Dall'oratorio di Gorno fino a Zingonia, passando per l'AlbinoLeffe. Poi tutta la trafila nel settore giovanile dell'Atalanta, dagli Esordienti alla Primavera, condividendo il campo anche con giocatori come Giacomo Bonaventura. Cristian Spampatti, oggi attaccante dell'Asd Juvenes United, con i colori nerazzurri ha vissuto anni importanti della sua formazione calcistica e personale. Oggi, a 37 anni, continua a giocare con lo stesso entusiasmo, ma Bergamo e l'Atalanta sono rimaste una parte importante della sua storia. TuttoAtalanta.com ha ripercorso in esclusiva con l'ex nerazzurro quegli anni, parlando dei ricordi che porta ancora con sé, prima di spostare lo sguardo sull'Atalanta di oggi, sulla squadra di Maurizio Sarri e sulle ambizioni in campionato e in Europa.
Cristian, che percorso avevi fatto per arrivare al settore giovanile dell'Atalanta?
«All'inizio giocavo nell'oratorio di Gorno. Poi, a nove anni, sono andato due anni all'AlbinoLeffe e infine sono arrivato all'Atalanta, dove ho fatto tutta la trafila, dagli Esordienti fino alla Primavera».
Ricorda il momento in cui è arrivato all'Atalanta?
«Ero piccolo ed ero emozionatissimo, perché mi sembrava di vivere un sogno. Sono bergamasco e quindi atalantino nel sangue».
Chi erano i suoi compagni di squadra a quel tempo? È rimasto in contatto con qualcuno di loro?
«Ho giocato con Jack Bonaventura, Marconi, Zaza. Siamo rimasti in contatto per diversi anni anche dopo che le nostre strade si sono divise, ma ora ci sentiamo molto raramente».
Come si cresceva a Zingonia?
«Appena sono arrivato, quello che mi ha colpito sono state le regole che ci davano, al di là degli aspetti tecnici. Ovviamente il livello tecnico era molto alto: del resto è risaputo che l'Atalanta pesca in tutta Italia e in tutta Europa giocatori giovani e bravi. Quindi dovevamo sempre farci trovare pronti».
Crede che sia ancora uno dei settori giovanili migliori a livello nazionale e anche oltre i confini italiani?
«Secondo me sì, anche perché Gasperini ha saputo valorizzare ulteriormente tutto il lavoro fatto negli anni precedenti. Certo è che oggi tutte le grandi squadre si stanno adoperando per migliorare i propri settori giovanili».
Dei tanti anni vissuti nell'Atalanta, qual è il ricordo che si porta dentro più di tutti?
«Ne ho due in particolare. Uno è la vittoria dello Scudetto con i Giovanissimi Nazionali a Giulianova: ho fatto gol contro l'Inter e abbiamo vinto 2-1. Quello è un ricordo che mi è rimasto dentro: bellissimo vincere lo Scudetto con la squadra della mia città».
Erano i Giovanissimi Nazionali di mister Eugenio Perico, scomparso pochi mesi fa: che ricordo ha di lui?
«Ho un ricordo bellissimo: una persona che ti forgiava il carattere, che sembrava dura ma era davvero eccezionale. Con lui sono cresciuto tanto a livello caratteriale e mi è servito negli anni a seguire».
E il secondo ricordo?
«L'altro ricordo è bello, ma allo stesso tempo anche un po' più spiacevole: è la Coppa Italia Primavera persa ai rigori a Bergamo contro la Sampdoria. Se avessimo vinto quella Coppa avremmo coronato veramente una stagione bellissima, nella quale, nonostante tante problematiche, eravamo riusciti ad arrivare in finale contro una squadra fortissima».
E in un'atmosfera particolare, con la New Balance Arena che vi ha accompagnati.
«C'era tutta la Curva Nord in tribuna. La tribuna era piena e a noi diciannovenni che giocavamo in Primavera aveva dato la sensazione di calcio vero, quello dei grandi. All'andata avevamo già giocato a Marassi con lo stadio pieno: è stata veramente una bella esperienza».
Dell'Atalanta di questa stagione, guidata da Sarri, che idea si è fatto?
«Per me Sarri è un grande allenatore. A me piace molto perché ha dei principi di gioco chiari e l'ha già dimostrato nella sua carriera. La rosa è fortissima e quindi secondo me può fare solo che bene».
Restando in tema di calciomercato: da calciatore, c'è un giocatore che secondo lei potrebbe far comodo all'Atalanta?
«Ce ne sono tanti, ma la squadra è già forte così. Peccato per la cessione di Ahanor: secondo me è un giovane fortissimo e quest'anno a Bergamo avrebbe potuto fare il grande salto. Però il calciomercato è così: ci sono giocatori che vanno e altri che arrivano, ma per me l'Atalanta è molto competitiva».
Fino a che punto è competitiva?
«In Conference se la può giocare per vincere la Coppa e in campionato può arrivare nelle prime cinque-sei, nonostante tante squadre si siano rinforzate».
Con chi se la giocherà?
«L'Inter è la squadra da battere, ma anche altre squadre si sono rinforzate. Penso alla Roma di Gasperini, che quest'anno secondo me può dare molto fastidio a tutte. Poi ci sono le solite di cui si parla sempre. Vedo un po' più indietro la Juventus, ma, ripeto, per me l'Atalanta con mister Sarri può fare bene».
Intanto, a 37 anni, lei continua a giocare nell'Asd Juvenes United.
«Ho ancora l'entusiasmo di un ragazzino. Ho ancora quella passione, quel fuoco dentro che ogni domenica mi fa dare il massimo, e sto bene: finché sarà così, continuerò a giocare».
Dal bambino emozionato che a nove anni varcava per la prima volta le porte di Zingonia all'attaccante che, a 37, non ha ancora perso la voglia di scendere in campo. In mezzo c'è un percorso lungo, ma soprattutto un legame che Spampatti non ha dimenticato, perché certi anni lasciano inevitabilmente qualcosa dentro. E quel suo «atalantino nel sangue» racconta forse meglio di tutto cosa gli abbia lasciato il vivaio nerazzurro.
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