Una prova di forza debordante, un'esibizione di strapotere tecnico e mentale che ammutolisce Bergamo. Vincent Kompany, tecnico del Bayern Monaco, si presenta in conferenza stampa con la serenità di chi ha visto la propria squadra eseguire alla perfezione un piano tattico studiato nei minimi dettagli. La travolgente vittoria per 6-1 sull'Atalanta nell'andata degli ottavi di Champions League porta la firma inequivocabile dell'allenatore belga, capace di disinnescare l'aggressività uomo su uomo della Dea trasformandola in una letale arma a proprio favore. Tra la soddisfazione per la mentalità feroce mostrata dai suoi ragazzi fino all'ultimo secondo e l'apprensione per i pesanti infortuni occorsi durante il match, Kompany analizza la magica serata bavarese, ribadendo come il DNA del suo gruppo si fondi prima di tutto sul sacrificio e sulla concentrazione assoluta. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Mister, ieri aveva avvertito tutti sulle insidie poste dall'Atalanta. Quale è stata la vera chiave tattica, l'impostazione che avete scelto per scardinare così facilmente il loro sistema quest'oggi?
«Dobbiamo ricordare che c'è ancora una partita di ritorno da giocare, quindi preferirei non svelare pubblicamente tutte le nostre carte e i nostri segreti tattici. Tuttavia, credo sia doveroso fare una precisazione: per molte squadre affrontare l'Atalanta significa dover stravolgere il proprio approccio e la propria mentalità, ma noi, al contrario, siamo decisamente abituati a questo tipo di situazioni. La gestione della marcatura a uomo e l'orientamento costante sui riferimenti individuali sono princìpi che fanno parte integrante della base tattica su cui lavoriamo quotidianamente. Siamo allenati per eludere l'aggressione alta e per uscire palla al piede anche quando ci vengono a prendere fin dentro la nostra area di rigore. In tutta Europa, probabilmente, non esiste una squadra che ti aspetta passivamente nell'ultima linea, e ci troviamo spesso ad affrontare formazioni che cercano di attaccarci in questo modo per non farci ragionare. Proprio per questo motivo, incontrare un avversario come l'Atalanta è stato per noi molto meno traumatico di quanto possa esserlo per altre formazioni. Eravamo preparati a questo tipo di calcio».
Rinnoviamo i complimenti per il tennistico 6-1. La gioia per il risultato è grande, ma purtroppo la vittoria appare amara a causa del nuovo infortunio occorso a Davies, ai problemi fisici di Musiala e all'uscita forzata del portiere Ulreich. Ci sono aggiornamenti sulle loro condizioni?
«È innegabile che in questo momento ci sia una comprensibile preoccupazione riguardo alle condizioni di questi tre giocatori. Per quanto riguarda Davies, avete visto tutti la dinamica: purtroppo si è fatto male seriamente e dovremo attendere gli esiti strumentali per capire l'entità del danno. Su Musiala, invece, mi sento di essere molto più ottimista: non credo si tratti di nulla di particolarmente grave e preferisco non alimentare sterili speculazioni. Il suo fastidio è probabilmente legato al percorso di reinserimento e ai postumi del problema alla caviglia che si porta dietro dalle scorse settimane. È fisiologico che abbia bisogno del suo tempo: ci sono giornate in cui brilla e altre in cui accusa maggiore fatica ad allenarsi a pieno ritmo. Tuttavia, non nutro alcuna preoccupazione per lui: prima o poi tornerà a splendere al cento per cento. Dobbiamo solo valutare quale sia il percorso di gestione migliore per la sua integrità fisica. Anche oggi ha trovato la via del gol, ha messo preziosi minuti nelle gambe e sono fiducioso. Per quanto concerne Ulreich e Davies, come ho detto, non ho ancora un quadro clinico chiaro e non voglio mettere il carro davanti ai buoi: devo confrontarmi con lo staff medico, attendere gli esiti degli accertamenti nelle prossime ore e poi potremo essere più precisi».
C'è un'immagine simbolo in questa partita: sul punteggio di 6-0 a vostro favore, su un contropiede dell'Atalanta scaturito da un vostro calcio d'angolo, si è vista l'intera squadra rientrare con una ferocia incredibile per difendere la porta. È questa l'istantanea più bella che si porta a Monaco, oltre al risultato?
«Sono pienamente d'accordo con la sua lettura. In quell'azione c'è tutta la clamorosa concentrazione di questa squadra. Io sostengo sempre che il pericolo maggiore nel calcio si materializzi nell'esatto momento in cui pensi di aver già archiviato la pratica. Se abbassi la guardia, un clamoroso 6-0 può trasformarsi in un attimo in un 6-2 o 6-3, rimettendo in discussione la qualificazione. Il mio ruolo e la mia principale mansione consistono proprio nel ricordare costantemente ai ragazzi che non si deve mollare un singolo centimetro fino all'ultimo secondo di recupero. Dobbiamo considerare che, nonostante il rassicurante vantaggio, stavamo ancora spingendo per segnare l'ennesima rete oltre il novantesimo. I miei giocatori sono perfettamente consapevoli che difendere quell'immagine di compattezza significa proteggere loro stessi e il lavoro svolto. Quella rincorsa disperata sul 6-0 sarà sicuramente il punto di partenza della nostra prossima sessione di video analisi. Tutto il resto è calcio: si può vincere, si può perdere, si può esprimere un bel gioco o meno, ma quell'attitudine al sacrificio è la base non negoziabile su cui costruiamo le nostre giornate di lavoro».
Sappiamo che Olise e Kimmich salteranno la gara di ritorno perché diffidati e ammoniti. Tuttavia, con questo largo vantaggio, probabilmente il dispiacere è attenuato. Siete già con un piede e mezzo nei quarti di finale?
«Non sono abituato a fare calcoli o a dare nulla per scontato nel calcio, per cui ritengo sia troppo presto per trarre conclusioni definitive. Dovremo ovviamente fare i conti con queste pesanti defezioni e trovare le contromisure adatte. La nostra grande forza risiede nell'immensa competitività interna della rosa, che conoscete benissimo. Abbiamo giocatori di livello assoluto pronti a subentrare, per cui è altamente probabile che nel match di ritorno troveranno spazio quegli elementi che oggi sono partiti dalla panchina. Chiunque verrà chiamato in causa saprà darci una mano fondamentale».
Considerando l'esplosione e la costante crescita di Michael Olise negli ultimi mesi, si sente di attribuire il merito esclusivamente alla sua gestione tecnica o crede ci siano altri fattori determinanti nel suo percorso di maturazione?
«Sarebbe arrogante e ingiusto pensare che la straordinaria crescita di Michael sia un merito ascrivibile esclusivamente alla mia gestione tecnica. Il ragazzo ha intrapreso un percorso di maturazione eccezionale già durante la sua esperienza al Crystal Palace, dove ha avuto la fortuna e il merito di lavorare sotto la guida di un grande professionista come Patrick Vieira. I meriti di questa evoluzione vanno necessariamente condivisi».
Un allenatore che predica umiltà e pretende sacrificio anche sul velluto di un punteggio tennistico. Vincent Kompany si gode il capolavoro tattico della New Balance Arena ma non abbassa la guardia, dimostrando come il vero segreto del successo bavarese non risieda unicamente nello sconfinato talento dei singoli, ma in una mentalità feroce e collettiva che non ammette cali di tensione.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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