Bergamo ha salutato questa settimana Gianpietro Marchetti, scomparso il 4 novembre a 78 anni. Difensore, cinque volte azzurro, poi dirigente capace di costruire uno dei progetti più originali del calcio italiano, è stato uno dei tanti ragazzi del vivaio atalantino che hanno fatto strada. Ecco cosa ha rappresentato per l'Atalanta.

GLI INIZI - Nato a Rudiano, nel Bresciano, il 22 ottobre 1948, Marchetti è cresciuto nel settore giovanile nerazzurro, la scuola che già allora formava giocatori per le grandi.

LA JUVENTUS - Il salto a Torino gli ha regalato due scudetti consecutivi, nel 1971-72 e nel 1972-73, e la maglia della Nazionale. Un difensore affidabile, in una Juventus che apriva un ciclo.

IL RITORNO - Nel 1974 tornò all'Atalanta, dentro l'operazione di mercato che portò Gaetano Scirea alla Juventus: uno degli affari più importanti della storia nerazzurra, che lega il suo nome a quello di un campione cresciuto proprio a Zingonia. Chiuse la carriera da giocatore al Catanzaro nel 1980.

IL DIRIGENTE - Da direttore sportivo legò il suo nome al Piacenza degli anni Novanta, la squadra che raggiunse la Serie A con soli giocatori italiani: un modello che, per filosofia, ricordava quello del vivaio in cui era cresciuto.

IL RICORDO - Il sito lo ha salutato con l'addio a un difensore due volte atalantino. Il filo del vivaio che lo ha formato arriva fino a oggi, come raccontano Javison Idele e i quattro difensori di Zingonia schierati contro il Kairat, e come ha sottolineato Maurizio Sarri nel dopogara.

Un difensore del vivaio, due scudetti e un affare storico: Marchetti resta una pagina importante della storia nerazzurra.

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Sezione: Altre news / Data: Sab 07 novembre 2026 alle 11:15
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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