L'Atalanta di Raffaele Palladino esce trionfatrice dalla supersfida della New Balance Arena, piegando il Napoli al termine di una vera e propria partita a scacchi. I tre punti d'oro conquistati dai nerazzurri sono il frutto di una lettura magistrale in corso d'opera: dopo quarantacinque minuti in apnea contro un avversario tatticamente blindato, la panchina orobica ha saputo trovare le contromisure perfette, alzando il baricentro e ribaltando l'inerzia di un match che ha visto i partenopei sciogliersi inesorabilmente nell'ultima mezz'ora di gioco.

LA SCACCHIERA INIZIALE - Il canovaccio di partenza vede entrambe le formazioni specchiarsi nel medesimo sistema di gioco. Davanti a Carnesecchi, la diga è guidata da Hien, affiancato da un intraprendente Scalvini e dall'esperienza di Kolasinac. A centrocampo, le certezze di de Roon e Pasalic sono supportate dalla corsa di Bellanova e Zappacosta, mentre in avanti Sulemana e Zalewski agiscono leggermente più arretrati a supporto di Krstovic. Sull'altro fronte, gli ospiti rispondono con una linea difensiva guidata da Juan Jesus (in marcatura diretta sul centravanti montenegrino), protetta da Beukema e Buongiorno a protezione di Milinkovic-Savic. In mediana Elmas affianca Lobotka, con Vergara e Alisson Santos a innescare il grande ex Højlund.

LA GABBIA AZZURRA E LO SVANTAGGIO - L'approccio dei padroni di casa è volitivo, caratterizzato dalla pressione alta sugli esterni e dalle scorribande offensive di Scalvini. Tuttavia, il dispositivo disegnato da Antonio Conte si rivela un rebus complicatissimo nella prima frazione. Mazzocchi e Gutierrez si abbassano costantemente per formare una densa cerniera a cinque, supportati dal lavoro oscuro di Vergara che giostra quasi da finta mezzala. Un'organizzazione impeccabile che permette al Napoli di trovare il vantaggio sugli sviluppi di una palla inattiva, sfruttando un momento di colpevole immobilità della retroguardia bergamasca.

LA SCOSSA DALLA PANCHINA - La vera svolta si materializza al rientro dagli spogliatoi. Raffaele Palladino comprende la necessità di iniettare maggiore creatività e ridisegna l'assetto della squadra inserendo Samardzic sulla trequarti. La metamorfosi prosegue con l'ingresso di Bernasconi a sinistra, mossa che permette a Zappacosta di traslocare sulla sua corsia naturale di destra, mentre Scamacca rileva Krstovic per dare nuovo peso all'attacco. Un rimescolamento che innalza vertiginosamente il ritmo nerazzurro, portando all'agognato pareggio nato proprio da una situazione di palla da fermo.

IL DOMINIO SULL'ESTERNO E IL KO - La reazione disperata dell'allenatore azzurro si traduce nell'inserimento di forze fresche in fascia con Politano e Spinazzola - analizza L'Eco di Bergamo -, ma il pallino del gioco è ormai saldamente in mano ai lombardi. L'uno contro uno diventa il territorio di caccia esclusivo dell'Atalanta, che affonda il colpo decisivo proprio sfruttando le catene laterali: un cross calibrato del neoentrato Bernasconi premia il taglio letale e centrale di Samardzic, che firma l'esaltante due a uno. Nel finale, il disperato passaggio degli ospiti a un tridente pesante con Giovane, Lukaku e Højlund si scontra contro la ritrovata solidità difensiva della Dea, incapace di farsi pungere ulteriormente.

Una vittoria che pesa come un macigno nella corsa ai quartieri nobili della classifica, certificando la straordinaria maturità di un gruppo capace di soffrire, riorganizzarsi e colpire con chirurgica spietatezza. L'Atalanta vince e convince, dimostrando che il carattere e le intuizioni tattiche sanno fare la differenza.

© Riproduzione Riservata

Sezione: Rassegna Stampa / Data: Lun 23 febbraio 2026 alle 07:15
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
vedi letture
Print