A poche ore dalla sfida di Champions tra PSG-Atalanta, tra l’entusiasmo dei tifosi e la curiosità per la nuova avventura europea della squadra di Juric, Bergamo TV ha ospitato il commento e le parole di Cesare Di Cintio, avvocato bergamasco ed esperto di diritto sportivo. Dalla goleada contro il Lecce alle polemiche sul caso Lookman, Di Cintio ha analizzato i punti di forza dell’Atalanta e il ruolo decisivo della solidità societaria in un calcio sempre più segnato da instabilità e tensioni. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com
Avvocato, che Atalanta si aspetta a Parigi dopo il 4-1 rifilato al Lecce?
«La vittoria contro il Lecce è stata fondamentale. Non era una partita scontata, perché i salentini sono sempre un avversario complicato, ma la prestazione è stata convincente, con De Ketelaere assoluto protagonista. È stato un segnale forte, un biglietto da visita per presentarsi a Parigi contro quella che ritengo, oggi, la squadra più forte del mondo».
Juric ha preso in mano la Dea quest’estate. Qual è la sua lettura sull’impatto dell’allenatore croato?
«Juric è un tecnico valido, che in passato ha già dimostrato qualità a Verona e Torino. Le esperienze meno fortunate, come quelle di Roma e in Inghilterra, sono arrivate in contesti difficili. Oggi, a Bergamo, ha trovato un ambiente solido e sereno, e questo fa la differenza: quando una società è compatta, anche l’allenatore e i giocatori possono esprimersi al meglio. Non dico che abbia in mano una Ferrari, ma almeno una McLaren sì».
Il caso Lookman ha acceso il dibattito. Qual è la sua opinione?
«La vicenda Lookman segna un prima e un dopo. L’Atalanta ha dato un segnale chiaro: il gruppo e la società vengono prima di tutto, nessun singolo può permettersi di destabilizzare l’ambiente. È un messaggio che va oltre Bergamo, perché rimette al centro il ruolo dei club nelle trattative. Non basta più la volontà del giocatore: per una cessione serve l’accordo di tre parti, chi vende, chi compra e il calciatore. L’Atalanta ha fatto capire che non si fa imporre nulla».
Quindi è un messaggio anche al mercato?
«Assolutamente sì. Per anni si è parlato di “cartellino” e, semplificando, è ancora così: il club è titolare del contratto e decide condizioni e prezzo. Con Lookman, la società ha dimostrato che nessuno può scavalcare questo principio. È un precedente che farà scuola».
Molti tifosi hanno sottolineato come la Dea sia diventata ormai sinonimo di Bergamo nel mondo. Condivide?
«Sì, oggi quando all’estero si nomina Bergamo, il collegamento immediato è con l’Atalanta. Questo è il frutto di un lavoro lungo, di un progetto costruito con pazienza e di una stabilità societaria rara nel calcio italiano. È lo stesso modello che, con risultati diversi, hanno seguito club come l’Udinese. Bergamo è un’isola felice: qui si lavora bene, senza isterismi, e i risultati si vedono».
A proposito di stabilità, quanto pesa il contesto sulla crescita dei giocatori?
«È decisivo. De Ketelaere ne è l’esempio perfetto: al Milan sembrava un giocatore smarrito, quasi inadatto al palcoscenico della Serie A. A Bergamo, invece, ha trovato l’ambiente giusto per esprimersi e oggi sembra pronto per la Champions. Non è cambiato il suo talento, ma il contesto. Ed è qui che l’Atalanta fa la differenza».
Tra PSG e campionato, l’Atalanta si prepara a un tour de force impegnativo. Ma se c’è una certezza, secondo Di Cintio, è la solidità del progetto: «Il vero segreto della Dea è la stabilità societaria. È questa la base che le permette di affrontare ogni sfida, dentro e fuori dal campo».
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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