Ci sono battesimi che si celebrano in una chiesa piena di fiori e altri che arrivano sotto un temporale, quando nessuno se li aspetta. Quello di Relja Obrić appartiene alla seconda specie. Domenica sera a San Siro aveva appena cominciato a piovere quando Kolašinac si è fermato per un problema muscolare, poco prima del ventesimo minuto, e Maurizio Sarri si è voltato verso la panchina per chiamare un ragazzo sloveno di vent'anni che in Serie A non aveva mai giocato un minuto.

Quello che è successo dopo lo sanno tutti. Un paio di minuti, un tiro di Musah da fuori area, il pallone che sbatte sul braccio largo, il richiamo del VAR e il rigore trasformato da Gonçalo Ramos. Poi, prima dell'intervallo, la serpentina di Rabiot che lo supera e porta il Milan sul due a zero. Le pagelle sono state impietose, e i voti più bassi della serata portano il suo nome. È giusto dirlo senza giri di parole: non è stato l'esordio che sognava.

Ma è altrettanto giusto ricordare in quali condizioni è arrivato. Obrić è entrato praticamente a freddo, contro un Milan imbattuto che in quel momento dominava la partita, in una difesa che aveva già perso Scalvini, Hien e Kossounou e che di colpo perdeva anche il suo uomo d'esperienza, Kolašinac. La regola sul fallo di mano punisce ogni settimana difensori ben più navigati per gesti identici. Quella stessa sera è toccato anche a Kristensen, con un secondo rigore che Carnesecchi ha parato.

E poi c'è la partita intera, che non si è chiusa con i suoi errori. La Dea è risalita fino al tre a due con Gaetano e Krstović e ha chiuso il Milan nella sua area per gli ultimi dieci minuti. Una squadra che reagisce così non lascia indietro nessuno, tanto meno il più giovane.

Il primo a non lasciarlo solo è stato Sarri. Ai microfoni di DAZN, al termine della partita, ha risposto così a chi gli chiedeva quanto pesasse la sfortuna del suo giovane difensore: «È stato anche bravo a non farselo pesare addosso più di tanto, perché è riuscito a rimanere in campo abbastanza lucido e a fare la sua partita. Quindi è stato sfortunato, però è stato anche bravo a rimanere dentro la partita». Detto dal tecnico che lo ha mandato in campo nel momento più difficile, vale più di qualsiasi voto in pagella: l'episodio è stato sfortuna, la reazione è stata merito.

Chi conosce Obrić sa che la sua storia merita pazienza. È arrivato dal Partizan Belgrado nel 2023, è cresciuto dalla Primavera all'Under 23 in Serie C, e in queste settimane ha meritato la convocazione con la Slovenia Under 21. In estate la società aveva scelto di non prendere un altro centrale anche perché credeva nella sua crescita. Una serata storta non cancella quella valutazione: la mette alla prova, che è un'altra cosa.

Bergamo ha visto nascere difensori che oggi giocano ad altissimi livelli, e sa che il talento difensivo si costruisce anche sugli errori, soprattutto su quelli commessi in uno degli stadi più grandi d'Europa. Con il reparto ridotto all'osso, la prossima occasione arriverà presto. Sarà quella la vera prova: non come si cade, ma come ci si rialza.

Il battesimo di San Siro è stato bagnato più dalla pioggia che dagli applausi. Ma i battesimi servono a dare un nome, non un voto. Da domenica Relja Obrić è un difensore di Serie A. Il resto lo scriverà lui.

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Sezione: Altre news / Data: Dom 18 ottobre 2026 alle 20:51
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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