L'atmosfera al Centro Sportivo Bortolotti di Zingonia è quella delle grandi occasioni, dove l'ambizione di classifica si mescola all'elettricità del mercato. Nella sala conferenze dell'Accademia Favini, Raffaele Palladino presenta la delicata trasferta di Pisa, valida per la 21ª giornata di Serie A. Ma è inevitabile che i riflettori siano puntati anche sull'imminente arrivo di Giacomo Raspadori, l'ultimo tassello di un mosaico offensivo che ora appare scintillante. Il tecnico nerazzurro non si nasconde: benedice l'acquisto, analizza le insidie tattiche di un avversario verticale e fisico come il Pisa e fissa l'asticella per il girone di ritorno. L'obiettivo è chiaro: superare i 28 punti della prima parte di stagione e continuare a correre con i ritmi delle big. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Mister, in queste ore si sta definendo l'arrivo di Giacomo Raspadori, anche se manca ancora l'ufficialità. Che impatto si aspetta da lui e come gestirà l'abbondanza in attacco?
«L'impatto sarà indubbiamente positivo sotto tutti i punti di vista. Parliamo di un calciatore che volevamo tutti, un elemento forte che viene a completare un reparto offensivo già di altissimo livello. È un profilo che mi è sempre piaciuto molto, così come piaceva alla società. Il club si è dimostrato ancora una volta molto ambizioso: l'hanno voluto, cercato e sono riusciti a portarlo qui a Bergamo. Siamo davvero molto felici. È vero, davanti siamo in tanti e tutti forti, ma lui arriva per arricchire ulteriormente le nostre opzioni».
Tornando al campo, lei ha definito queste partite come le più difficili. Memori della lezione di Verona di un mese fa, teme ancora cali di tensione o la squadra ha raggiunto una maturità tale da evitare "trappole"?
«Rispetto a un mese e mezzo fa la situazione è cambiata: c'è una conoscenza reciproca diversa, sia mia verso la squadra che viceversa. Sinceramente non ho avvertito segnali di cali o disattenzioni in settimana; ho visto un gruppo concentrato e preparato, che si è allenato con l'atteggiamento giusto. Tuttavia, le insidie in questo campionato equilibrato sono sempre dietro l'angolo: abbiamo visto anche ieri sera come le big fatichino contro le cosiddette "piccole". Domani affrontiamo una squadra temibile in casa, dotata di gamba, velocità e ripartenze, in uno stadio caldo. Dobbiamo arrivare con la mentalità giusta, altrimenti i rischi diventano altissimi».
Il Pisa è primo in Serie A per duelli aerei vinti. È un vantaggio conoscere questa caratteristica così marcata o rischia di far sottovalutare il resto del loro repertorio?
«È un dettaglio giustissimo da sottolineare. Il Pisa è una squadra molto verticale e diretta, che gioca spesso palla lunga dal portiere per sfruttare le seconde palle su Touré e gli inserimenti del quinto di destra o delle punte. Possono variare modulo, passando dal 3-5-2 al 3-4-3, ma la loro identità è chiara: hanno messo in difficoltà tante squadre. Partiranno forte e noi dovremo rispondere con personalità e un'attenzione maniacale ai dettagli, perché sono quelli a fare la differenza. Se entriamo in campo con la giusta applicazione, abbiamo le qualità per fare punti anche lì».
Bernasconi sta disputando una stagione sorprendente. Sotto quali aspetti deve ancora migliorare per consacrarsi definitivamente?
«Lui deve solo continuare a lavorare come sta facendo. È un ragazzo serissimo, un grande professionista con la voglia di migliorarsi ogni giorno. Mi piace il suo spirito: nonostante la giovane età, ha mostrato personalità anche in palcoscenici pesanti come la Champions League, reggendo l'urto alla grande. Ha ampi margini di miglioramento, specialmente negli ultimi trenta metri: l'ultimo passaggio, la scelta finale, il cross, la capacità di chiudere l'azione. Deve alzare un po' il suo score offensivo, ma ci stiamo lavorando. Diamogli tempo e pazienza, sta crescendo bene».
Torniamo all'attacco: lei preferisce le rose lunghe e l'abbondanza, o teme che la gestione possa diventare complicata con il rientro di Lookman e i tanti nomi di spessore?
