Il Mondiale più grande di sempre, quello allargato a 48 squadre, da domani entra nella fase decisiva con i sedicesimi di finale. E, al di là delle critiche iniziali piovute da molti addetti ai lavori, i numeri raccontano di una scommessa che la FIFA sembra aver vinto.
I NUMERI DEL SUCCESSO - A parlare sono soprattutto le cifre. Durante Ecuador-Germania, al New York/New Jersey Stadium, l'affluenza complessiva del torneo ha superato il precedente primato di 3.587.538 spettatori fissato a USA 1994: al termine anche di Costa d'Avorio-Curaçao il nuovo record ha toccato quota 3.605.357, destinato a salire ancora grazie al maggior numero di gare. Bene pure gli ascolti, con le partite trasmesse in chiaro su Rai 1 oltre la media dei 4 milioni e con Francia-Senegal a superare i 5,6 milioni, sfida più vista dell'anno al netto dei playoff dell'Italia. Non sorprenderebbe, dunque – come analizza Calcio e Finanza –, se a breve la federazione annunciasse l'edizione più redditizia di sempre: secondo le stime di Unicredit un tagliando per la finale di New York sfiora gli 8.700 dollari, oltre cinque volte il costo della finale di Qatar 2022. Incassi che le permetteranno di finanziare l'intero prossimo quadriennio.
LE CRITICHE NON SONO MANCATE - Il quadro, però, non è privo di ombre. Sul banco degli imputati sono finiti i controlli doganali estenuanti riservati soprattutto ai calciatori delle nazionali africane, le limitazioni patite dall'Iran (con quartier generale in Messico) e il caso dell'arbitro somalo Omar Artan, a cui è stato negato l'ingresso negli Stati Uniti per ragioni di sicurezza. Non sono mancate le polemiche sul costo dei biglietti — anche se gli stadi si sono riempiti quasi sempre, con un tasso del 99,6% dopo il secondo turno — né quelle sugli hydration break giudicati troppo lunghi. Quanto alla qualità del gioco, accusata di risentire del numero di partecipanti, vale la pena ricordare che le goleade delle big si sono contate sulle dita di una mano e che scarti clamorosi hanno sempre accompagnato la storia dei Mondiali.
LA STRATEGIA DELL'«EVANGELIZZAZIONE» - Dietro l'allargamento c'è un disegno preciso. L'obiettivo di lungo periodo della FIFA è difendere il primato del calcio come sport più popolare del pianeta, in particolare in casa di quegli sport americani considerati i suoi rivali più temibili. Ecco perché le vere beneficiarie dell'espansione non sono Europa e Sudamerica, già ampiamente rappresentate, bensì Asia, Africa e Nord America, dove il pallone ha ancora margini di crescita. La scommessa di Gianni Infantino appare riuscita, al punto che persino il suo storico avversario Michel Platini ne aveva riconosciuto la necessità. E il torneo, di fatto, vive di due anime: la fase a gironi come grande festa globale, quella a eliminazione diretta — col tabellone in stile tennistico — come terreno in cui si decide per davvero il titolo.
IL NODO DELLE 64 SQUADRE - Proprio per questo, ai vertici si ragiona già sul prossimo passo. «Abbiamo discusso di un Mondiale a 64 nazionali [...] ma ora godiamoci questa edizione a 48», ha ammesso Infantino. Con sedici gironi anziché dodici, del resto, le prime due di ogni gruppo basterebbero a comporre le 32 della fase a eliminazione diretta, senza ricorrere al ripescaggio delle migliori terze. Un meccanismo che ha già mostrato il suo limite: le terze dei gironi conclusisi più tardi hanno potuto calcolare il risultato utile, vantaggio negato a chi aveva giocato prima. Non è un problema inedito, se è vero che il tabellone a eliminazione diretta venne reintrodotto nel 1986 per archiviare la stagione degli scandali: dal sospetto 6-0 dell'Argentina padrona di casa sul Perù nel 1978, utile a scavalcare il Brasile, fino al girone del 1982 in cui la tripletta di Paolo Rossi spazzò via i calcoli verdeoro.
Da domani, comunque, si fa sul serio. Esaurita la grande festa dei gironi, il Mondiale entra nel suo cuore: cinque turni a eliminazione, in gara secca, dove non sarà più concesso calcolare nulla.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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