e Lookman è tornato decisivo, trasformando i fischi estivi in applausi. Come ha gestito il reintegro del nigeriano dopo i malumori di mercato?
«Con Lookman ho fatto esattamente quello che ho fatto con tutto il resto della squadra: ho parlato individualmente. Sono bastate poche parole, perché lui è un ragazzo intelligente che recepisce subito. Io sono stato chiaro, lui è stato chiarissimo con me: andiamo nella stessa direzione perché entrambi vogliamo portare l'Atalanta il più in alto possibile. Sta facendo una fase offensiva importante, ma sottolineo la sua applicazione difensiva: è dentro alla partita al 100%. Sono felice per i suoi gol, è una risorsa imprescindibile. Quanto a De Ketelaere, è in grande spolvero: deve sentirsi libero, perché è uno di quei giocatori che "spostano" gli equilibri. E poi c'è Scamacca, ma anche chi subentra come Krstovic o Sulemana fa bene. Ho un parco attaccanti fortissimo e credo ciecamente in loro».
Come si fa a cambiare volto a una squadra in così poco tempo, ottenendo anche due "clean sheet" consecutivi? Qual è il segreto della "cura Palladino"?
«Ho cercato di lavorare un po' su tutto, ma la prima cosa è stata l'entusiasmo. Dopo il cambio di allenatore, i primi ad essere dispiaciuti erano i calciatori e la società, l'umore era a terra. Ho cercato di toccare le corde giuste, di responsabilizzarli e di portare positività. Poi, ovviamente, abbiamo alzato l'intensità negli allenamenti portando il mio metodo e quello del mio staff. Ma sia chiaro: non è merito mio, non ho la bacchetta magica. Il merito è tutto dei ragazzi: recepiscono le poche cose chiare che chiedo e le mettono in campo. Sono perfetti. E per quanto riguarda i clean sheet, a volte essere positivi ti aiuta anche ad avere quel pizzico di fortuna, come sul palo di oggi, per non prendere gol».
Era la sua prima volta alla New Balance Arena da allenatore dell'Atalanta. Che emozione è stata?
«È stato fantastico. Giocare in questo stadio è meraviglioso. Voglio ringraziare il pubblico, la Curva e tutti i tifosi perché ci hanno accolto con un calore e un entusiasmo incredibili. Sono davvero felice, era fondamentale vincere davanti alla nostra gente per riaccendere la scintilla».
Lei conosce benissimo la Fiorentina. Avrebbe mai immaginato di ritrovarla in questa situazione di classifica? E per chiudere una curiosità: c'è stata davvero la possibilità di un suo ritorno a Firenze prima di scegliere Bergamo?
«No, non avrei mai immaginato che la Fiorentina, con questi valori e questa qualità, potesse trovarsi lì. Dispiace molto, perché sapete che ho quei ragazzi nel cuore. A fine partita sono andato ad abbracciarli uno per uno: ho detto loro di non mollare perché sono vivi, hanno coraggio e si risolleveranno sicuramente. Non meritano quella classifica. Per quanto riguarda il retroscena: sì, confermo che c'è stata una chiacchierata per un possibile ritorno, ma poi non se ne è fatto più nulla. E oggi sono felicissimo di essere qui».
Chiudiamo con Scamacca. Lo abbiamo visto al centro del gioco, decisivo non solo in zona gol ma anche nel lavoro per la squadra. Può essere l'anno della sua definitiva consacrazione?
«Per me Gianluca, se continua su questa strada, può diventare uno degli attaccanti più forti d'Europa. Ma deve continuare così: deve metterci questa intensità negli allenamenti, questo spirito di sacrificio che sta dimostrando ora. A livello di qualità tecnica e fisica è uno dei centravanti più completi che io abbia mai avuto: sa far giocare bene la squadra, manda in porta i compagni, vince i duelli. Sta facendo un lavoro enorme, così come Krstovic quando entra. Sono contento dei miei centravanti, sceglierò di volta in volta chi mandare in campo, ma Gianluca ha un potenziale illimitato».
Idee chiare, gestione umana del gruppo e un'investitura importante per il futuro. Raffaele Palladino si gode il momento ma tiene i piedi per terra, consapevole che la strada per riportare l'Atalanta stabilmente in alto passa proprio da questo mix di umiltà e ambizione.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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