Fabio Capello non usa mezzi termini per fotografare il pesantissimo 1-6 incassato dall'Atalanta per mano del Bayern Monaco nell'andata degli ottavi di Champions League. Dagli studi di Sky Sport, l'esperto ex allenatore e noto opinionista analizza con lucidità e freddezza il divario palesatosi sul prato del Gewiss Stadium. Una vera e propria lezione di calcio internazionale, in cui l'eccessiva spregiudicatezza tattica della formazione nerazzurra ha finito per esaltare le immense qualità di palleggio, rapidità e verticalizzazione dei bavaresi. Nel naufragio tecnico e tattico, Capello salva soltanto lo straordinario tributo del pubblico bergamasco, encomiabile nel cogliere il momento di enorme difficoltà della squadra e nel sostenerla fino all'ultimo istante con commovente civiltà sportiva. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:

Mister, il campo ha mostrato un divario netto ed evidente tra le due formazioni. Quali sono stati gli aspetti tecnici e tattici del Bayern Monaco che l'hanno impressionata maggiormente in questa sfida europea?
«Si è visto effettivamente un livello di calcio incredibilmente alto, oserei dire quasi impressionante. Abbiamo ammirato una squadra che ha pressato costantemente a tutto campo e che ha corso per l'intera durata della gara con una qualità tecnica fuori dal comune. Tutti i loro interpreti hanno mostrato una facilità di palleggio, una visione di gioco e un'esecuzione semplicemente perfette. La cosa che mi ha colpito e impressionato di più, però, è stata la loro ferocia nelle transizioni: ogni volta che recuperavano il possesso, e lo facevano con grandissima rapidità, verticalizzavano immediatamente l'azione. Scattavano all'unisono chiedendo il pallone negli spazi e, unendo questa fisicità impressionante a una tecnica eccelsa, hanno letteralmente mandato in frantumi le certezze tattiche dell'Atalanta».

Crede che la formazione nerazzurra abbia peccato di presunzione o di eccessiva audacia, presentandosi con un assetto forse troppo sbilanciato in avanti contro una corazzata di questo calibro?
«Assolutamente sì, e ne parlavamo anche un momento fa ascoltando le interviste del post-partita. L'Atalanta si è presentata in campo con un atteggiamento decisamente troppo spregiudicato e un po' troppo offensivo. Probabilmente, nel preparare la gara, pensavano di incontrare un avversario non così forte o non così bravo tecnicamente come poi si è rivelato essere nella realtà. Aver concesso quegli spazi immensi, giocando a viso aperto contro giocatori di questa levatura, li ha messi in una difficoltà insormontabile fin dalle prime battute. Dico di più: gli è andata persino bene a prendere "solo" sei gol. Il passivo poteva essere molto più pesante e severo, perché il portiere nerazzurro ha compiuto delle belle parate e il Bayern Monaco ha avuto diverse altre nitide occasioni che non ha sfruttato fino in fondo».

Considerando che l'Atalanta era rimasta l'unica rappresentante italiana in Champions League e aveva da poco eliminato brillantemente il Borussia Dortmund, che segnale lancia questa pesante debacle a tutto il nostro movimento calcistico?
«Questa sconfitta così rotonda rappresenta una vera e propria lezione per tutto il calcio italiano, su cui bisogna riflettere profondamente. Abbiamo visto l'Atalanta, che ricordiamolo è l'unica nostra squadra qualificata in questi turni di Champions League e che era reduce da una vittoria entusiasmante contro un'altra squadra tedesca di livello come il Borussia Dortmund, crollare in questo modo netto. Contro la prima in classifica della Bundesliga, la squadra bergamasca non è praticamente mai esistita sul campo, e questa è la nuda e cruda verità con cui dobbiamo fare i conti. Tuttavia, in mezzo a questa serata difficilissima sotto il profilo sportivo, ci tengo a sottolineare un aspetto meraviglioso: è stato splendido e toccante vedere il pubblico di Bergamo applaudire ininterrottamente i propri giocatori, a dimostrazione di aver capito perfettamente le enormi difficoltà del match e la caratura irraggiungibile dell'avversario».

Un'analisi severa ma inappuntabile, che fotografa senza sconti il divario attualmente esistente tra l'élite assoluta del calcio europeo e le pur lodevoli realtà del nostro campionato. Le parole di Fabio Capello risuonano come un monito dal punto di vista tattico, ma anche come un doveroso tributo alla maturità e alla civiltà sportiva di una tifoseria che ha saputo vincere, sugli spalti, la sua personalissima partita d'orgoglio.

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Sezione: Interviste / Data: Mar 10 marzo 2026 alle 23:08
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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