La sfida di ritorno contro il Borussia Dortmund non si giocherà solo sul piano agonistico, ma soprattutto su quello tattico. C'è un dato inconfutabile da cui partire: nel match di andata in Germania, la formazione giallonera ha stravinto il duello sulla lavagna tattica. Da questa amara consapevolezza l'Atalanta deve necessariamente ripartire, analizzando a fondo le criticità per non ripetere i fatali errori del Signal Iduna Park. Il dibattito tra gli esperti è aperto: c'è chi, come Fabio Capello, sostiene fermamente che intestardirsi nell'uno contro uno a tutto campo contro un'avversaria abituata ai ritmi europei sia stato un vero e proprio suicidio calcistico. Altri, come Glenn Stromberg, difendono invece la scelta coraggiosa iniziale. Analizzando a freddo l'andamento del match, la lettura dell'ex tecnico milanista appare decisamente più centrata.

GLI SPAZI LETALI E LA COSTRUZIONE TEDESCA - Anche il report dettagliato elaborato dall'analisi Uefa evidenzia in modo spietato i limiti della strategia adottata dalla Dea - approfondisce La Gazzetta dello Sport -. Aver pensato di poter affrontare a viso aperto e senza alcun timore reverenziale un Borussia Dortmund che, seppur non ai livelli di Bayern Monaco o Arsenal, resta una compagine esperta, intelligente e letale nelle ripartenze, ha finito per spalancare praterie fatali. I nerazzurri si sono ritrovati costantemente in inferiorità numerica nella zona della palla, incapaci di trovare contromisure efficaci per arginare il possesso avversario. I tedeschi hanno impostato la manovra con estrema tranquillità fin dalla propria trequarti, affidando le chiavi della prima costruzione a Ramy Bensebaini, centrale mancino dotato di piedi educatissimi. A questo si sono aggiunti i precisi lanci lunghi del portiere Kobel, che hanno letteralmente squarciato la retroguardia schierata da Raffaele Palladino.

IL CAOS DIFENSIVO E IL RECORD DI INSERIMENTI - Il colpo di grazia è arrivato dal continuo e imprevedibile movimento del tridente offensivo teutonico, che ha mandato in totale tilt una difesa atalantina apparsa lenta e troppo ossessionata dal seguire a uomo il proprio diretto avversario. Il centravanti Guirassy si allargava sistematicamente sulla corsia di sinistra svuotando l'area, Brandt si inseriva centralmente vestendo i panni del falso nueve, mentre Beier tagliava da destra per concludere a rete o per pennellare cross velenosi. I numeri fotografano il disastro: il Borussia ha tentato ben 63 inserimenti oltre l'ultima linea difensiva bergamasca (spesso riempiendo l'area di rigore con ben sei uomini contemporaneamente), un dato impressionante se confrontato con i 39 tentativi registrati contro l'Inter, i 25 contro la Juventus o i 53 contro il Manchester City.

LA RICETTA PER LA RIMONTA - In fase di possesso, il buio è stato quasi totale: la formazione orobica non è mai riuscita a impensierire concretamente Kobel, limitandosi a due iniziative estemporanee nate dai piedi di Nicola Zalewski. Per tentare la clamorosa rimonta alla New Balance Arena servirà un vero e proprio capovolgimento di fronte strategico. L'imperativo categorico è mantenere i reparti corti e compatti, adottare un'elasticità molto più intelligente e dinamica nelle marcature preventive e, soprattutto, ritrovare quella ferocia agonistica e quella grinta che hanno sempre contraddistinto la squadra quando si tratta di aggredire la porta avversaria.

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Sezione: Champions League / Data: Mer 25 febbraio 2026 alle 07:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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