La vibrante affermazione dell'Atalanta sul Napoli per due reti a una promette di infiammare il dibattito sportivo per l'intera settimana. Sotto l'occhio del ciclone è finita la direzione di gara dell'arbitro Daniele Chiffi, reo, secondo la dirigenza partenopea, di aver penalizzato gli ospiti con le sue valutazioni e con l'ausilio del VAR. A far saltare i nervi ad Antonio Conte, trinceratosi in un polemico silenzio e sostituito davanti alle telecamere da un furente Giovanni Manna, sono stati due episodi cardine: il rigore cancellato a Rasmus Hojlund e la marcatura annullata a Gutierrez. A fare definitiva chiarezza è intervenuto l'ex direttore di gara Giancarlo Carmagnini, analizzando i fatti ai microfoni di TuttoMercatoWeb.

IL FINTO RIGORE - Vivisezionando il primo caso incriminato, l'esperto non ha usato mezzi termini, spegnendo sul nascere le recriminazioni della panchina campana. La caduta in area del centravanti danese, a suo avviso, non possiede alcun requisito per decretare la massima punizione. «Per me non si tratta assolutamente di penalty», ha sentenziato in modo inequivocabile. «L'attaccante azzurro tenta un movimento che ricorda un plateale fallo di sfondamento nel basket: si getta letteralmente addosso all'avversario, andando palesemente alla ricerca del contatto con le gambe. Una dinamica in cui il fallo da rigore non esiste nel modo più assoluto».

IL NODO GUTIERREZ E LA DISCREZIONALITÀ - Decisamente più complessa, ma altrettanto limpida nella sua interpretazione regolamentare, è l'analisi della rete negata a Gutierrez, viziata da un contatto preliminare dello stesso Hojlund ai danni del difensore nerazzurro Isak Hien. Una di quelle situazioni limite destinate fisiologicamente a dividere le opinioni. «Personalmente l'avrei considerata più una rete valida che un'azione da sanzionare, perché non ho notato un comportamento clamorosamente scorretto da parte della punta», ha ammesso l'opinionista. «Tuttavia, il contatto fisico c'è ed è innegabile».

LA SOVRANITÀ DEL CAMPO - È proprio in quest'area grigia che emerge l'importanza cruciale del giudice di prossimità, un aspetto troppo spesso ignorato da chi invoca ciecamente la tecnologia per qualsiasi sfumatura. «In casi così border-line diventa imperativo affidarsi alla percezione dell'arbitro in campo», ha concluso nella sua disamina. «Se il direttore ha ravvisato un intervento falloso nel movimento del giocatore per liberarsi della marcatura, la sua decisione ha pienamente ragione di esistere. Il protocollo stabilisce che il VAR debba intervenire esclusivamente per sanare errori chiari ed evidenti. Se l'episodio rientra nella sfera della discrezionalità, il verdetto di Chiffi è sovrano, altrimenti potremmo tranquillamente rimuovere la figura dell'arbitro dal terreno di gioco».

La moviola tecnica sgonfia così il teorema del complotto, restituendo totale dignità a un risultato maturato sull'erba della New Balance Arena. Saper accettare il verdetto del rettangolo verde resta la prima, ineludibile dote di una grande squadra: aggrapparsi agli alibi raramente porta punti in classifica.

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Sezione: Interviste / Data: Lun 23 febbraio 2026 alle 14:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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