Il grido d'allarme lanciato dal commissario tecnico azzurro Luciano Spalletti con la provocazione «Almeno un Under diciannove in ogni squadra in Serie A in campo» riecheggia in un panorama calcistico nazionale sempre più arido e privo di coraggio. La sua amara riflessione ha scoperchiato il vaso di Pandora all'indomani dell'ennesima, dolorosa esclusione della Nazionale dai Mondiali. Ci si interroga in continuazione sull'assenza di talenti e sui deficit dei nostri vivai, ma per comprendere la reale entità del dramma strutturale occorre abbassare lo sguardo e analizzare l'inquietante e desolante scenario offerto dalla Serie C, teorico serbatoio del nostro movimento.

IL DESERTO MERIDIONALE E IL MODELLO OROBICO - I crudi numeri emersi dal Girone C della terza serie dipingono un quadro a dir poco catastrofico. Nel corso dell'attuale stagione sportiva, sono scesi in campo complessivamente soltanto nove ragazzi di età inferiore ai diciannove anni. In questo vuoto pneumatico, l'Atalanta rappresenta come di consueto una solida eccezione, detenendo il cartellino di due di questi prospetti, seppur uno di cittadinanza spagnola. A completare il misero resoconto troviamo un giovane del Burkina Faso e tre atleti tesserati per il Casarano. Se la categoria che per definizione dovrebbe fungere da palestra per le giovani leve si barrica davanti alla linea verde, il collasso dell'intera piramide diventa una conseguenza matematica ineluttabile.

STRANIERI IN PRESTITO E SCAMPOLI DI PARTITA - La radiografia del malessere non accenna a migliorare spostando la lente d'ingrandimento sugli altri raggruppamenti. Nel Girone A, le apparizioni degli Under 19 si fermano alla misera quota di sei unità, un dato peraltro "drogato" dalla presenza di un promettente croato in forza all'Inter Under 23 e da un giocatore parcheggiato in prestito dal Parma. La fiera delle illusioni prosegue inesorabile nel Girone B, dove su un totale di otto giovanissimi spiccano due elementi di proprietà della Juventus (tra cui un belga), due stranieri mandati a farsi le ossa dal Pisa al Pontedera e un tesserato del Venezia girato in prestito alla Vis Pesaro. Il dettaglio più deprimente, al di là delle cifre già ridicole, è che la stragrande maggioranza di questi atleti viene impiegata con il contagocce, racimolando ininfluenti scampoli di gara nei minuti finali.

IL PARADOSSO DELL'ETÀ E L'OASI BERGAMASCA - Il vero, grande cancro del nostro sistema è di natura squisitamente culturale. Oltre i confini della penisola, un ventitreenne è da tempo considerato un professionista maturo, pronto per i massimi palcoscenici continentali. In Italia, al contrario, le famigerate regole di minutaggio hanno tramutato i ventenni in meri numeri da inserire nelle distinte per assecondare parametri burocratici o incassare provvidenziali contributi federali. 

Ripartire dai giovani non può più ridursi a un comodo slogan da sbandierare dopo le disfatte internazionali. Senza il coraggio di gettare nella mischia i ragazzi fin dalle categorie inferiori, il pallone italiano è condannato a un oblio senza ritorno.

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Sezione: Serie C / Data: Gio 09 aprile 2026 alle 13:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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