Il tonfo dell'Inter contro il Bodo/Glimt rappresenta una metafora perfetta e spietata dello stato di salute del calcio italiano. La proporzione è amara ma inequivocabile: la compagine norvegese sta al club nerazzurro esattamente come la Norvegia sta all'Italia. La stagione sportiva, apertasi con le tenebre azzurre di Oslo, prosegue ora con la clamorosa eliminazione della squadra milanese dalla Champions League per mano di una realtà proveniente da una cittadina di appena cinquantaduemila abitanti, dove l'erba naturale fatica persino a crescere. La caduta degli uomini di Cristian Chivu è, in un certo senso, il logico e perfetto prolungamento della disfatta della Nazionale guidata da Luciano Spalletti, e non soltanto per i verdetti emessi dal rettangolo verde.

L'ILLUSIONE DEI SALMONARI - Il copyright dell'etichetta «salmonari», non particolarmente fortunato col senno di poi, appartiene come noto a Paolo Di Canio. Gli va tuttavia riconosciuto il merito di essere stato l'unico a pronunciarlo ad alta voce, facendosi portavoce di un pensiero silente e diffuso: dove potrà mai arrivare la modesta Norvegia al cospetto della potente Italia? I due recenti incroci hanno però emesso una sentenza inappellabile, confermando che la storia, il palmares, le ambizioni e la presunta grandezza di un Paese non scendono in campo. Loro hanno continuato a progredire e ad andare avanti, mentre noi siamo inesorabilmente rimasti al palo.

IL MODELLO SOSTENIBILE E L'ELEFANTE - Il senso di superiorità tricolore si rivela del tutto mal riposto di fronte a una nazione che ha saputo lavorare con programmazione e lungimiranza sul proprio movimento. Il sistema norvegese non si è limitato a produrre ed esportare talenti generazionali, di cui Haaland rappresenta l'esempio più lampante, ma ha anche saputo costruire società di altissimo livello nel panorama internazionale. Questo miracolo sportivo è stato reso possibile sfruttando enormi margini di miglioramento, innanzitutto sul piano economico. I premi Uefa, che in Serie A vengono inseguiti come una disperata boccata d'ossigeno per tappare le falle dei bilanci, per un club come il Bodo/Glimt hanno rappresentato un volano per la crescita strutturale, non un semplice mezzo di sopravvivenza. Il loro calcio risulta fisiologicamente più sostenibile grazie alle sue dimensioni contenute, mentre il nostro appare ormai come un elefante intrappolato in una stanzetta: a corto di ossigeno, incapace di fare l'umile passo indietro necessario per ricostruirsi e, di conseguenza, inesorabilmente costretto a pagare dazio.

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Sezione: Champions League / Data: Mar 24 febbraio 2026 alle 23:01
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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