La serata di Conference League contro il Kairat Almaty ha lasciato un segno amaro su Gianluca Scamacca. Al momento del cambio, giovedì sera, il centravanti dell'Atalanta è stato accompagnato dai fischi dei tifosi nerazzurri, delusi da una prova opaca resa ancora più evidente da un linguaggio del corpo poco convincente.

UN RIENTRO ACCELERATO - Il contesto, però, va considerato. Scamacca era reduce da un problema muscolare ai flessori della coscia destra, emerso all'indomani del pareggio casalingo con il Frosinone, che a fine ottobre lo aveva costretto a fermarsi e a saltare le sfide con Fiorentina e Parma. Un fastidio fortunatamente lieve, smaltito in una decina di giorni. A spiegare la sua presenza dal primo minuto è stato lo stesso Maurizio Sarri nel dopogara: i parametri di Nikola Krstović sconsigliavano di caricarlo ulteriormente, e così l'attaccante romano è stato chiamato a bruciare le tappe. Merito suo, dunque, aver risposto presente pur senza aver svolto di fatto alcun allenamento dopo lo stop.

IL LINGUAGGIO DEL CORPO DI SCAMACCA - Ciò che non è piaciuto al pubblico bergamasco è stato l'atteggiamento. Il numero nove ha spesso abbandonato l'area di rigore per venire incontro e dialogare con i compagni, scelta comprensibile per un giocatore dalla tecnica raffinata come la sua. Il problema, però, è arrivato dopo: una volta scaricato il pallone, raramente è rientrato negli ultimi sedici metri per offrirsi come terminale di cross e verticalizzazioni. Non a caso, l'occasione più nitida della serata è capitata a Mario Pašalić, arrivato a tu per tu con il portiere kazako al termine di uno scambio con lo stesso Scamacca ed Eljif Elmas. A pesare – come sottolinea La Gazzetta dello Sport – è stata soprattutto l'impressione di scarsa convinzione anche in fase di possesso: seguire l'azione con passo lento invece di attaccare la palla cambia radicalmente la percezione di una prestazione. A completare il quadro, due fuorigioco e un'ammonizione.

LA FIDUCIA DI MANCINI - Eppure dalla Nazionale arriva un attestato di stima importante. Roberto Mancini lo ha inserito nella lista dei convocati nonostante una condizione ancora lontana dall'ideale, convinto che quel mix di qualità tecnica e presenza fisica renda Scamacca un profilo senza eguali nel calcio italiano. Una chiamata che contiene anche un messaggio: il ct si aspetta una risposta caratteriale, oltre che atletica.

GOL CERCASI - Anche a Bergamo l'attesa è tutta per i suoi gol. L'ultimo porta la data del 15 ottobre, con la rete del 3-0 contro i ciprioti del Pafos: considerando anche la sfida di domani, saranno ventiquattro i giorni di digiuno. Sarri conta di ritrovare un centravanti più coinvolto nella manovra e più lucido negli ultimi metri, perché la risalita della squadra passa inevitabilmente anche da lui.

UN AVVIO DA PROTAGONISTA - Il paradosso è che la stagione di Scamacca era cominciata nel migliore dei modi. Ai primi di ottobre aveva già segnato in tutte le competizioni disputate, considerando che la Coppa Italia dell'Atalanta deve ancora iniziare, e sempre con reti pesanti: quella che aveva qualificato la Dea nel playoff di Conference contro l'Hapoel Tel Aviv, il momentaneo pareggio con il Cagliari poi sfociato in una sconfitta per 2-1, il gol che aveva sbloccato Italia-Turchia il 5 ottobre, terminata 3-1, e infine il sigillo contro il Pafos.

IL CALO E IL TEST DI MONZA - Da lì in avanti, la frenata. Due ingressi dalla panchina contro Milan e Frosinone, una maglia da titolare ad Amsterdam contro l'Ajax senza trovare la porta, poi le due partite saltate per infortunio e il rientro deludente contro il Kairat. Il margine per ritrovare la forma migliore è ridotto, ma già domani contro il Monza, anche partendo dalla panchina, avrà l'occasione di iniziare la sua personale risalita.

I fischi fanno rumore, ma la fiducia di Mancini e di Sarri resta intatta: ora tocca a Scamacca ripagarla.

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Sezione: Primo Piano / Data: Sab 07 novembre 2026 alle 07:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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