La beffarda sconfitta incassata contro la Juventus lascia una scia di profonda amarezza, ma non cancella le solide certezze costruite dall'Atalanta. Il tecnico Raffaele Palladino si è detto orgoglioso della prestazione offerta dai suoi ragazzi sul prato della New Balance Arena, sebbene il verdetto finale abbia consegnato l'intera posta in palio ai rivali bianconeri in una serata in cui la Dea avrebbe meritato indubbiamente una sorte migliore.
LA DITTATURA DEGLI EPISODI E IL PESO DELLA SFORTUNA - In un calcio sempre più livellato, dove il divario tecnico tra le grandi si assottiglia, la differenza è dettata inesorabilmente dai singoli episodi. Il rocambolesco gollonzo siglato dall'ex Jeremie Boga è il figlio illegittimo di un cortocircuito difensivo, una punizione eccessiva per una squadra che fino a quel momento aveva concesso letteralmente le briciole. – come analizza puntualmente L'Eco di Bergamo – se in passato la piazza bergamasca aveva goduto di scenari capovolti a proprio favore (basti ricordare la rimonta sul Napoli o il trionfo in coppa proprio contro i piemontesi), questa volta la ruota ha girato nella direzione opposta, punendo oltremodo una formazione che aveva tenuto saldamente in mano il pallino del gioco.
IL SOGNO CHAMPIONS SFUMATO E IL NUOVO ORIZZONTE EUROPEO - Il clamoroso ko interno ridimensiona le ambizioni di vertice in campionato. Con il quarto posto distante ormai sette lunghezze, il miracolo faticosamente rincorso dopo la disastrosa parentesi di Ivan Juric sembra essersi definitivamente arenato. Tuttavia, l'onestà intellettuale impone di sottolineare come l'accesso alla massima competizione continentale non sia svanito sabato sera, ma nei sanguinosi punti dilapidati il mese scorso contro avversarie sulla carta abbordabili come Sassuolo e Udinese. Ora l'orizzonte si sposta con decisione sull'Europa League, un traguardo nobilissimo da conquistare sollevando la Coppa Italia o vincendo il decisivo duello diretto in programma all'Olimpico contro la Roma.
L'APPROCCIO DOMINANTE E IL CONTRACCOLPO MENTALE - Il primo quarto d'ora aveva illuso il pubblico di casa, mostrando un'orchestra perfetta capace di schiacciare la Vecchia Signora e di sfiorare il vantaggio con il clamoroso palo colpito da Giorgio Scalvini. La flessione registrata nella ripresa non va etichettata come un banale calo fisico: il gol a freddo subito a inizio secondo tempo ha spezzato l'inerzia e ferito la squadra nell'orgoglio. È stato un crollo squisitamente mentale, tanto che nei minuti finali i nerazzurri hanno tentato un assalto furioso, a dimostrazione di una tenuta atletica che non è mai stata in discussione nemmeno durante i recenti tour de force.
L'ERRORE ISOLATO E IL MAL DI GOL - Sebbene l'allenatore abbia elogiato il «dominio e venti tiri concedendo poco», la partita ha messo a nudo un'imperfezione offensiva che si trascina da inizio anno. La squadra costruisce tantissime potenziali situazioni, ma fatica a trasformarle in occasioni nitide negli ultimi, fatidici sedici metri. A questo limite strutturale si è aggiunto il grave e insolito pasticcio collettivo che ha coinvolto Marco Carnesecchi, Berat Djimsiti e lo stesso Scalvini. Un errore da isolare, che non scalfisce minimamente il valore di un reparto eccezionale, ma che costringe a riflettere sulla mancanza di cinismo in avanti. In questo senso, il tanto atteso rientro in campo di Gianluca Scamacca rappresenta la vera, vitale buona notizia da cui ripartire per ritrovare l'antico vizio del gol.
La strada verso la fine della stagione è ancora lunga e ricolma di trappole, ma il gruppo ha dimostrato di essere vivo, qualitativo e battagliero. Servirà ripulire la mente dalle scorie di questa delusione per lanciare la volata verso la Capitale con rinnovata ferocia.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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