A Bergamo il suo nome è ancora oggi pronunciato con rispetto e affetto. Stefano Colantuono, sette stagioni in nerazzurro, tra il 2005 e il 2007 e poi dal 2010 al marzo 2015, è stato uno degli allenatori più importanti della storia recente dell’Atalanta. Anni in cui la Dea ha ritrovato stabilità, solidità e continuità nel massimo campionato. Un lavoro lungo e profondo che l'ha reso uno dei tecnici più amati dalla tifoseria bergamasca, tra quelli che hanno contribuito a costruire l’identità moderna del Club. Il tecnico romano, però, nella stagione 2015-16 ha allenato anche l’Udinese. Conosce bene entrambe le realtà e guarda con attenzione alla sfida di domenica.
LA COPPA ITALIA E LA GARA CON LA LAZIO
Mister, partiamo dal 2-2 a Roma, con l’Atalanta che, sotto due volte, ha riacciuffato il pareggio. È un’Atalanta che si esprime meglio sotto pressione?
«Non credo che l’Atalanta si esprima meglio quando è sotto pressione. Penso piuttosto che la partita con la Lazio rientri in una dinamica abbastanza classica. Al di là dei problemi ambientali che conosciamo, la Lazio è una squadra valida, con buoni giocatori. È normale quindi che possa anche passare in vantaggio. L’Atalanta però è stata brava a rimettere sempre la partita in equilibrio e nel complesso ha disputato una buona gara. È stata anche sfortunata: ha colpito un legno. Ha fatto una buona partita».
E ha portato a casa un risultato utile in vista della gara di ritorno a Bergamo?
«Sappiamo tutti cosa significhi giocare a Bergamo: ci sarà tanta gente, una carica emotiva importante. Il risultato quindi va più che bene ai nerazzurri, ma la Lazio non va sottovalutata perché, al di là delle polemiche, resta una squadra valida».
Lei si aspetta una finale di Coppa Italia tra chi?
«È difficile fare pronostici. Atalanta-Lazio è una partita ancora tutta da giocare. È vero che l’Atalanta, giocando in casa al ritorno, parte con un piccolo vantaggio, ma se i nerazzurri pensano che il fattore campo possa essere determinante da solo, allora sbagliano. La finale bisogna guadagnarsela sul campo: l’Atalanta parte con un leggero vantaggio, ma la partita va giocata e va giocata pure bene. Per quel che riguarda l’altra semifinale, io vedo sempre l’Inter davanti a tutti. Ormai ha praticamente vinto il campionato. Ha la rosa più ampia e importante e un allenatore che si è dimostrato bravissimo. Però sappiamo com’è il calcio: è sempre pieno d’imprevisti. Ma se devo fare un pronostico sulla carta, io vedo l’Inter favorito sul Como e leggermente l’Atalanta sulla Lazio».
In un momento così importante della stagione per la squadra nerazzurra, quanto incidono le assenze di De Ketelaere e Raspadori?
«Avere tutti a disposizione è sempre meglio. Io sono sempre partito da questo presupposto. Poi che l’Atalanta riesca a sopperire in alcuni casi è un merito dello staff, della squadra e di tutti, ma chiaramente avere a disposizione due giocatori di quel calibro aumenta sicuramente le possibilità di ottenere il risultato pieno».
LA SVOLTA CON PALLADINO E LA SFIDA ALL'UDINESE
Noi c'eravamo sentiti alla vigilia di Udinese-Atalanta, all’andata. In quel caso una brutta Atalanta. Quanto è cambiata da allora?
«Intanto è cambiato l’allenatore. Io non dico se sia meglio uno o l’altro. Secondo me Juric non ha avuto nemmeno il tempo di lavorare come avrebbe voluto. Lui aveva un metodo. Palladino ne ha uno diverso. È inutile fare paragoni tra i due. È però evidente che qualcosa sia cambiato e che Palladino abbia impresso una svolta a livello di risultati».
Le piace quest’Atalanta? La diverte?
«Mi piace. Ricalca molto quella che eravamo abituati a vedere a Bergamo negli anni passati. Magari con qualche sfumatura diversa, ma lo spirito è quello. Ed è una squadra che continua a essere molto bella da vedere».
