La voce circolava da giorni, ieri sera è arrivata la conferma: Roberto Mancini non è più l'allenatore dell'Al Sadd. Con il club di Doha, trascinato a una rimonta sontuosa fino alla conquista del campionato qatariota, il tecnico marchigiano ha deciso di chiudere i rapporti. Una scelta che profuma di ritorno a casa, perché dietro questo passo indietro è impossibile non leggere la speranza di riprendersi la panchina della Nazionale.
L'INDIZIO DI PARMA - I segnali, del resto, erano già nell'aria. «Non ho trovato quello che cercavo», aveva confidato pochi giorni fa al Festival della Serie A, lasciando intendere con chiarezza le proprie intenzioni. Rientrato da poco accanto ai suoi giocatori per la Coppa dell'Emiro, l'allenatore di Jesi ha salutato in fretta anche quel torneo: privo di molti nazionali, l'Al Sadd è caduto in finale per 4-1 contro l'Al Gharafa. Archiviato l'ultimo impegno, a sette mesi dal suo arrivo, il Mancio si è fatto da parte.
IL DESIDERIO AZZURRO - Negli ultimi tempi Mancini ha evitato di pronunciarsi in modo esplicito sull'ipotesi di un ritorno in azzurro, ma il suo pensiero non è un mistero: sogna una seconda chance da commissario tecnico. Lo aveva ammesso senza filtri in un'intervista di un anno fa, datata 12 giugno 2025: «Per un allenatore non c'è cosa più bella che guidare la Nazionale: io ho vinto con i club, ma se vinci con l'Italia è un'altra cosa». E ancora, sul ritorno a Coverciano: «Si tornerebbe sempre dove si è stati felici e io a Coverciano stavo da dio, con tutti. C'era proprio un bel clima».
IL RICORDO DI WEMBLEY - Quel clima ha il volto della notte magica dell'11 luglio 2021, quando gli azzurri piegarono l'Inghilterra padrona di casa e riportarono in Italia il titolo continentale a 53 anni di distanza dall'ultima volta. Una serata che resta indelebile anche per la presenza, splendida e commovente, di Gianluca Vialli. Emozioni che parlano soprattutto ai più giovani, a chi non ha memoria di cosa significhi sostenere la propria Nazionale in un Mondiale, oggi che la rassegna iridata si guarda da spettatori.
LA MACCHIA DA CANCELLARE - Resta, però, la ferita di quell'addio improvviso: la pec recapitata nella torrida estate del 2023, che fece infuriare un po' tutti, dal presidente federale Gabriele Gravina ai tifosi. In un Paese dove il pallone è cosa seria, certe ferite si possono perdonare ma non dimenticare. Lui lo sa, e ha già chiesto scusa, riconoscendo di aver «preso delle decisioni sbagliate. Si fanno degli errori pensando di essere sempre nel giusto». Una contrizione che pesa, soprattutto ricordando che proprio la Bosnia di Sead Kolašinac è oggi al Mondiale al posto degli azzurri.
LA QUESTIONE ECONOMICA - Per dimostrare quanto ci tenga, e per convincere che è davvero disposto a quell'«atto d'amore per il calcio» invocato da Giovanni Malagò, candidato favorito alla presidenza federale, Mancini sarebbe pronto a firmare un contratto in linea con i parametri Figc, attorno ai due milioni di euro – come riferisce La Gazzetta dello Sport. C'è chi, dalle parti di via Allegri, sostiene che per cancellare davvero lo sgarbo dell'addio verso i 30 milioni l'anno dell'Arabia Saudita dovrebbe addirittura accettare di lavorare gratis per un anno. Scenari, appunto, ma la volontà di venire incontro alle esigenze del prossimo presidente c'è tutta.
GLI ALTRI NOMI - Malagò, sul tema, resta giustamente blindato. Le urne aprono il 22 giugno e prima di allora preferisce non sbilanciarsi: «I giochi si fanno dopo il voto». Qualche sondaggio sulle disponibilità, però, è inevitabilmente già partito. Le quotazioni di Antonio Conte sono leggermente calate: ha richieste differenti rispetto a Mancini e, pur avendo parlato di un possibile anno di pausa dopo l'addio al Napoli, è probabile si guardi attorno aspettando un club di rango. Sullo sfondo c'è l'idea Pep Guardiola, più di una semplice suggestione ma di complicata sostenibilità economica, percorribile soltanto coinvolgendo una nutrita schiera di sponsor — impresa non impossibile, vista la portata del nome. Intanto l'Italia attende dal dodicesimo posto del ranking di scoprire chi guiderà la rinascita.
Mancini, dal canto suo, la sua mossa l'ha fatta. Ora non resta che attendere il 23 giugno.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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