C'è qualcosa di straordinario nella storia del Vado FC che va ben al di là dei novanta minuti sul campo. Il club di Vado Ligure, fondato nel 1913 e vincitore della prima Coppa Italia della storia italiana nel 1922, è tornato nel calcio professionistico dopo 78 anni di assenza: la vittoria per 2-0 nella finale della Poule Scudetto contro il Barletta ha ufficializzato la promozione in Serie C. Ma ora, superata l'euforia, il presidente ottantenne Franco Tarabotto e il direttore sportivo Paolo Mancuso si trovano a fare i conti con la realtà, complessa e urgente, di chi deve trasformare un sogno in un progetto sostenibile.
IL NODO STADIO: SESTRI LEVANTE TROPPO CARA - La prima questione da risolvere è quella più immediata: dove giocare. Lo Stadio Ferruccio Chittolina di Vado Ligure — 2.000 posti — necessita degli adeguamenti richiesti dalla Lega Pro per ospitare partite professionistiche, e i lavori non possono essere completati in tempo. Nel frattempo, il club deve trovare un campo alternativo. La prima ipotesi era Sestri Levante, dove Mancuso ha un legame personale forte: fu lui, da direttore sportivo, a portare i corsari in Serie C due stagioni fa, vincendo persino lo Scudetto di Serie D. Ma i conti non tornano. «Col Sestri Levante ho ottimi rapporti, ma spendere 12 mila euro a partita per un campo realizzato dalla Regione sarebbe folle» ha dichiarato il dirigente in conferenza stampa, senza giri di parole. Nel calcio italiano, i sogni sportivi si scontrano spesso con ostacoli strutturali che trasformano una promozione in una corsa ad ostacoli gestionale: il Vado lo sta scoprendo in tempo reale.
NOVARA IN POLE, I BOVERI COME ANCORA DI SALVEZZA - La soluzione percorribile è un'altra: il Novara Calcio. «Stiamo parlando con Novara grazie ai buoni rapporti con la famiglia Boveri e stiamo cercando di chiudere» ha spiegato Mancuso, aprendo a una partnership tra due club del Nord-Ovest italiano uniti da una sensibilità comune verso il calcio autentico. Il Piemonte come seconda casa ligure: un accordo che, se confermato, consentirebbe al Vado di disputare le proprie gare casalinghe con una cornice di pubblico e un impianto degni di una categoria professionistica.
L'AMAREZZA ISTITUZIONALE: «NESSUNO CI HA DATO UNA MANO» - Non senza una punta di rammarico, Mancuso ha poi tracciato il quadro del supporto — o meglio, dell'assenza di supporto — ricevuto dalle istituzioni: «Mi dispiace che nessuno ci abbia dato una mano». Un appello velato alle Regioni, ai Comuni e alla Federazione perché il calcio dilettantistico promosso al professionismo meriti attenzione concreta, non solo elogi a parole. Costruire un progetto sportivo sostenibile richiede infrastrutture, investimenti e una rete di supporto che non può essere lasciata solo all'iniziativa privata. Un ringraziamento, però, il DS lo ha tributato con sincerità: «Criscitiello della Folgore Caratese ha cercato di darci una mano, ma non è stato possibile per questioni regolamentari legate alla distanza geografica». Michele Criscitiello, direttore di Sportitalia e presidente della Folgore Caratese lombarda, aveva provato a mettere a disposizione la propria struttura, ma il regolamento federale sulla distanza geografica tra sede del club e campo di gioco ha bloccato questa soluzione.
IL NUOVO ALLENATORE: COLLOQUI IN CORSO - Sul fronte tecnico, la ricerca dell'allenatore per la Serie C è già in piena fase operativa. Sesia, che ha guidato la squadra nella stagione vincente, lascia il campo a qualcuno che abbia le caratteristiche per gestire il salto di categoria. «Stiamo facendo colloqui, ne ho ancora uno in programma. Cerchiamo il profilo più adatto al gruppo» ha dichiarato Mancuso, rivelando un approccio metodico e non frenetico: prima di scegliere, si vuole essere certi. Come spesso accade nelle migliori gestioni sportive, la scelta dell'allenatore giusto è il punto di partenza di ogni rivoluzione tecnica ben riuscita.
LA ROSA: CONTINUITÀ AL GRUPPO PROTAGONISTA - Capitolo mercato: la linea del Vado è quella della continuità. Il nucleo che ha vinto in Serie D è ritenuto pronto per il salto. «Confermeremo tanti ragazzi, sono pronti per la Serie C. Dalla prossima settimana inizierò a parlare anche con loro» ha concluso Mancuso, mandando un segnale chiaro: chi ha sudato questa promozione avrà il diritto di giocarla. Un approccio che evita l'errore di molti club neo-promossi, quello di stravolgere tutto per rincorrere un'identità nuova, perdendo nel processo l'identità vecchia che li aveva portati in alto.
Il Vado torna tra i professionisti dopo 78 anni. Lo fa con la consapevolezza di chi sa che la strada è lunga e non priva di insidie. Ma con la stessa testardaggine che, un anno dopo l'altro, ha trasformato un club di provincia in un caso nazionale.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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