Il Manchester City è stato giudicato colpevole di quasi tutte le contestazioni per irregolarità finanziarie, ma sull'entità della punizione non esiste ancora alcuna certezza. Il verdetto della Commissione indipendente chiude il capitolo delle responsabilità e ne apre uno ancora più delicato: stabilire quanto, e in che modo, il club inglese dovrà pagare per anni di conti truccati.

LO SCHEMA DEL CITY - Con una nota ufficiale, la Premier League ha messo nero su bianco il sistema che, tra il 2009 e il 2018, ha permesso alla società di proprietà dello sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan di bruciare le tappe verso la vetta del calcio inglese. Tre i pilastri dell'impianto: accordi di sponsorizzazione dal valore artificialmente gonfiato, intese parallele con allenatori e calciatori veicolate attraverso società di comodo e documenti contabili ritoccati prima di essere trasmessi alla Premier e alla Uefa. L'obiettivo era uno solo: restare sempre formalmente in regola con i vincoli finanziari imposti dalle due istituzioni.

I NUMERI DEL VERDETTO - Delle 115 accuse complessive, il club è stato riconosciuto colpevole di tutte le 80 relative alle irregolarità economiche commesse nelle nove stagioni della sua ascesa. Nelle quaranta pagine di motivazioni rese pubbliche, con alcune parti oscurate per ragioni di riservatezza, la Commissione quantifica in oltre un miliardo di euro le somme fatte confluire nei bilanci: finte sponsorizzazioni che nascondevano apporti della proprietà, società fittizie che rilevavano i diritti d'immagine dei giocatori, secondi contratti per i tecnici – come ricostruisce La Gazzetta dello Sport – con il caso di Roberto Mancini in primo piano, già emerso nel 2018 dalle rivelazioni di Der Spiegel che diedero il via all'intera vicenda. Durissimo il giudizio dei commissari, che nei 34 giorni di dibattimento, tra settembre e dicembre 2024, hanno ritenuto poco credibili molti dei testimoni portati dal club: «Con la sua condotta, il club ha mostrato il chiaro intento di aggirare le regole della Premier».

L'APPELLO E I TEMPI - Il City ha già annunciato che impugnerà la decisione e ha tempo fino a venerdì per depositare il ricorso. Per conoscere la sanzione, invece, potrebbero servire mesi, e non è escluso che tutto slitti a dopo l'esito dell'appello. La Premier League ha chiarito che la pena sarà definita in un'udienza separata davanti alla stessa Commissione, destinata a restare riservata finché non ne verrà autorizzata la diffusione.

IL VENTAGLIO DELLE SANZIONI - Il margine di manovra dei giudici è amplissimo. Si va da un'ammenda, inevitabilmente pesantissima, fino all'estromissione dalla Premier League. Nel mezzo, un ampio spettro di soluzioni: una penalizzazione in classifica più o meno severa, con una parte della stampa inglese che invoca una sottrazione di punti tale da spedire il club in Championship; la revoca dei titoli conquistati nelle stagioni finite sotto accusa, dal 2009-10 al 2017-18, periodo in cui il City ha messo in bacheca, tra gli altri trofei, tre campionati; persino la cessione forzata del club da parte dello sceicco e dell'Abu Dhabi United Group. Dalla lega arriva la promessa di accelerare: «Il nostro impegno è quello di muoverci in fretta nella parte restante del processo, per dare certezze alla lega, ai nostri club e ai tifosi», ha assicurato l'amministratore delegato Richard Masters.

LA POSIZIONE DELLA UEFA - Il resto del calcio, inglese ed europeo, osserva in attesa degli sviluppi. La Uefa non interverrà sulla partecipazione della squadra di Enzo Maresca alla Champions League 2026-27, nonostante il verdetto di colpevolezza, e il City potrà prendere parte anche alla prossima edizione, se saprà conquistarla sul campo.

Un decennio di trionfi finisce sotto processo: e per la Premier League il conto più salato potrebbe ancora arrivare.

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Sezione: Calcio Estero / Data: Mer 30 settembre 2026 alle 10:15
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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