«Io amo i calciatori forti, quindi più ne ho e più sono contento. L'abbondanza è un vantaggio perché ci offre duttilità e caratteristiche diverse. Con l'arrivo di "Jack" Raspadori, che è un giocatore polivalente, possiamo variare sistema: 4-2-3-1, 3-4-3, lui può fare la sottopunta o la punta. Abbiamo esterni che giocano dentro e fuori come Kamaldeen Sulemana e Maldini, Samardzic che entra nel campo, De Ketelaere e Krstovic che stanno facendo bene. Tante soluzioni sono una ricchezza. I ragazzi sanno che devono spingere in allenamento e farsi trovare pronti, sia dall'inizio che a gara in corso. L'esempio di Pasalic nell'ultima gara è emblematico: entrato, ha segnato. Cogliere l'occasione è fondamentale».
Spostiamoci sulla difesa: come sta Kossounou dopo la Coppa d'Africa? Lui e Kolasinac sono pronti per giocare?
«Abbiamo recuperato Kossounou che è rientrato ieri pomeriggio: ha svolto un lavoro differenziato da programma per smaltire il viaggio, ma oggi si allenerà con la squadra. Il ragazzo sta bene ed è tornato con la carica giusta. Kolasinac è recuperato al 100% e si allena a pieno regime da tre giorni. Sono tutti a disposizione eccetto gli infortunati Bellanova e Djimsiti, oltre a Lookman ancora impegnato in Coppa».
Con l'arrivo di Raspadori, l'anima italiana della squadra si rafforza ulteriormente. È un fattore che le piace?
«Avere senso di appartenenza è bello ed è importante riconoscere il blocco italiano, utile anche per la Nazionale. Ma noi non facciamo distinzioni di passaporto: vogliamo giocatori forti. "Jack" è italiano, giovane e rispecchia i canoni perfetti di ciò che cercavamo: un giocatore che alza il livello tecnico con gol, assist e dribbling. Ringrazio la società perché lo volevamo fortemente».
Il campo di Pisa è più stretto rispetto agli standard. Cambia qualcosa nella vostra preparazione tattica?
«Si parla molto di questo aspetto. Sicuramente viene a mancare un po' di ampiezza, e il calcio è fatto di ampiezza e verticalità. Il Pisa, essendo molto verticale, potrebbe avere un leggero vantaggio su un campo stretto, ma noi ci adattiamo a tutto. Non cerchiamo alibi. Una squadra forte e ambiziosa, che vuole continuare questo percorso di crescita e risultati, deve saper andare su tutti i campi, affrontare le difficoltà e trovare le soluzioni per vincere».
Zalewski trequartista sta convincendo. È un'evoluzione definitiva o tornerà sulla fascia sinistra in attesa del recupero di Bellanova?
«Zalewski è un giocatore forte e questo era noto, ma mi ha sorpreso per la sua duttilità e intelligenza tattica. In quella posizione centrale mi sta dando equilibrio, qualità e imprevedibilità; mi piace molto lì. Nasce come quinto o esterno alto, quindi potremmo rivederlo anche nella sua posizione naturale, ma questa sua capacità di adattamento è una risorsa preziosa».
I numeri della sua gestione sono da vertice: 18 punti, passo da Champions. Dove può arrivare questa Atalanta?
«Vi ringrazio per i numeri, ma noi ci siamo dati un obiettivo chiaro all'interno dello spogliatoio: migliorare i 28 punti fatti nel girone d'andata. Ci sono ancora 54 punti a disposizione da qui alla fine e dobbiamo avere l'ambizione di farne il più possibile. Stiamo facendo un percorso straordinario, a volte sembra quasi scontato, ma va dato grande merito ai ragazzi. Però non abbiamo fatto ancora niente. Guai ad accontentarsi o calare l'attenzione. Adesso viene il bello: chiederò alla squadra di spingere forte in questi due mesi per cavalcare il momento positivo».
Palladino chiude la conferenza con la fermezza di chi sa che il bello deve ancora venire. Tra il colpo Raspadori e la fame di punti, l'Atalanta è pronta all'assalto dell'Arena Garibaldi.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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