Che partita si aspetta tra Atalanta e Udinese?
«L’Udinese viene da una vittoria importante a Firenze, quindi arriva con entusiasmo. È una squadra fisica, dinamica, che corre molto. È sempre difficile da affrontare e sarà un bel test per i nerazzurri. Ci vorrà un’Atalanta tosta per portare a casa il risultato. L’errore più grande sarebbe sottovalutarla. L’Udinese non va mai sottovalutata perché ha caratteristiche che possono mettere in difficoltà chiunque».
Giocare contro una squadra che, in linea di massima, non ha più nulla da chiedere al campionato, è un vantaggio o può diventare anche uno svantaggio?
«Io credo poco al fatto che le squadre abbiano più o meno da chiedere al campionato. La storia che le squadre senza obiettivi giochino con meno motivazioni secondo me vale fino a un certo punto. Quando arriva il giorno della partita, chi scende in campo non pensa alla classifica. I giocatori giocano sempre per fare bene, per rendere al massimo delle proprie potenzialità, e la partita diventa sempre difficile. Capisco che l’Udinese possa non avere più nessun tipo di obiettivo in questo campionato, ma per farla scivolare in questo pensiero, l’Atalanta dovrà comunque disputare una partita importante. Deve andare forte, giocare. Nessuno ti regala nulla. I giocatori ci tengono sempre a fare bella figura e nell’Udinese ci saranno sicuramente quelli che vogliono conquistarsi la riconferma, quelli che vogliono allungare il contratto e altri ancora che vorranno mettersi in mostra perché hanno mercato. Le motivazioni non mancano mai. Per questo la partita non sarà facile, al di là della classifica dell’Udinese, che oggi è già ben consolidata».
C’è un giocatore che potrebbe rivelarsi determinante da una parte o dell’altra?
«Secondo me è difficile individuare un singolo giocatore che possa essere determinante. Entrambe danno l’impressione di essere due squadre che hanno basato il loro percorso, con risultati diversi, più sul collettivo che sul singolo».
GLI OBIETTIVI E IL LEGAME CON BERGAMO
Secondo lei l’Atalanta dove può arrivare in campionato? Il quarto posto è ancora possibile?
«Di partite ce ne sono ancora molte e i punti da recuperare non sono tanti, ma ci sono diverse squadre che lottano per lo stesso obiettivo. Secondo me l’Atalanta può ancora fare un pensiero al posizionamento in Champions League, però deve fare un percorso importante per riuscire ad agganciare la posizione. L’Atalanta, però, questo l’ha nelle corde. Io punterei al quarto posto, anche per non avere nessun rimpianto. Deve provarci: sei punti si possono recuperare».
E con il Bayern, invece?
«Le partite non si possono considerare decise e finite prima ancora di giocarle. È chiaro che quando incontri squadre importanti, un top club europeo, diventa più difficile, ma l’Atalanta negli ultimi anni ci ha abituati a tante belle sorprese. Anche per questo credo che le partite vadano sempre giocate: a tavolino non c’è mai niente di deciso».
Mister, ma lei oggi tifa Atalanta?
«Ho sempre un occhio di riguardo per la Sambenedettese, dove vivo e ho iniziato la mia carriera da allenatore. Quindi la seguo sempre costantemente con piacere. Ma l’Atalanta è comunque la mia squadra del cuore. A Bergamo ho vissuto sette anni. Lì è nato anche mio figlio. È impossibile non esserne rimasto legato indissolubilmente. Bergamo fa parte della mia vita, quindi è normale avere un legame forte con la città e con la squadra».
Da osservatore attento e da ex tecnico profondamente legato all’ambiente nerazzurro, Colantuono guarda all’Atalanta di oggi con interesse e affetto. La squadra è cambiata, il livello si è alzato e gli obiettivi sono diventati sempre più ambiziosi, ma lo spirito resta quello che a Bergamo ha sempre fatto la differenza. E proprio per questo, alla vigilia della sfida con l’Udinese, il suo messaggio è chiaro: le partite vanno giocate senza calcoli e senza sottovalutare nessuno. Un principio semplice, ma che chi ha vissuto a lungo l’Atalanta sa bene essere parte della sua identità più profonda.
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