Gianluca Gaetano sta trovando la sua dimensione nell'Atalanta proprio quando sembrava che il nuovo corso tattico potesse metterlo ai margini. Scelto come perno del 4-3-3, il centrocampista napoletano si sta affermando nel 4-2-3-1, il sistema che sulla carta meno si adattava alle sue caratteristiche. I segnali arrivati contro il Pafos e soprattutto a San Siro sono ancora indizi, ma lasciano intravedere un giocatore pronto a prendersi la squadra.
IL PRIMO COLPO DELL'ESTATE - Ventisei anni, Gaetano è stato il primo rinforzo del mercato estivo: il suo arrivo dal Cagliari, per 12 milioni più bonus, è stato ufficializzato il 9 luglio. Nato trequartista e reinventatosi regista nell'ultima stagione, era stato individuato come il cervello del centrocampo a tre di Maurizio Sarri. L'idea di Cristiano Giuntoli era chiara: puntare su uno degli ultimi interpreti puri del ruolo, decisivo nel calcio del tecnico toscano, sul modello di quanto accaduto in passato con Jorginho. E nelle prime cinque uscite stagionali, le due contro l'Hapoel e quelle con Sassuolo, Bologna e Roma, era rimasto in campo per novanta minuti ogni volta.
LA FRENATA - Poi la svolta in negativo. L'espulsione rimediata a gara conclusa all'Olimpico gli è costata la squalifica contro il Cagliari, e il successivo rientro di Franck Kessie lo ha fatto scivolare nelle gerarchie: tre panchine consecutive in campionato, con ingressi a gara in corso contro Juventus, Venezia e Milan, e una sola maglia da titolare nelle ultime cinque partite. Del resto, fino a quel momento il suo rendimento non aveva convinto del tutto. Il bilancio dice un gol, proprio al Milan, e un assist, contro il Sassuolo.
LA SVOLTA DI SAN SIRO - Entrato a mezz'ora dalla fine insieme a Nicola Zalewski, il centrocampista ha cambiato l'inerzia di una partita che sembrava chiusa. Dopo un'ora di sofferenza, l'Atalanta ha ritrovato coraggio e idee fino a sfiorare il pareggio, mentre il Milan si è progressivamente spento. Il suo ingresso è stato determinante: prima un'imbucata per Nikola Krstović, fermato dal palo, poi il gol del 3-1, firmato con un controllo pulito e un sinistro preciso che ha riportato alla memoria il suo passato da attaccante.
GAETANO NEL CENTROCAMPO A DUE - Il passaggio al 4-2-3-1, del resto, era una scelta delicata proprio per lui: tra tutti i giocatori, il regista è quello per cui il cambio di sistema stravolge di più il lavoro. Sarri vi ha riflettuto a lungo, anche per non penalizzare un interprete come lui e mezzali come Lazar Samardžić. Ma dopo la sosta la squadra non ha più abbandonato il nuovo assetto, e Gaetano ha saputo ritagliarsi uno spazio: titolare per novanta minuti contro il Pafos in una mediana a due, poi protagonista con il Milan, dove ha preso in mano il centrocampo accanto a Éderson. Un ruolo con più compiti di copertura di quanto ci si potesse attendere da un ex fantasista, ma interpretato – come sottolinea L'Eco di Bergamo – con grande intelligenza.
LA QUALITÀ CHE SERVE - Uno dei limiti di questa Atalanta è la difficoltà a tradurre in campo, con fluidità, i concetti appresi in allenamento: una squadra ancora troppo cerebrale, che può trovare proprio nei piedi buoni la chiave per accelerare il processo. Il finale di San Siro ha raccontato un Gaetano finalmente dentro i meccanismi del suo allenatore, in netto contrasto con l'ora precedente, giocata senza di lui. Domani, contro l'Ajax nella seconda giornata di Conference League, dovrebbe tornare titolare, con l'obiettivo di riconquistare il posto anche in campionato: di certo finché Kessie resterà ai box, forse anche dopo.
LA PROVA DEL NOVE - Un modulo che sembrava ostile, una risposta da leader. Ora Gaetano deve dimostrare di poter essere davvero il centro dell'Atalanta.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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