L'Atalanta vola, macina punti e si prepara ad affrontare l'ennesima battaglia europea della sua storia recente. Ma attorno al mondo nerazzurro gravitano anche le incandescenti polemiche post-campionato, innescate dalla dirigenza del Napoli per alcune controverse decisioni arbitrali. Ad analizzare questo delicato intreccio di calcio giocato e giustizia sportiva è l'avvocato Cesare Di Cintio. Intervenuto ai microfoni di Bergamo TV intervistato da Fabrizio Pirola, l'esperto di diritto sportivo, che vanta anche un significativo passato all'interno dell'AIA, ha tracciato un bilancio ampiamente positivo della gestione Palladino, individuando le analogie con l'era Gasperini nella sapiente gestione della rosa. Di Cintio non si è poi sottratto all'analisi del contestato arbitraggio di Chiffi alla New Balance Arena, sviscerando i limiti dell'attuale utilizzo del VAR e stigmatizzando il clima di perenne polemica che soffoca il calcio italiano rispetto al fair play d'Oltremanica. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Avvocato Di Cintio, i numeri dell'era Palladino sono impressionanti. L'Atalanta ha riagganciato il gruppo di testa viaggiando a una media di 2,13 punti a partita. Che valutazione dà a questo nuovo corso nerazzurro, considerato che uno scenario simile sembrava inimmaginabile solo pochi mesi fa?
«Le mie valutazioni sono assolutamente positive. I numeri parlano chiaro e dimostrano che il cambio di allenatore ha portato i frutti sperati. Il rendimento dell'Atalanta è aumentato in modo considerevole e credo che l'alchimia creatasi da subito all'interno dello spogliatoio sia stata la chiave. Al netto di qualche fisiologico incidente di percorso, i dati sono inconfutabili: io sostengo sempre che le parole possono essere interpretate, ma i numeri dicono sempre la verità. Se il rendimento era forse inimmaginabile al momento dell'avvicendamento in panchina, era comunque auspicabile: questa squadra vanta valori tecnici nettamente da prime quattro posizioni. È innegabile che ci sia stata una partenza ad handicap, ma ora il mister ha a disposizione una rosa ampia e la sta sfruttando alla perfezione. Il segreto dei grandi allenatori è saper gestire le risorse su più fronti: Palladino sta ricalcando le orme di Gasperini, gestendo benissimo le turnazioni e garantendo risultati costanti».
Proprio la profondità della rosa e le scelte tattiche, come quella di puntare su Pasalic e Samardzic contro il Napoli, si stanno rivelando decisive. Crede che questo talento diffuso possa bastare anche per ribaltare il Borussia Dortmund nell'imminente e delicatissima sfida di Champions League?
«Senza alcun dubbio. L'Atalanta ha un talento enorme distribuito in tutti i reparti: Mario Pasalic è da sempre il mio giocatore preferito per la sua straordinaria intelligenza tattica, ed è fondamentale. Ma anche Samardzic, con il colpo da centravanti puro sfoderato contro il Napoli, ha mostrato classe purissima. La sfida contro il Borussia Dortmund è un dentro-fuori che chiunque sognerebbe di giocare. È palese che servirà un netto cambio di passo rispetto a quanto visto nell'andata di questi playoff, ma io non sono minimamente preoccupato. L'Atalanta ha ampiamente dimostrato in questi anni di saper tenere un rendimento altissimo e costante sia in Serie A che in Europa, certificando di essere ormai all'altezza delle grandissime squadre internazionali. Questa è la vera prova del nove: se fai bene in Europa, inevitabilmente fai bene anche in campionato. I ragazzi hanno tutte le carte in regola per passare il turno».
Cambiando argomento, lei vanta una lunga militanza nell'Associazione Italiana Arbitri. Che giudizio dà alla direzione di gara di Chiffi in Atalanta-Napoli e, in generale, a questo clima di esasperata sfiducia verso la classe arbitrale e il VAR? Il potenziale 0-2 del Napoli è stato oggetto di polemiche feroci.
«Innanzitutto, faccio una premessa doverosa: Chiffi è un ottimo arbitro e lo ha ampiamente dimostrato nel corso degli anni. Il valore tecnico della designazione è indiscutibile. Detto questo, il problema di fondo è legato all'utilizzo del VAR. Attualmente, a mio avviso, viene adoperato in modo troppo indiscriminato, finendo per deresponsabilizzare i direttori di gara. Troppo spesso l'arbitro in campo esita a prendersi la responsabilità di una decisione che spetterebbe esclusivamente a lui. Entrando nel merito dell'episodio del potenziale 2-0 del Napoli, ho visto l'azione decine di volte da ogni angolazione e non ritengo ci sia nulla di così netto e scandaloso. Quando un episodio è così di difficile lettura e nemmeno le immagini del VAR riescono a fornire una certezza assoluta, la responsabilità torna all'arbitro in campo. E dal mio punto di vista, in quel frangente specifico, la decisione presa è stata corretta».
Eppure le scorie post-partita sono state pesantissime, culminate con la diserzione della sala stampa da parte di Antonio Conte, che ha delegato il ds Manna a parlare degli arbitri. Questo tipo di reazioni sta avvelenando il calcio italiano? All'estero, come in Premier League, la partita finisce al novantesimo.
«Ha toccato un punto cruciale. La mancata presenza dell'allenatore in sala stampa è un'oggettiva mancanza di sportività. In Italia siamo andati decisamente oltre il limite fisiologico delle polemiche. Siamo da sempre il "popolo delle moviole", ossessionati dall'operato dell'arbitro. Pensi che durante una mia recente lezione universitaria sui diritti televisivi, è emerso chiaramente come molti telespettatori ormai preferiscano seguire una partita di cartello inglese, come Chelsea-Arsenal, piuttosto che un big match italiano. In Inghilterra c'è un agonismo feroce in campo, ma al fischio finale regna un grande fair play. Noi, invece, complichiamo tutto. Nei miei anni nell'AIA la preoccupazione principale era sempre come uscire indenni dalle polemiche del lunedì. Paradossalmente, il VAR, anziché facilitare le cose, ha complicato enormemente il lavoro di arbitri che atleticamente sono molto preparati. È un clima che allontana dalla purezza dello sport».
L'ex arbitro non cerca diplomazia e va dritto al nocciolo della questione. L'Atalanta è una realtà solida e tangibile, costruita sul lavoro e sul talento, mentre il castello delle polemiche arbitrali rischia solo di svilire lo spettacolo. Un messaggio chiaro: meno alibi e più fair play, perché il campo, alla fine, è l'unico giudice che non mente mai.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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