Il calcio d'inizio del derby della Mole è fissato per le 21.45. Lo ha comunicato ufficialmente la Lega Serie A dopo una serata di altissima tensione all'Olimpico-Grande Torino, dove il match tra Torino e Juventus era rimasto bloccato ai blocchi di partenza per ragioni di ordine pubblico. Una decisione che arriva — come anticipa Tuttomercatoweb — mentre la situazione dentro e fuori lo stadio resta incandescente, e mentre le altre quattro partite dell'ultima giornata della Serie A Enilive 2025-26 sono già in corso da quasi un'ora, con la contemporaneità definitivamente saltata.
LA MINACCIA CHE HA BLOCCATO TUTTO - La chiave della sospensione è emersa nel corso del confronto diretto tra Manuel Locatelli, capitano della Juventus, e il settore ospiti dell'Olimpico. Gli ultras bianconeri non si sono limitati a chiedere di non giocare: hanno consegnato al capitano una minaccia esplicita, raccolta e riportata da Sky Sport. «Se la squadra entra in campo, facciamo invasione». Un ultimatum che ha di fatto paralizzato ogni decisione, con la Lega costretta a scegliere tra forzare l'ingresso in campo — col rischio concreto di un'invasione davanti a circa 26.000 spettatori — oppure prendere tempo e spostare il fischio d'inizio. Ha prevalso la seconda opzione.
UN'ORA DI RITARDO E MILLE INCOGNITE - Lo slittamento alle 21.45 risolve il problema immediato ma non scioglie i nodi più complessi. Il settore ospiti si sta progressivamente svuotando: molti ultras bianconeri hanno già lasciato le tribune per trasferirsi nell'antistadio, e da capire cosa succederà fuori dallo stadio nelle prossime ore. Il deflusso del pubblico a fine gara — con 26.000 persone in uscita e una tifoseria già nervosa — rappresenta un rischio enorme dal punto di vista della sicurezza. La Questura di Torino ha precisato che non ci sono motivi di ordine pubblico formali per impedire la disputa della partita, ma la realtà dentro l'impianto racconta un'altra storia.
IL TIFOSO FERITO E LA DINAMICA DEGLI SCONTRI - Al centro di tutto c'è l'uomo di 45 anni ricoverato in codice rosso: le ricostruzioni più recenti indicano che il tifoso — bianconero — potrebbe essere stato colpito alla testa da un lacrimogeno sparato dalle forze dell'ordine nel tentativo di disperdere i gruppi ultras nel pomeriggio, e non necessariamente da un oggetto lanciato dai rivali. Le indagini sono ancora in corso. La buona notizia, confermata da più fonti, è che il ferito non sarebbe in pericolo di vita, ma la sua condizione ha fatto da innesco a una reazione a catena che ha portato il calcio italiano a fermarsi nel giorno in cui si chiude ufficialmente la stagione.
IL NODO REGOLAMENTARE - Sullo sfondo resta anche una questione tecnico-regolamentare non secondaria: con le altre partite già iniziate e la contemporaneità saltata, si apre il tema di eventuali conseguenze sportive per il ritardo. Alcuni organi giornalistici hanno già sollevato l'ipotesi della sconfitta a tavolino per la squadra che non si è presentata in campo nei tempi previsti, ma il contesto di forza maggiore legato all'ordine pubblico rende questa ipotesi molto difficilmente praticabile nella realtà. La Lega dovrà pronunciarsi ufficialmente.
UN FINALE DI STAGIONE CHE NESSUNO VOLEVA - Quella di domenica 24 maggio doveva essere una serata di calcio, di classifiche, di addii e di verdetti. Lo è stata, in parte: Napoli ha battuto l'Udinese, altre partite si sono giocate regolarmente, la Serie A ha chiuso i suoi conti. Ma a Torino il calcio ha ceduto il passo alla cronaca, ancora una volta. La sfida tra Roberto D'Aversa e Luciano Spalletti comincia alle 21.45: un'ora dopo il previsto, con uno stadio che si svuota, una città in stato di allerta e il calcio che fatica a ritrovare la sua dimensione di festa nell'ultima notte di campionato.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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