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Fuori casa l'Atalanta di quest'anno ha una sola abitudine: perdere. Roma, Cagliari, Torino, Milano in campionato, Amsterdam in Europa. Cinque trasferte, cinque sconfitte, con un solo gol segnato a partita e la sensazione, ogni volta, che la squadra si abbassi di venti metri appena esce dalla provincia. È il dato che pesa più di tutti alla vigilia del Franchi, perché non dipende dagli infortuni: la Dea perdeva fuori anche quando la rosa era piena.

Fuori c'è un'altra Atalanta, più prudente, meno coraggiosa, che aspetta invece di andare. Sarri ha chiesto di sciogliere le briglie, e in casa è successo: dieci punti su dieci, quattordici gol. In trasferta le briglie restano strette, e il risultato è una squadra che concede il primo gol e poi insegue, come a San Siro, o che regge e crolla nel finale, come ad Amsterdam, nella versione raccontata da la Dea che pedala per 87 minuti e fora all'ultima curva.

Fuori, stasera, c'è il posto peggiore per cambiare abitudine: un Franchi dove la Dea ha vinto dieci volte in settantaquattro partite, l'ultima nel 2021. Ma c'è anche la Fiorentina peggiore degli ultimi anni, terzultima, senza vittorie in casa da sei mesi, con l'attacco a secco e la difesa in emergenza. Se esiste una sera per rompere la serie, è questa. Una squadra che vuole aprire un ciclo, come chiede Lentini, lo apre anche vincendo dove non vince mai.

Fuori non è una condizione geografica, è una condizione mentale. Con dieci infortunati e un centravanti solo, l'Atalanta non può permettersi di giocare al Franchi come ha giocato a Milano nel primo tempo: deve andare, da subito, come fa a Bergamo. La differenza tra le due Atalante non è nei chilometri, è nei primi venti minuti.

Fuori, stasera, si decide se la Dea di ottobre era una squadra da casa o una squadra. La risposta vale più dei tre punti.

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Sezione: Primo Piano / Data: Gio 29 ottobre 2026 alle 07:00 / Fonte: Carmine Roca
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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