Alla vigilia della seconda giornata della League Phase di Conference League, l'Atalanta ritrova l'Ajax sei anni dopo l'ultimo confronto europeo ad Amsterdam. Dalla pancia della Johan Cruijff ArenA, ai microfoni di Sky Sport 24, Maurizio Sarri ha presentato la sfida contro i lancieri, sottolineando la qualità tecnica di un avversario figlio della scuola olandese. Il tecnico nerazzurro ha parlato della continuità che ancora manca alla sua squadra, di un'emergenza difensiva senza precedenti nella sua carriera, delle soluzioni per il centro della retroguardia, del momento di De Ketelaere e delle difficoltà inevitabili di chi è chiamato ad aprire un ciclo nuovo.

Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com

Mister, per cominciare: è auspicabile domani sera ripartire dal secondo tempo di San Siro?
«Vedendo l'ambiente qui, e avendo visto anche la squadra avversaria, bisogna fare bene, altrimenti ci sono problemi. È una squadra molto tecnica, in un ambiente stupendo: è un contesto da grande partita e bisogna essere all'altezza».

Ci può inquadrare l'avversario? Il calcio dell'Ajax di oggi è ancora figlio della cultura olandese di una volta o intravede principi nuovi?
«È un'evoluzione, però è un calcio di qualità tecnica sempre molto, molto elevata. Chiaramente c'è un'evoluzione dal punto di vista tattico, ma le basi tecniche mi sembrano le stesse».

Dopo una partita come quella di domenica, soprattutto per il primo tempo, lavora anche sulla testa dei giocatori per scongiurare un approccio simile?
«A volte si fanno mille discorsi. Noi veniamo da tre partite: in due abbiamo segnato al primo minuto e in una il primo tempo non l'abbiamo giocato. Quindi a volte è difficile anche avere le idee chiare su quale possa essere la ricetta. Ci manca continuità, però in tutte le ultime partite abbiamo fatto trenta-quaranta minuti di ottima qualità. In questo momento ci manca continuità, da una partita all'altra e anche all'interno della stessa partita, ma ci sono sprazzi che danno la sensazione di una base su cui si può crescere».

In carriera non ha mai attraversato un'emergenza come quella di questo periodo, anche perché concentrata quasi tutta nello stesso reparto.
«Così numericamente importante no. Però bisogna anche avere la consapevolezza che domani sera giochiamo in undici, non in dieci: quindi pensiamo ai ragazzi che sono a disposizione e cerchiamo di metterli nelle condizioni di fare bene».

Con i centrali ridotti all'osso, è meglio puntare su un giovane di ruolo con poca esperienza o su un giocatore adattato che non ha mai giocato al centro?
«L'esperienza ti aiuta tantissimo, però non ti dà i centimetri e l'impatto fisico. Zappacosta è un gran giocatore e a noi fa comodo anche da esterno: da centrale, per esperienza e per movimenti, potrebbe fare bene, ma dentro l'area di rigore qualcosa inevitabilmente potrebbe pagare. Vediamo: tanto ci sono talmente tante partite che ci sarà modo di provare entrambe le soluzioni».

Tutti questi infortuni non rischiano alla lunga di trasformarsi in un alibi per i giocatori, visto che anche il morale non è al massimo?
«Il morale non è neanche sottoterra. Poi degli infortunati ne hai parlato tu, io non ne avevo aperto bocca. Ci sono, come in tutte le squadre che in Europa hanno tanti giocatori in nazionale, né più né meno».

Con De Ketelaere le sta provando tutte per metterlo nelle condizioni migliori: non segna da gennaio e fatica a ingranare. Tra le soluzioni potrebbe esserci anche una panchina per stimolarne l'orgoglio?
«Prima o poi farà una partita di riposo anche lui, è inevitabile. De Ketelaere ha potenzialità enormi, e non so se lui si renda conto delle potenzialità che ha. Periodi no in carriera gli sono già capitati: è un giocatore che ha vissuto alti e qualche basso, e io penso che bisogni anche supportarlo, se vogliamo riportarlo a un livello in cui ci può fare la differenza. Anche nei momenti di assoluta normalità dal punto di vista del rendimento, De Ketelaere ti fa sempre arrabbiare, perché hai sempre la sensazione che possa fare di più».

Quando è diventato l'allenatore dell'Atalanta si aspettava le difficoltà incontrate in queste prime giornate? Si sente vicino ad aver trovato la soluzione?
«Mi aspettavo tante difficoltà, era inevitabile. Come diceva sempre Klopp, il primo anno è sempre di grandi difficoltà: pensa quanto ha vinto Klopp al Liverpool, eppure il primo anno è arrivato ottavo. È chiaro che, quando cerchi di stravolgere qualcosa, succede: questo ciclo all'Atalanta ha una lunga storia e molto probabilmente era arrivato al termine di un percorso. Innescare un ciclo nuovo non è opera di due o tre mesi».

Realismo, pazienza e nessun alibi: Sarri presenta la notte di Amsterdam con la consapevolezza di affrontare un avversario di grande tradizione tecnica e con una rosa ridotta all'osso, soprattutto in difesa, dove pesa anche l'assenza di Kolašinac. Il messaggio è chiaro: il nuovo ciclo ha bisogno di tempo, ma domani sera, in un contesto da grande partita, servirà essere all'altezza.

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Sezione: Primo Piano / Data: Mer 21 ottobre 2026 alle 19:50
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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