La parola «giochista», nel calcio italiano, ha spesso suonato come un eufemismo per dire «bello ma vuoto». Maurizio Sarri ha demolito questo pregiudizio con i fatti: uno scudetto con la Juventus nella stagione 2019/20 — l'ultimo tricolore bianconero nella storia del calcio italiano — e un'Europa League conquistata con il Chelsea nella stagione precedente. Due trofei, due club diversi, due sistemi calcistici diversi. Sarri non è solo il filosofo del 4-3-3: è un allenatore che sa come si alza un trofeo. E quando arriverà a Zingonia, porterà con sé la bacheca più ricca che un tecnico abbia mai messo sul tavolo dell'Atalanta nell'era moderna.
PIÙ DI GASPERINI, ALL'ANDATA E AL RITORNO - Il paragone inevitabile è con chi lo ha preceduto. Gian Piero Gasperini è arrivato a Bergamo nel 2016 senza titoli da esibire, forte soltanto di una reputazione tattica costruita in anni di Serie A. Ne è andato via nel 2025 con un'Europa League cucita sul petto — quella di Dublino contro il Bayer Leverkusen, una delle notti più belle nella storia del club. Un palmares che fa di Gasperini una leggenda di Bergamo, ma che non regge il confronto con la dote che Sarri porta già all'atto del suo insediamento: uno scudetto e un trofeo continentale valgono più di un'Europa League vinta dopo nove anni di impegno straordinario. È la fotografia di una discontinuità che, per una volta, non fa rimpianti.
UNA CLASSIFICA CHE PARTE DA LONTANO - Per trovare allenatori giunti all'Atalanta con una bacheca più ricca di quella di Sarri bisogna tornare indietro nel tempo, e non di poco. Il primato storico appartiene a Carlo Carcano, che aveva vinto quattro scudetti consecutivi con la Juventus del quinquennio d'oro tra la fine degli anni Venti e i primi anni Trenta. Arrivò all'Atalanta verso la fine degli anni Quaranta, a carriera ormai declinante, con la particolarità che formalmente ricopriva il ruolo di direttore tecnico e in panchina era affiancato da Alberto Citterio. Un'esperienza breve, durata pochi mesi a cavallo della stagione 1948/49. Secondo in questa ideale graduatoria c'è Luigi Ferrero, passato per la panchina del Grande Torino e vincitore di due scudetti: arrivò a Bergamo un lustro dopo la tragedia di Superga, portando con sé il peso di quel passato glorioso e doloroso. La prima stagione nerazzurra fu brillante — quella del celebre Trio Primavera — la seconda fu più travagliata, tra polemiche ed esonero.
L'ERA DI HH2: L'UNICO PRECEDENTE MODERNO - Sarri è il quinto allenatore ad approdare all'Atalanta con uno scudetto all'attivo, ma il più recente dei suoi predecessori in questa categoria risale a più di mezzo secolo fa. Heriberto Herrera, il leggendario HH2, arrivò a Bergamo nel novembre del 1973 al posto di Corsini. Aveva vinto lo scudetto con la Juventus nella stagione 1966/67 — con quel sorpasso memorabile sulla Grande Inter all'ultima giornata — e la Coppa Italia 1964/65. Dodici mesi dopo il suo arrivo in nerazzurro, lasciò il posto a Piccioli. Prima di lui, Ettore Puricelli, stopper soprannominato «testina d'oro» da calciatore, aveva guidato il Milan alla conquista dello scudetto 1954/55 e poi era approdato all'Atalanta nella stagione 1965/66, esperienza breve e conclusa con il subentro di Angeleri. La gerarchia storica è dunque questa: Carcano primo con quattro scudetti, Ferrero secondo con due, Sarri terzo con scudetto ed Europa League, Herrera quarto con scudetto e Coppa Italia, Puricelli quinto con uno scudetto.
VINCITORI DI MINOR RANGO, MA NON DI POCO CONTO - C'è poi un secondo livello, quello dei tecnici che portarono a Bergamo trofei di altra natura. Emiliano Mondonico tornò all'Atalanta nel 1994 forte di una Coppa Italia e di una Mitropa Cup conquistate con il Torino nella prima metà degli anni Novanta. Luis Monti, l'oriundo che aveva vinto il Mondiale con l'Italia nel 1934, giunse a Bergamo nel 1946 con la Coppa Italia 1941/42 vinta da allenatore con la Juventus — qui si parla esclusivamente di palmares tecnico, non da giocatore. L'austriaco Karl Adamek, arrivato nel 1957, portava con sé tre titoli svedesi conquistati con l'IFK Norrköping: un curriculum esotico per i canoni del calcio italiano dell'epoca – come ricostruisce L'Eco di Bergamo –, ma non privo di sostanza.
CHI HA VINTO DOPO: LIPPI E CONTE, I RIMPIANTI PIÙ GRANDI - La coppia più vincente che sia mai passata per l'Atalanta, però, lo è diventata altrove: il Club bergamasco è stato una tappa di passaggio per due tra i più grandi tecnici del calcio moderno. Marcello Lippi guidò i nerazzurri nella stagione 1992/93 — pochi mesi, poi l'esonero — prima di costruire una carriera da leggenda con cinque scudetti, una Champions League, un Intercontinentale e il Mondiale 2006 in Italia. Ancora più sbalorditiva la parabola di Antonio Conte, che rimase sulla panchina nerazzurra appena qualche mese nel 2009/10 prima di intraprendere la strada che lo avrebbe portato a cinque scudetti tra Juventus, Inter e Napoli. Tra i rimpianti c'è anche chi ha vinto qualcosa di meno ingombrante ma comunque significativo: Ferruccio Valcareggi ha alzato l'Europeo azzurro del 1968 come commissario tecnico, mentre Ottavio Bianchi ha costruito la sua leggenda a Napoli con uno scudetto, una Coppa UEFA e due Coppe Italia. Delio Rossi e Francesco Guidolin hanno aggiunto una Coppa Italia ciascuno alla loro carriera dopo l'esperienza bergamasca.
CHI HA VINTO SOLO QUI - Nella storia dell'Atalanta ci sono infine due nomi che hanno legato il loro unico trofeo proprio ai colori nerazzurri. Paolo Tabanelli guidò la Dea alla conquista della Coppa Italia 1962/63: né prima né dopo avrebbe aggiunto altro. E Gian Piero Gasperini, che all'Atalanta ha costruito tutto e che ha trovato solo a Bergamo, nella notte di Dublino, la sua prima grande notte da vincitore.
Sarri porta un palmares che nessun predecessore aveva mai portato a Zingonia nel momento del suo arrivo. È un fatto storico. E i fatti storici, a Bergamo, pesano.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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