Sette mesi, una stagione, tre allenatori in panchina e una rivoluzione tecnica che ha investito anche l'area sportiva. La fine dell'esperienza di Raffaele Palladino a Bergamo ha aperto un dibattito che va oltre la semplice valutazione dei risultati. Ne abbiamo parlato con Adriano Ancona, giornalista che segue il mondo del calcio con regolarità su Sportitalia, al quale abbiamo chiesto una lettura senza filtri di quanto accaduto nell'Atalanta di questi dodici mesi, tra gestione della rosa, comunicazione interna e scelte che hanno lasciato più di un interrogativo.
LA DIAGNOSI - Il giudizio di Ancona sull'Atalanta è netto e parte da lontano. «Sarà fondamentale tenere la barra dritta, contrariamente a quanto fatto a contorno degli ultimi dodici mesi», esordisce il collega. «Nello specifico, l'Atalanta ha sbagliato l'inizio e la fine». Errori che, a suo avviso, hanno una precisa responsabilità: «Qualcuno dovrebbe farsi un prolungato esame di coscienza: mi riferisco a chi ha trattenuto Tony D'Amico all'Atalanta l'anno scorso mentre ora fa demagogia sui personalismi». Al centro delle critiche anche la gestione del caso Ademola Lookman: «Incapacità di gestire il caso, con tanto di uscite controproducenti. Nel calcio non si trattiene nessuno controvoglia: da un attaccante, che nel caso di Lookman arrivava dalla miglior stagione in carriera — venti gol — ma con la testa altrove ne segna due in tutta l'andata, al direttore sportivo». E la frecciata finale è diretta: «Adesso provano anche a fargli la morale a Palladino, per non assumersi certe responsabilità».
MERITAVA FIDUCIA? - Sulla domanda se Palladino meritasse una chance ulteriore, Ancona non ha dubbi: «Direi proprio di sì — risponde — mi sembra chiaro che da parte della società ci sia stato il manifesto dell'incoerenza, partendo dall'inizio: come fa Luca Percassi a definire Palladino un predestinato e poi trattarlo così?». Il punto più duro riguarda la mancanza di chiarezza nei momenti decisivi: «Quando in pentola bolliva altro, ovvero la rivoluzione decisa dalla società, nessuno si è preso la responsabilità di fare chiarezza — spiega il giornalista — né pubblicamente e nemmeno, a quanto pare, in privato». La strategia comunicativa adottata viene descritta con parole taglienti: «Una strategia originale, quella di presentare una sorta di dossier e inquadrarlo come uno che se l'era cercata. Gli sono state fatte trovare su due giornali diversi le motivazioni di quello che pensava l'Atalanta, invece di esprimersi direttamente con lui». Ancona cita anche un episodio rivelatore: la società avrebbe fatto veicolare il proprio disappunto per l'assenza di Palladino alla finale di Coppa Italia Primavera tra Juventus e Atalanta. «Quel giorno però in tribuna mancava anche D'Amico — sottolinea Ancona — e, soprattutto, in quel momento l'Atalanta una decisione sul futuro di Palladino l'aveva già presa».
COSA HA PESATO - L'analisi del collega si chiude con una valutazione del profilo umano e tecnico del tecnico campano — come riferisce al portale oggisportnotizie.it — che non lascia spazio a letture di segno opposto: «Palladino attendeva maggior dialogo da parte della società, una comunicazione più chiara e non situazioni da interpretare e basta». Il bilancio sportivo, per Ancona, parla da solo: «Ha interrotto la caduta libera di una squadra che rischiava di chiamarsi fuori dall'Europa nel modo peggiore, prima del suo arrivo. Ha battuto Chelsea — i campioni del mondo in carica — e Borussia Dortmund, reso l'Atalanta la squadra italiana più produttiva in questa Champions e datole un senso logico». E sul piano del rapporto con il gruppo: «I suoi valori umani sono sotto gli occhi di tutti, basta chiedere ai giocatori che in blocco avrebbero voluto rimanesse all'Atalanta».
Palladino ha già salutato con un messaggio d'addio. Ora tocca a Cristiano Giuntoli e a Maurizio Sarri raccogliere i cocci e ridare una direzione chiara a un club che, nelle parole di Ancona, ha pagato a caro prezzo dodici mesi di comunicazione confusa e scelte contraddittorie.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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