Ieri, in queste pagine, si raccontava di come Zinédine Zidane ritrovasse l'Italia vent'anni dopo la notte di Berlino, quella della testata, del rosso, della coppa che passò accanto a lui senza essere guardata. La storia ha scelto di non scrivere un finale netto. Allo Stade de France è finita 1-1, con la sua Francia padrona del pallone e un'Italia che ha resistito, ha colpito in contropiede con un difensore e ha trovato in Donnarumma un portiere capace di ricordare, per una sera, i grandi del passato.

Zidane ha ammesso di essere uscito insoddisfatto, e si capisce. Aveva più qualità, più possesso, più tiri. Ma una squadra giovane, costruita da Mancini in dieci giorni con molti volti nuovi, gli ha negato la vittoria. Dentro quella resistenza c'era anche un pezzo di Bergamo: Scalvini al centro della difesa, novanta minuti di attenzione contro un attacco velocissimo, nel giorno in cui il suo compagno di reparto ha firmato il gol. È il tipo di serata che, a ventitré anni, ti cambia la percezione di te stesso.

Non è una rivincita, né una vendetta: quelle appartengono ai romanzi. È soltanto una partita di Nations League che finisce in parità, con un'Italia che esce da Saint-Denis più consapevole di quanto vi fosse entrata. In una settimana in cui l'Atalanta ha perso Giacomo Raspadori per infortunio e ha visto Charles De Ketelaere brillare con il Belgio, la notte di Parigi aggiunge un capitolo alla storia di una Nazionale che parla sempre più bergamasco, come racconta la Nazionale degli ex nerazzurri.

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Sezione: Nations League / Data: Sab 03 ottobre 2026 alle 11:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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