Esiste una sottile linea rossa che separa una squadra formidabile da una squadra vincente, e l'Atalanta di oggi danza pericolosamente su quel confine. È una creatura affascinante e terribile, capace di tutto e del suo contrario nello spazio di pochi giorni. Se da un lato possiede la forza titanica per abbattere colossi internazionali come Club Brugge, Marsiglia e i campioni del mondo del Chelsea, dall'altro mostra una fragilità sconcertante quando le luci della ribalta si abbassano e di fronte si parano le mura della provincia italiana. Il pareggio di Pisa non è un caso isolato, ma l'ennesimo sintomo di una schizofrenia calcistica che rischia di zavorrare le ambizioni di classifica proprio quando servirebbe il cambio di passo decisivo.
LA SINDROME PRE-CHAMPIONS - C'è un virus ricorrente che sembra attivarsi ogni volta che la musichetta della Coppa dalle grandi orecchie si avvicina. Se la Champions League è il palcoscenico della grandezza - precisa TMW - , spesso funge anche da pericolosa distrazione, una sirena che ammalia e fa perdere il contatto con la realtà del campionato. Capita troppo spesso di incappare in difficoltà evitabili nella gara che precede l'impegno europeo. Il copione è noto: la testa vola già a Bilbao, mentre le gambe dovrebbero battagliare all'Arena Garibaldi. È il rovescio della medaglia di chi vive aspettando le notti magiche, dimenticando che la grandezza si costruisce nel quotidiano.
L'ETERNO RITORNO DELL'UGUALE - A onor del vero, questa tendenza non è una novità introdotta dalla gestione di Raffaele Palladino, ma un vecchio demone che abitava a Zingonia anche ai tempi di Gasperini (basti ricordare la sconfitta di Cagliari prima dello storico blitz di Liverpool). Tuttavia, la sequenza recente è impressionante per la sua regolarità schizofrenica: perdere male a Udine per poi dominare a Marsiglia; cadere a Verona per poi annichilire il Chelsea. Sono segnali inequivocabili di una squadra che deve ancora compiere l'ultimo step di maturità mentale. La strada tracciata dal tecnico campano è quella giusta, ma questi "montagne russe" emotive e di risultati devono finire.
L'ESTETICA DEL CINISMO - In questa stagione la Dea ha dimostrato di saper soffrire, adattandosi anche a fasi difensive prolungate. Eppure, le sfide contro Genoa, Verona e Pisa raccontano un'altra verità: sono gare "sporche", dove l'estetica deve lasciare spazio al pragmatismo. A Genova la vittoria è arrivata col fiatone in superiorità numerica; venerdì scorso, invece, il vantaggio è sfumato in un bicchiere d'acqua per un calo di tensione imperdonabile. La lezione che le grandi squadre insegnano è semplice: quando non puoi essere bello, devi essere terribilmente concreto. Evitare i leziosismi e portare a casa il risultato, anche giocando male, è l'arte che l'Atalanta deve ancora padroneggiare appieno.
QUESTIONE DI TESTA E DI COSTANZA - Il vero nemico, dunque, non è l'avversario di turno, ma l'approccio mentale. Come sottolineato a più riprese sia dal capitano Marten De Roon che dallo stesso mister, la chiave di volta sta nell'affrontare ogni partita con gli stessi identici stimoli feroci, indipendentemente dal blasone di chi si ha di fronte. Se la New Balance Arena sta diventando un fortino, è in trasferta che serve il salto di qualità definitivo. Il primo compito di Palladino è trasformare l'eccezionalità in routine: trovare la costanza di rendimento è l'unico dettaglio che manca per trasformare una stagione di risalita in un'annata trionfale.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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