Giovanni Barsotti è uno dei volti più freschi e interessanti del giornalismo sportivo italiano. Padovano, bordocampista di DAZN, ha saputo portare il racconto del pallone anche su YouTube, Twitch e Instagram, conquistando una fanbase solida grazie a uno stile autentico e appassionato. La sua cifra? Raccontare il calcio attraverso aneddoti, sfumature ed emozioni, trasformando ogni partita in un’esperienza immersiva. Sabato era a bordocampo per Atalanta-Cagliari e TuttoAtalanta.com lo ha intercettato per un’analisi esclusiva sul momento dei nerazzurri.
Giovanni, partiamo dai complimenti pubblici che mister Palladino ti ha fatto in sala stampa dopo la gara col Cagliari.
«Voglio svelarvi un retroscena - racconta a TuttoAtalanta.com -. Quando allenava il Monza, mi è capitato di giocare una partita di calciotto insieme a lui. Feci un assist con uno scavino e lui si complimentò sinceramente per il gesto tecnico, nonostante io non giochi più da dieci anni e sia sempre stato un calciatore mediocre. Quei complimenti mi fecero arrossire. Sabato, invece, è stato molto gentile ed elegante nel non sottolineare che gli avessi posto una domanda decisamente troppo lunga. L'eleganza è una sua caratteristica distintiva, ma lì avevo sbagliato io».
Hai seguito spesso l’Atalanta da vicino: com’è cambiata con il nuovo allenatore?
«Vedo gli attaccanti più sciolti, più liberi di variare su tutto il fronte offensivo. E poi noto un cambiamento netto nella fase di non possesso: c’è meno "isteria" nell’uomo su uomo a tutto campo e una pressione meno esasperata rispetto al passato».
Punti di forza e di debolezza attuali?«Il punto di forza è la profondità e la qualità della rosa: i cambi permettono tante varianti tattiche. Il punto debole, paradossalmente, è la necessità di smarcarsi dai meccanismi gasperiniani. Certi automatismi erano perfetti con Gasperini, ma senza di lui diventano
difficili da replicare. La stagione ci dice che la squadra va a mille quando i ritmi sono alti, come in Champions, mentre fatica nelle partite "sporche", più lente, contro avversari chiusi. L’Atalanta deve imparare a vincere anche a bassa intensità».
Credi che l’obiettivo Europa sia ancora alla portata?
«Assolutamente sì, anzi, deve essere l'obiettivo minimo. Per come sono partite le altre, però, vedo dura la rincorsa alla Champions League. Ma qualificarsi per l'Europa League o la Conference sarebbe comunque un ottimo risultato in termini di stabilità, specialmente nel primo anno post-Gasperini».
Chi può trascinare la squadra nella risalita?
«De Ketelaere, supportato da un grande Scamacca. Con Palladino, Gianluca si è preso definitivamente la maglia da titolare: il ballottaggio iniziale con Krstovic non gli aveva giovato. Scamacca è un attaccante da Nazionale da sempre: se sta bene fisicamente, è la punta più completa che abbiamo in Italia. Sono un suo grande fan».
Ciro Ferrara ha detto che il tridente dell’Atalanta è superiore a quelli di Roma, Juve e Napoli. Sei d'accordo?
«Credo che quello della Roma sia un gradino sotto. Il Napoli, però, con Hojlund, Lukaku, De Bruyne e batterie di esterni come Politano, Lang e Neres, è superiore a livello di nomi e profondità. Anche la Juve, se Zhegrova stesse bene e tutto girasse a dovere, avrebbe un potenziale offensivo enorme con Vlahovic, Openda, Yildiz e David. Diciamo che l'Atalanta se la gioca, ma Napoli e Juve sulla carta hanno qualcosa in più».
Quanto peserà l'assenza di Lookman per la Coppa d'Africa?
«È un giocatore fondamentale, ma l'Atalanta ha un asso nella manica finora poco utilizzato: Daniel Maldini. Ha disputato la sua miglior stagione proprio a Monza con Palladino e sono convinto che il mister saprà valorizzarlo per sopperire all'assenza del nigeriano. Senza dimenticare Sulemana. Diciamo che è un'assenza pesante ma gestibile, perché la rosa offre alternative già pronte».
Quante chance ha l’Atalanta di qualificarsi direttamente agli ottavi di Champions senza passare dai playoff?
«Altissime. Direi l'85%. Il calendario prevede l'Athletic in casa e l'Union Saint-Gilloise in trasferta: bastano 4 punti e sono alla portata. L’Athletic è tosto, ma al Gewiss l'Atalanta ha battuto il Chelsea e può battere chiunque. Evitare i playoff è cruciale per alleggerire il calendario, e credo ce la faranno».
Domenica c'è il Genoa di De Rossi, fresco di vittoria sull'Inter.
«Il Genoa è in fase di ridefinizione, proprio come l'Atalanta. De Rossi sta dando un'impronta quasi "gasperiniana", con quinti di centrocampo molto aggressivi e grande intensità. Sarà un avversario fastidioso, ma l'Atalanta è superiore e deve pensare solo a se stessa».
Sarà una gara diversa rispetto a quella di Coppa Italia?
«Sicuramente. In Coppa il Genoa non si è quasi visto. Domenica mi aspetto un'altra storia. L'Atalanta dovrà fare attenzione alla spinta di Norton-Cuffy, mentre il Genoa dovrà temere la fame di punti dei nerazzurri, che non possono più sbagliare contro le "piccole" se vogliono trovare continuità».
Da bordocampista, che ne pensi della New Balance Arena?
«È uno stadio meraviglioso. Lo era già prima, ora è un gioiello. La postazione a bordocampo è la migliore d’Italia: coperta, comoda, posizionata proprio tra le due panchine. Altrove ti danno uno sgabello, qui sei su una poltrona vera. La Curva è impressionante e il manto erboso sempre perfetto. L'ho visto recentemente anche dall'alto, da Città Alta: sembra uno stadio tedesco. Un piccolo capolavoro di architettura sportiva».
Il tuo stile mixa statistiche ed emozioni. È la chiave per avvicinare i giovani?
«È il giornalismo che ho sempre amato da fruitore, dai racconti di Federico Buffa alle telecronache di Marianella sulla Premier. Non cerco di piacere a tutti i costi: racconto semplicemente ciò che mi diverte e mi emoziona, convinto che il calcio non sia una bolla separata dalla realtà, ma la sua rappresentazione perfetta».
Giovanni Barsotti conferma che il giornalismo sportivo può andare oltre la cronaca spiccia: è narrazione, empatia, ritmo. Con il suo stile fresco e diretto, capace di unire competenza tattica e gusto per l'aneddoto, si conferma una delle voci più promettenti e originali del nostro panorama.
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