Un primo tempo di scarsa intensità, episodi arbitrali tutti sfavorevoli e una mezz'ora finale capace di mettere alle corde il Milan. Nella sala stampa di San Siro, al termine di Milan-Atalanta 3-2, Maurizio Sarri ha analizzato la sconfitta della sua Atalanta. Il tecnico nerazzurro ha spiegato cosa è mancato nella prima frazione, è tornato sui tocchi di mano valutati in modo diverso nelle due aree e sulle proteste non sanzionate con l'espulsione, ha elogiato la tenuta mentale dell'esordiente Obric, ha motivato la gestione dei cambi e ha tracciato un primo bilancio sul percorso di crescita della squadra, chiamata ad affrontare l'emergenza in difesa affidandosi ai giovani.

Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com

Maestro, per un pelo non siete arrivati al 3-3 in rimonta: che cosa è mancato soprattutto all'inizio a questa Atalanta?
«Per quanto riguarda il 3-3, abbiamo fallito la palla del pareggio a sei minuti dalla fine, più cinque di recupero, e con l'inerzia che aveva la partita in quel momento era più facile vincerla che pareggiarla. All'inizio ci sono mancate tante cose: scarsa intensità difensiva, scarso livello di aggressività, ed era troppo facile per loro uscire palleggiando dalla propria metà campo. E poi una serie di episodi che per noi sono stati tutti sfavorevoli. Tre tocchi di mano nelle due aree: nella nostra è sempre stato chiamato il VAR, in quella del Milan no. Il primo rigore, sinceramente, è molto leggero, perché il movimento di Obric mi sembrava molto congruo: se si chiama il VAR per quello, lo si chiama anche per De Winter. Poi oggi ho scoperto che ci sono giocatori che possono mandare ripetutamente a fare in c… l'arbitro e, per regolamento, non vengono espulsi: questa è una scoperta nuova. Poi abbiamo fatto benissimo gli ultimi trenta-trentacinque minuti, alzando intensità e ritmo e mettendoli in difficoltà, e non parlo di una reazione soltanto nervosa, perché è stata una reazione anche di buona qualità dal punto di vista calcistico. Ci rimane un po' di delusione per il risultato, però da questa partita dobbiamo uscire anche con una maggiore convinzione che stiamo diventando una squadra».

Come considera questa tappa del suo percorso: un passo avanti, un passo indietro o un passo laterale? E come sta Kolasinac?
«Bisogna analizzare tutte le situazioni. Te l'ho detto: nel primo tempo abbiamo delle responsabilità, quindi dovremo analizzare tutto quello che abbiamo sbagliato, perché non c'è stata l'aggressività che ci dovrebbe essere. E poi analizzeremo il secondo tempo, in cui tutto ha cominciato a funzionare e loro si sono chiusi in area, messi in grande difficoltà. Quindi c'è un passo in avanti e c'è un passo indietro. Però, te l'ho detto, uscire da San Siro dopo aver chiuso il Milan nella propria area per mezz'ora ci deve far prendere anche consapevolezza. Su Kolasinac, al momento, ancora non so nulla: non ho parlato né con lui né con il dottore, e penso che anche il dottore fino a domani o dopodomani mi direbbe poco».

Ha letteralmente gettato nella mischia Obric al suo esordio assoluto in Serie A, in un momento difficile: dopo un inizio choc ha giocato a testa alta. Come giudica la sua prova?
«È stato molto bravo, perché è un giocatore che all'esordio in Serie A, alla prima palla, ha procurato un rigore, e la cosa poteva avere risvolti psicologici drammatici. Invece è rimasto dentro la partita e alla fine ha fatto la sua gara: dal punto di vista mentale è stato molto, molto bravo».

Dopo il primo tempo che abbiamo visto, era forse il caso di anticipare all'intervallo i due cambi fatti dopo un quarto d'ora della ripresa, inserendo Gaetano e Pasalic?
«Forse, all'intervallo sì. Prima no, perché erano rimasti solamente due slot. È anche vero che nel primo tempo non avevo la sensazione che cambiando due giocatori si potesse cambiare la partita: era un po' tutta la squadra a essere poco intensa, poco aggressiva, poco propositiva, quindi ho deciso di andare avanti ancora per qualche minuto. Sinceramente, quando abbiamo fatto i cambi, la mia sensazione era che avessimo già ripreso in mano la partita. I subentrati sono stati tutti bravissimi, perché sono entrati molto bene, ma probabilmente in campo hanno trovato una situazione già leggermente diversa da quella del primo tempo».

Facendo un mini bilancio a quasi un quinto di campionato, qual è l'aspetto della squadra che la convince di più, dove vede più miglioramenti, e quale quello su cui non è ancora riuscito a incidere come vorrebbe?
«Nella fase difensiva sicuramente non ho ancora inciso tantissimo, perché dobbiamo migliorare, e non parlo solo della linea difensiva, ma della fase difensiva globale. Nella capacità di essere pericolosi e nella qualità del palleggio, invece, mi sembra che la squadra sia in un'evoluzione estremamente positiva, un'evoluzione che negli ultimi quindici-venti giorni si è anche velocizzata».

Come si affronta l'emergenza difensiva con impegni così ravvicinati? Quanto la preoccupa e quanto invece le dà fiducia avere a disposizione dei giovani?
«Si affronta come abbiamo fatto nelle ultime due partite: facciamo debuttare i ragazzi più giovani, ed è inutile stare qui a piangersi addosso. Le partite ci sono e vanno giocate, e abbiamo la fortuna che l'Atalanta solitamente ha giovani di ottimo livello: si buttano dentro qualche mese prima del previsto».

Una sconfitta che lascia rabbia per gli episodi ma anche segnali importanti: Sarri non nasconde le responsabilità del primo tempo, rivendica la qualità della reazione e indica nella fase difensiva globale il cantiere ancora aperto. Con la difesa decimata, sarà ancora una volta il vivaio a dover rispondere presente, qualche mese prima del previsto.

© Riproduzione Riservata

Sezione: Primo Piano / Data: Dom 18 ottobre 2026 alle 21:02
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
vedi letture